un piccolo film romeno su una violenza carnale (su Cristina, una ragazza suora in prova) e l'indagine della polizia da parte Marius Preda, un poliziotto testardo, davvero coinvolto nella storia.
un film sorprendente con colpi di scena che non ti aspetti.
buona (miracolosa) visione - Ismaele
Un monastero perduto in mezzo alla campagna: una giovane novizia si
prepara frettolosamente ad uscire dalla sua quasi clausura per recarsi in
ospedale. La assiste una sua pari, che le fornisce un cellulare e un taxi che
possa condurla in loco. Dopo una serie di vicissitudini la suora raggiunge la
sua destinazione, e poi prende un altro taxi.
Ma stavolta l'autista si rivela un bruto, intenzionato a violarla e a
farla tacere per sempre.
Il fatto viene seguito da uno zelante poliziotto, integerrimo padre
di famiglia che tenta di andare a fondo della vicenda, fino a scoprire
l'identità del presunto colpevole. Poi il miracolo, ed il miracolo nel miracolo
che spiega ed aggiusta molte cose, rendendo giustizia alla povera peccatrice
barbaramente giustiziata.
Dal gran bravo regista rumeno Bogdan George Apetri, conosciuto grazie
al suo teso e torvo Unidentified, questo Miracle si fa seguire evitando, come è
saggia prassi in molto cinema rumeno e in questo suo significativo
rappresentante, ogni spettacolarizzazione, fino ad un finale dirompente che
ricorda gli assurdi temporali del magnifico Prima della pioggia del macedone Manchevski,
e che dà un senso compiuto (se così si può dire, parlando di miracoli) al
titolo dell'opera notevole e difficile da dimenticare o comunque impossibile
che possa passare inosservata.
…Il film tratta di una vicenda sconcertante che inizia con
lo stile di un dramma personale e si evolve in un thriller non tanto per l’atto
criminoso, pur sempre grave e determinante per lo sviluppo della trama della
seconda parte, quanto per il rapporto che lega la vittima con chi indaga. Per
questo motivo non è la solita inchiesta che scatta da parte degli inquirenti
all’indomani del reato, non è un’indagine di routine come parrebbe di primo
acchito, ma è la diretta conseguenza di quel legame, che causa una reazione
rabbiosa e vendicativa che va oltre il consueto rito poliziesco. Due capitoli ben
divisi ma connessi, interrotti e collegati entrambi dallo schermo totalmente
nero all’inizio di entrambi, a dimostrazione dello stacco sia narrativo che di
personaggi, alcuni dei quali, ovviamente, ricompaiono…
…Domande. Il film è pieno di domande che non trovano
risposte se non nel contesto (“ma hai visto cosa c’è intorno a
noi?” si continua a ripetere). Dalle istituzioni religiose
(omertose) a quelle di sicurezza (innervate da istinti perturbanti con novelli
Quinlan pronti a costruire prove false) sembra che né la giustizia divina né
quella umana riescano a trovare la grazia di un miracolo garantendo la nascita
di una nuova vita. Sino a quando Marius nella sua ambigua sete di verità arriva
a sognare a occhi aperti i propri demoni riportando indietro il tempo e
operando una scelta etica che spezza il flusso della violenza endemica. Il
Miracolo diventa la nascita di una coscienza civile posta al di là di ogni
bruttura umana che rigetti simbolicamente ogni rigurgito di passato. Insomma,
con il suo terzo film Bogdan George Apetri si inscrive a pieno titolo tra i
protagonisti emergenti di questa “miracolosa” generazione di registi rumeni che
sta ridefinendo i confini del cinema moderno europeo.
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