domenica 11 agosto 2019

As boas maneiras (Le buone maniere) - Marco Dutra, Juliana Rojas

un film sorprendente e bellissimo.
una storia d'amore, senza se e senza ma.
voi non leggete niente prima, fatevi sorprendere.
interpreti bravissimi, Isabél Zuaa (che interpreta Clara) sopra tutti.
cercate questo film, dopo averlo visto sarà nella vostra lista dei preferiti, lo so.
buona visione -Ismaele





…Un vero gioiello questo film che nei suoi 135 minuti riesce a cambiare registro pur mantenendo una grande coerenza, alternando paura e commozione, tenerezza e durezza. Non una novità per i giovani registi Juliana Rojas e Marco Dutra che con il loro primo lungometraggio Trabalhar Cansa (Hard Labour) avevano già costruito un horror originale. Ma As Boas Maneiras si spinge oltre. Il racconto e la favola horror sono sostenuti da un lavoro di costruzione cinematografica che recupera le atmosfere noir degli horror classici della RKO, seppur aggiornandoli al mondo digitale della computer graphic. La luce usata in maniera espressiva, i fondali disegnati, un flashback animato, un bambino lupo vegetariano, eppure As Boas Maneiras è un film realistico sulla questione sociale (e femminile) in Brasile. Un film profondamente politico ma che ci usa le buone maniere di vestirsi da horror sanguinolento e ricco di suspense. Meritato vincitore del Premio Speciale della Giuria.

As Boas Maneiras é um filme em duas partes, com um título que atua de maneira intrincada em cada uma delas. Na primeira, reflete a etiqueta social que tanto falta à empregada Clara (Isabél Zuaa, espantosa) — um pressuposto elitista em que a discriminação de classe incorpora o racismo —, como à patroa Ana (Marjorie Estiano): uma jovem isolada por família e amigos por, abandonando as "boas maneiras", engravidar fora do noivado. Como numa equação, o lapso mútuo as unirá na consagração de uma nova quebra de protocolo: um romance lésbico entre a patroa branca e rica e a emprega preta e pobre…

Le concessioni all’horror ci sono, eccome, ma a prevalere è lo speciale legame tra Clara e quel bambino non suo che lei ama oltre ogni cosa. Sceneggiatura perfetta, con il crescendo di tensione e dei colpi di scena molto bene orchestrato. Messinscena senza fronzoli, funzionale, aliena da formalismi e bellurie fino a sembrare a momenti povera e sciatta (non lo è), e tutta al servizio della storia e dei personaggi, massimamente di Clara e dello sfortunato Joel. Facile e banale vederci una metafora della diversità, ma oggi la diversità di ogni tipo e variante non ha più bisogno di metafore per essere rappresentata: si esibisce da sé. E dunque Le buone maniere va visto come una narrazione che affonda nel giacimento di archetipi collettivi, nell’inconscio individale e di tutti, eterna fabbrica di storie, proiezioni psichiche, sogni, incubi, fantasmi, miti…

Il film, ambientato a San Paolo in Brasile, racconta il rapporto tra la domestica di colore Clara (Isabél Zuaa) e la più ricca Ana (interpretata dalla bellissima pop-star e attrice di soap opera Marjorie Estiano, già vista a Locarno nel 2015 nel capolavoro Garoto di Julio Bressane, appartenente alla «Tela Brilhadora») che la assume per fare dei lavori in casa durante la sua faticosa gravidanza. È evidente sin dai fiabeschi titoli di testa che probabilmente molto di quello che appare nelle immagini del film è destinato a rivelarsi profondamente differente rispetto alle apparenze. E, in effetti, As boas maneiras comincia con un intelligente senso di spaesamento, porgendo in continuazione agli spettatori indizi ma cercando in continuazione di alienarlo e di depistarlo, senza mettere in primo piano un genere o uno scopo, un messaggio, un’esplicitazione del linguaggio…

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