Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
mercoledì 22 gennaio 2020
martedì 21 gennaio 2020
lunedì 20 gennaio 2020
Jojo Rabbit - Taika Waititi
tante scene da sole valgono un film intero, e si ride e ci si commuove con Jojo.
Taika Waititi (maori-ebreo) smonta il nazismo, lo prende in giro, con gli occhi di un bambino che non sa niente e crede a tutto.
Jojo ha anche un amico immaginario, Adolf, oltre a Yorki, un bambino come lui, che appare poco e dice delle parole (stra)ordinarie e indimenticabili.
succedono un sacco di piccole grandi cose, gli attori sono bravissimi, fra gli adulti la mamma (Scarlett Johansson) e il suo istruttore (Sam Rockwell) sopra tutti.
la musica è perfettamente spiazzante, la storia è di quelle che non ti aspetti.
andate al cinema e godetene tutti, è uno dei più bei film dell'anno - Ismaele
Taika Waititi (maori-ebreo) smonta il nazismo, lo prende in giro, con gli occhi di un bambino che non sa niente e crede a tutto.
Jojo ha anche un amico immaginario, Adolf, oltre a Yorki, un bambino come lui, che appare poco e dice delle parole (stra)ordinarie e indimenticabili.
succedono un sacco di piccole grandi cose, gli attori sono bravissimi, fra gli adulti la mamma (Scarlett Johansson) e il suo istruttore (Sam Rockwell) sopra tutti.
la musica è perfettamente spiazzante, la storia è di quelle che non ti aspetti.
andate al cinema e godetene tutti, è uno dei più bei film dell'anno - Ismaele
…JoJo
Rabbit è un’opera che è perfettamente inerente a questa realtà.
Non si nasce razzisti o fanatici: c’è sempre qualcuno che ti istiga ad esserlo.
E JoJo è un classico ragazzino di quel tempo: biondo, occhi azzurri, deviato
dalla follia nazista ma con ancora un pizzico di fantasia che, essendo di un
bambino, non lo farà mai sembrare un essere malvagio in tutto e per tutto.
Viviamo con lui le sue avventure e capiamo il suo essere, senza mai giudicarlo.
Giocare a credersi onnipotenti e indistruttibili è comprensibile in un bambino:
il contrario è quando capita ad un adulto…
…Jojo Rabbit è un film imperfetto, spesso cerca
la lacrima facile senza riuscirci, ma è un film che ha qualcosa da dire e da
insegnare e in questo periodo di rescrudescenze neonaziste, è un film
indispensabile.
…Le immagini sono per Waititi una
mitragliatrice sempre in azione; il sarcasmo di cui si fanno portatrici ha una
mira precisa e infallibile, mentre il montaggio sonoro (in perfetta armonia con
quello visivo) è una scarica pronta a colpire lo spettatore sin dai titoli di
testa, quando al ritmo della versione tedesca di “I want to hold your hand”
dei Beatles, le immagini di repertorio di cittadini
tedeschi urlanti in pieno isterismo di massa, alla Beatlemania lasciano spazio
alla “Hitlermania”…
…Jojo Rabbit è davvero una satira anti-odio e
si impegna nel far capire allo spettatore che questo bambino, cresciuto tra
sentimenti di superiorità razziale, non è per natura nazista, così come la
ragazza ebrea non è ovviamente un demone con ali da pipistrello attratto dal
denaro.
Lo scopo diventa quello di utilizzare il conflitto suscitato nel ragazzo
nell'incontrare la ragazza ebrea per creare un livello di umanità che vada
oltre e diventi un antidoto all'odio, svelando come l'amore si possa costruire
anche quando l'odio sembra prendere il sopravvento sulle cose e sulle
persone.
Jojo ed Elsa diventano il centro narrativo dell'intero
film, spingendo il bambino a scoprire i suoi lati più umani, maturando
un'empatia poco esercitata, sperimentando le farfalle nello stomaco, la
compassione e umanizzandosi rispetto a una condizione di partenza che non è mai
inumana, quanto piuttosto quella di un essere umano la cui anima è stata
intorpidita.
Nel suo racconto satirico dirompente Waititi non fa
l'errore di cavalcare l'onda dell'umorismo e ricorda come si renda necessario
raccontare, anche in una satira, cosa sia il Male, al fine di non vanificare lo
sforzo di creare un'antitesi ad esso, mettendo in scena la paura della Gestapo,
l'orrore delle ferite e lo sguardo desolato di chi torna dal fronte, la
devastazione dei bombardamenti e gli stenti di chi incolpevole deve continuare
a vivere e mangiare cercando tra le macerie e i rifiuti.
Jojo Rabbit mette in scena il fango e i cadaveri, mostra le pubbliche esecuzioni,
il dolore di amori partiti e mai più tornati o persi chissà dove, risalta il
coraggio di chi decide di continuare a nascondersi dietro un vessillo che non
gli appartiene anche nella morte, porta in cima un gesto eroico umano e infine
ricorda come questa piaga, questa terrificante ideologia, sia spietata e disumana.
