un gran film, Ozon non ne sbaglia uno, il suo "Lo straniero" è chiaramente un'altra cosa (e sicuramente meglio) rispetto al film di Luchino Visconti con Marcello Mastroianni.
l'omicidio di Meursault è reso possibile nel clima di diprezzo, odio e apartheid verso gli arabi, non lo immaginiamo uccidere un bianco come lui, al limite potrebbe ammazzarsi davanti allo specchio, senza desideri, progetti, futuro.
Meursault sembra un fratellino deteriore esistenzialista di Bartleby, al tempo del colonialismo e del razzismo, quei ragazzi e ragazze dì Algeria avrebbere cacciato qualche anno dopo gli occupanti francesi, nel film di Gillo Pontecorvo si capisce bene.
buona (imperdibile) visione - Ismaele
…Nel bianco e nero più che mai appropriato,
scelto dal regista per raccontare tanto l'opacità che l'estremo contrasto della
visione del protagonista, Benjamin Voisin è l'interprete bressoniano di un
essere umano che attraversa l'esperienza della vita senza stare al gioco e
dunque senza esserne affetto, capace di godere del piacere momentaneo del vino
o di una bella ragazza (Rebecca Marder, che vivifica, al contrario, un ruolo
quasi inesistente sulla carta) ma non di trovare senso nel legame o nel
sentimento, qualunque esso sia. Oggi si parlerebbe di depressione, andando alla
ricerca di un trauma, ma il film non tradisce Camus fornendo attenuanti
psicologiche: allude ma non conferma, mescolando desiderio represso, luci e
ombre in una manciata di secondi (un colpo di calore, una tensione erotica non
gestita, la necessità di sperimentare un'emozione, anche terribile: tutto
spiega ma niente spiega) e restituendo attraverso il linguaggio del cinema il
sentimento destabilizzante dell'ambiguità.
Regista sofisticato, Ozon cesella anche una forte dimensione politica
all'interno del film, affidandola alle immagini di apertura e di chiusura, e
infila la sua ironia sottile nelle splendide sequenze della veglia della madre,
nell'obitorio dell'ospizio, e del processo, in cui Meursault è, come sempre,
sincero fino in fondo; straniero alle leggi dell'umana società, e dunque
mostruoso.
…Nonostante l’aderenza al romanzo e lo
sguardo adorante rivolto a Bresson, anzi, proprio per questo, Lo
straniero è un film complesso, girato in bianco e nero sull’onda dei
ricordi familiari di Algeria ma nato da un’urgenza espressiva moderna, malgrado
l’impressione sia di tutt’altro tenore. E che a distanza di 84 anni dall’uscita
del libro, non dovendo per forza far riferimento alle stesse esigenze
filosofiche nella ricerca di un’immagine di Male incarnata
dall’altro-da-sé, restituisce, seppur post
mortem, un nome e una dignità all’arabo attraverso un’intensa
inquadratura finale che, se non rinconcilia del tutto con gli
inconciliabili fantasmi del colonialismo, perlomeno ci dà una dimostrazione di
ottimo cinema non schiavo dei parametri imposti dalle piattaforme.
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