venerdì 5 aprile 2024

Robot Dreams (Il mio amico Robot) - Pablo Berger

finalmente un film di animazione senza effetti speciali, e senza neanche bisogno di parole.

un film che arriva dagli anni anni ottanta del secolo scorso, la partita a ping pong al computer lo segnala subito.

Cane soffre di solitudine, così sono i tempi moderni, un annuncio alla tv lo convince a ordinare un robot, e da lì nasce tutto.

Robot, da oggetto tecnologico, diventa un amico di quelli veri, poi succede un incidente e una maledetta coincidenza di date, Cane deve aspettare l'estate successiva per salvarlo.

il tempo passa, nuove amicizie, rinascite miracolose, rispetto e ricordi, ritorna l'estate, ma Robot non è più in spiaggia, niente scompare, tutto si trasforma.

un film per tutti, ma i grandi lo capiscono meglio, forse.

film in tante sale, ma con poco pubblico, peccato, è un film che merita molto.

buona (amichevole) visione - Ismaele




 

 

 

…Tratto dall'omonimo fumetto di Sara Varon, il nuovo film di Pablo Berger, indimenticato regista spagnolo dello straordinario Blancanieves (2012) e di Abracadabra (2017) torna in regia in un film di animazione dai tratti semplici che delineano una società anni '80 popolata da specie animali antropomorfi, perfettamente integrate in un contesto euforico ed esaltato che descrive benissimo i sentimenti e gli umori di quei primi anni '80 negli States.

Ma il film è anche, anzi soprattutto, un inno all'amicizia che riesce a rivelarsi intimo e profondo pur apparentemente restando in superficie, forte soprattutto nel suo finale inconsueto e tutt'altro che consolatorio, utile a spiegare come, spesso nella vita, amicizie e conoscenze possano essere interrotte da eventi o situazioni che ci impediscono di portare avanti una relazione anche perfetta e dai connotati idilliaci.

Berger firma un nuovo piccolo gioiello in grado di provocare divertimento e insieme commozione, senza tuttavia mai risultare ruffiano o troppo melenso.

da qui

 

Con la purezza narrativa del cinema muto, Berger si avvicina all’animazione con la curiosità e la maestria di chi si sa cimentare con l’arte di raccontare interamente con le immagini, senza l’appiglio dei dialoghi, rendendo ancora più universale quello che già di suo è un soggetto abbastanza accessibile (a differenza di Blancanieves, che si rifaceva più filologicamente a quegli anni Venti tanto cari al regista, qui non ci sono nemmeno le didascalie). E lo fa con tocco vintage (l’ambientazione della storia stessa e lo stile del disegno) ma non nostalgico, servendosi di quella che effettivamente è la tecnica più efficace per trasmettere tutte le emozioni legate a questo improbabile ma inscalfibile legame tra due individui che riescono a dirsi tutto senza mai aprire bocca. Un legame che allude a universi più vasti (si intravedono elementi delle tre leggi della robotica di Isaac Asimov), ma che in fin dei conti rimane ancorato a quel microcosmo di sguardi e (pochi) suoni che fa della semplicità stratificata il suo pregio maggiore.

da qui

 

La narrazione de Il mio amico robot si apre come un libro di segni in cui gli occhi dello spettatore, anziché limitarsi alla contemplazione estatica, leggono la propria vita sullo schermo, costruendo con la loro esperienza, con le loro paure, con i loro amori dimenticati, con la loro malinconia e persino con i loro rimpianti, un autentico miracolo senza età. È un film per bambini per la scoperta di alcune perdite che verranno, ed è un film per adulti per la ricostruzione di uno spazio quasi sacro di riconoscimento, identificazione, pienezza e mistero. Non sono cani, non sono robot, siamo semplicemente noi.

da qui

 

...È una storia piccola quella che Berger ha deciso di portare al cinema.

Una storia di un'amicizia che è anche un amore, con un lieto fine dolceamaro impossibile da dimenticare, da non amare.
Come le più grandi storie d'amore, si cresce anche distanti, e distanti si cambia.
In un crescendo che è un po' sogno, un po' una fantasia, la ciliegina sulla torta di un film d'altri tempi.


Es un viaje que, como todo viaje, tiene un final. En este caso el final del viajes es toda una explosión de emociones, a veces confusas pero siempre reconocibles, tan maravilloso como real. Una muestra de madurez y empatía que, ojalá, enseñe algo a los más pequeños (y a algunos adultos). No es un final “Made In Hollywood” pero es, a su manera, feliz. Y honesto, muy honesto.

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