Jojo Rabbit è un film che fa anche male, che fa un po' soffrire, che torce un po'
le budella e porta Waititi a sfoggiare una meravigliosa
umanità nell'esercitare in Cinema la bontà e nel contrapporre l'amore al
terrore, come nel suo mostrare qualcosa di terrificante con una crudezza
commovente.
Il lavoro del regista è impreziosito da un utilizzo intelligente del
racconto per immagini, ai fini della satira e dei cambi di umore che si
alternano ad essa, evitando di portare sullo schermo un canovaccio intelligente
ma tecnicamente scolastico - gli stessi Monty Python hanno girato
alcuni film geniali ma, formalmente parlando, un po' piatti.
Taika Waititi mette insieme un racconto meraviglioso, una satira costruita
perfettamente e che davvero si propone come vaccino all'odio, mettendo l'amore
e la vita e il sorriso di un'elegante Scarlett Johansson al
centro di molte scene, portando in cima un protagonista bambino molto in parte,
di grande talento e al quale è praticamente impossibile non affezionarsi.
Jojo Rabbit riesce a raccontare una storia pregna di significati e bellezza,
comunicando significati universali sfruttando elementi quotidiani e terreni e
utilizzando in modo magnifico gli attori a sua disposizione, che rispondono
meravigliosamente alla sceneggiatura e all'estro dell'autore.
Jojo Rabbit ha mantenuto le premesse e consegna al pubblico un film necessario, capace
di comunicare un messaggio portante per l'umanità non con lo scherno saccente e
fine a se stesso, ma proponendo una cura, utilizzando l'amore come stendardo a
rappresentanza del genere umano e rassicurandoci, dandoci speranza e ricordando
con pudore e rispetto l'orrore di un marchio indelebile sul percorso umano su
questa terra.
sabato 18 gennaio 2020
venerdì 17 gennaio 2020
La vita privata di Henry Orient (The World of Henry Orient) - George Roy Hill
un Peter Sellers che non ti aspetti, è il nome più famoso, ma non il mattatore.
protagoniste sono due ragazzine terribili, che fanno uscire fuori di testa Henry Orient, un pianista normale, tombeur de femmes e dalla vita abbastanza noiosa.
le due ragazzine valgono abbondantemente la visione del film, che non è un capolavoro, ma si vede bene - Ismaele
protagoniste sono due ragazzine terribili, che fanno uscire fuori di testa Henry Orient, un pianista normale, tombeur de femmes e dalla vita abbastanza noiosa.
le due ragazzine valgono abbondantemente la visione del film, che non è un capolavoro, ma si vede bene - Ismaele
Una commedia gradevole, ben interpretata da tutti gli attori presenti, diretta con garbo e dotata di un ritmo lineare e dialoghi privi di incertezze.
Una storia che punta più sul lato umano e meno su quello comico, le poche risate le provoca il personaggio di Sellers, privilegiando il rapporto genitori-figli con questi ultimi in primo piano, alle prese con piccoli e grandi problemi adolescenziali.
Piacevole da seguire.
Una storia che punta più sul lato umano e meno su quello comico, le poche risate le provoca il personaggio di Sellers, privilegiando il rapporto genitori-figli con questi ultimi in primo piano, alle prese con piccoli e grandi problemi adolescenziali.
Piacevole da seguire.
Quando si dice che un grande regista e un ottimo cast non bastano
per fare un buon film. Opera acerba e commerciale di George Roy Hill, questo
film non decolla mai neanche quando Sellers prova a dare segnali di genialità,
sempre a metà strada fra la farsa e la commediola disneyana. Fa ridere poco e
riflettere ancor meno. Una bella delusione per i fedelissimi di Sellers e
ancora più per gli amanti del cinema solido di George Roy Hill.
…Other than its marvelous performances, the magic of Henry
Orient lies in director George Roy Hill’s skill at merging humor with
genuine compassion for teenage angst. Given how little control children have
over the direction of their lives (Val, truly a “poor little rich girl”, is
shipped from one place to the next, never experiencing a “real home”), it’s no
wonder they develop the type of complex, baroque fantasies presented here —
which, significantly, Val and Gil recognize as merely make-believe, but most of
the adults around them imbue with cynical fear. Ironically, Val’s rich-bitch of
a mother (Lansbury is perfectly cast) takes the girls’ crush on Orient and
turns it into a devastatingly real situation — one which
acts as the film’s final catalyst before its bittersweet ending….
…Sellers, riding high in 1964
with The Pink Panther and Dr. Strangelove on
his resume, does his deadpan shtick in this film and is, as always, amusing.
Walker and Spaeth have winning personalities and, although I confess
there were times I felt I was watching two novice actors attempting to act,
their enthusiasm is infectious.
But
something near-miraculous occurs in the film at its midpoint, and this is
largely thanks to a pair of consummate actors who turn a frivolous
comedy into something sad, powerful, and utterly wonderful. Tom
Bosley and Angela Lansbury, as Valarie’s absentee parents, command the screen,
Lansbury as a self-centered socialite and lousy mother, and Bosley in a
precursor to his Happy Days role on TV — the
perfect Dad. Bosley, in particular, has a scene with Walker that is
heartbreaking, uplifting, and emblematic of why this little gem from 1964 still
sparkles.
giovedì 16 gennaio 2020
mercoledì 15 gennaio 2020
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