l'unico film di Edoardo Bruno è un film politico, di tradimenti e inganni, di ingenuità e fallimenti.
una polizia che assassina i ricercati, i movimenti e gli attivisti sono pieni di volontà di rivoluzione, ma il Potere li frega come sempre,
protagonisti di origine teatrale, con un giovane Carlo Cecchi.
abbastanza maltrattato dalla critica, invece è un film che merita, magari ingenuo, ma non fa niente, per me è un film da vedere.
buona (perdente) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film completo
In una città, dove è in atto la "guerriglia
urbana", un giovane ribelle, Claude, viene ucciso dalle squadre della
repressione, sotto gli occhi della sua ragazza, Marguerite. La responsabilità,
incolpevole, della sua fine è di un giovane, Richard, che, irretito da un abile
capo della polizia, ha fornito preziose informazioni. Per riscattarsi agli
occhi dei compagni, che lo sospettano di tradimento, li convince a compiere una
rischiosa azione terroristica. All'ultimo momento, però, colto dalla paura,
Richard se ne sta nascosto - in quello che doveva essere il suo giorno di
gloria - avvinghiato a Marguerite. Senza di loro, l'azione fallisce.
Ci si chiede perché questo film, che è evidentemente girato a
Roma, con bella mostra di alcuni degli angoli più facilmente riconoscibili
della città, sia, invece, ambientato a Parigi. La risposta è semplice: lo
sguardo del regista Edoardo Bruno è rivolto verso il capolavoro muto La
Nuova Babilonia che Grigorij Kozincev e Leonid Trauberg girarono nella
Russia del 1927. L'utopia della comune di Parigi, i discorsi sulla rivoluzione,
la necessità di ribellarsi ad una forma politica di repressione. Questo il punto
di partenza di Bruno per il suo film che racconta del giovane rivoluzionario
Richard e del suo piano che coinvolge alcuni compagni di lotta. L'eco
godardiana, però, è tangibile, soprattutto nella rarefazione del racconto,
stringato e asciugato, affidato a pochi dettagli che ritornano per raccontare
di un'utopia materialistta che si stringe attorno all'aspetto pubblico e
privato dei protagonisti. Il risultato è l'affresco ideale di un movimento di
liberazione destinato a fallire se non si annullano false e pesanti convinzioni
ideologiche. Mentre la struttura si fa sempre più astratta, le didascalie e le
parole pronunciate con atteggiamento declamatorio appaiono più che mai lucide
nella loro disarmante radicalità. "Andate al cinema per resistere"
oppure "Siamo contro gli inganni perché vogliamo la fantasia" bene
esprimono la tensione dialettica di un'opera che ha un respiro europeo e che
aspira a ralizzare un cinema capace di "sparare sul pubblico" per
spingerlo a smettere i panni dello spettatore passivo e invitarlo ad entrare
energicamente dentro il film. Degna di nota l'interpretazione di Philippe Leroy
(unico attore professionista, oltre a Carlo Cecchi) nei panni di un poliziotto
che cerca di corrompere il rivoluzionario più debole del gruppo. Per il resto
il film è interpretato da attori non professionisti, salvo una fugace
apparizione, nel prologo, di Pierre Clementi. Ma il prologo, come spiega Bruno
nell'intervista contenuta tra gli extra del dvd, è recuperato tra i rush
scartati di un film di Bernardo Bertolucci e aggiunto in fase di montaggio. Una
strategia per di grande effetto per giustificare l'assenza dell'attore francese
che avrebbe dovuto partecipare al film. Unico film diretto da Edoardo Bruno,
direttore della rivista "Filmcritica", La sua giornata di gloria
è stato invitato al festival di Berlino.
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