sembra una storia di Stephen King, ed è un complimento.
l'estranea è una specie moderna di Mefistofele, che fa patti con Anna, novella Faust, vite in cambio di vite.
una famiglia di successo a Bari viene colpita da una maledizione da cui è impossibile fuggire.
attrici e attori bravi (forse l'estranea è un po' troppo fuori di testa, ma va bene lo stesso).
Romana Maggiora Vergano (Alice, la figlia) è una grande sorpresa, ha un'aria di Tecla Insolia, ha una bella carriera di fronte.
la storia è convincente, una storia circolare, alla fine bisogna pagare il conto all'estranea, una storia d'orrore.
e il regista è sempre più bravo.
un film da non perdere, al cinema.
buona (circolare) visione - Ismaele
…Jasmine Trinca è perfetta nel rendere Anna una figura
tragica, suscitando tanta irritazione quanta empatia, ed evita di misurare il
rischio misoginia che si annida dietro ogni storia conflittuale di madri e
figlie. L'estranea è diviso in quattro capitoli più un epilogo, e il
capitolo più breve è dedicato alla Madre, non solo perché è quello conclusivo,
ma perché di fatto per Anna non c'è spazio, anche se è apparentemente sempre al
centro della scena. La sua irrequietezza è tenuta a freno, ma si intravvede in
una sigaretta fumata in chiesa di soppiatto o in una liquirizia srotolata
furtivamente.
Accanto a lei Adriano Giannini è un marito del sud tracotante e fragile e
Romana Maggiora Vergano un'Alice insicura e determinata (Mariandrea Cesari, che
la intrepreta da adolescente, è altrettanto efficace), mentre fra i tre giovani
attori che interpretano Tobia nel corso del tempo colpisce soprattutto
l'adolescente Andrea Rossini. Ma la parte del leone spetta alla magistrale Valeria
Bruni Tedeschi, un'estranea che si fa carico anche della piega ironica del
film, che come ogni horror (e melodramma) che scelga (coraggiosamente) di
mantenersi frontale ha bisogno di un occasionale comic relief per non prendersi
troppo sul serio e per neutralizzare il pericolo di suscitare una comicità
involontaria.
L'estranea pesca probabilmente in un vulnus famigliare del regista,
che firma anche la sceneggiatura insieme a Salvatore De Chirico, come
radice della sua cifra autoriale. Il lavoro sulle immagini (il direttore della
fotografia è Cristiano Di Nicola, il
montatore Federico Palmerini), ma
anche sul sonoro e sul commento musicale (le musiche originali sono di Rob, gli
effetti sonori di Marc Bastien), allestisce simmetrie che poi demolisce come
costruzioni di Lego, entra nel dolore adolescenziale come in quello femminile
da bambino che appoggia la lente al formicaio (come quello del film, dove le
formiche si muovono in circolo, come una girella), chiude ombrelli che
dovrebbero riparare dalla pioggia (che "a volte sei tu") e invece non
lo fanno - del resto l'acqua è elemento centrale nel cinema di Strippoli - e
domanda "chi si prenderà il Male del mondo", ben sapendo che a volte
la vita non ha senso né intenzione di fare danno.
…Presente e passato si alternano in questa storia che
di essenziale ha solo la premessa e che indaga nel cuore e nelle fondamenta
della famiglia borghese “tradizionale”, come specchio della società e come
unità che ha nel suo stesso impianto il seme per la sua distruzione. Con un
linguaggio ibrido che si muove in equilibrio tra il thriller
psicologico e il dramma nel senso greco del termine, Strippoli mette
in scena un’analisi lucida della famiglia tradizionale attraverso le figure di
Anna e Walter (i genitori, interpretati rispettivamente da Trinca e Adriano
Giannini) e Alice e Tobia (i figli, che hanno il volto di Maggiora
Vergano e Andrea Genovese).
A fare da cardine vi è il tema del controllo, una
tematica che il regista pugliese sente particolarmente nelle sue corde, specie
nell’accezione della perdita di esso. Anna è disposta a tutto pur di mantenere
il controllo, anche a costo di arrivare al punto di affidare il destino della
sua famiglia a una misteriosa estranea (il cui ruolo si rivela solo nel finale)
in cambio di un prezzo via via sempre più caro. Vi è una bella circolarità nel
film di Strippoli, una struttura a spirale che ricorre in tutto il film, anche
attraverso una serie di brillanti riferimenti visivi disseminati in tutto il
corso della storia…
…Il centro emotivo del film
è il confine sempre più incerto tra amore e controllo. I personaggi agiscono
spesso convinti di proteggere qualcuno, di fare ciò che è necessario o persino
di compiere un sacrificio. Ma la buona intenzione non cancella il danno provocato:
il desiderio di preservare un legame può diventare una giustificazione per
limitare la libertà altrui, imporre la propria volontà e negare la realtà. È
qui che L’estranea trova la sua dimensione più inquietante. La
famiglia non è descritta attraverso una contrapposizione semplice tra buoni e
cattivi, ma come un sistema in cui le responsabilità si intrecciano e le ferite
vengono tramandate. La paura più grande non è soltanto scoprire che qualcuno
può farci del male, ma riconoscere quanto facilmente il male possa essere
commesso da chi sostiene di amarci…
…L’estranea è la sua opera più matura, quella più
rotonda e compatta, dove il genere horror fa più volte capolino configurandosi,
come sempre, come specchio della contemporaneità. In un presente in cui
pretendiamo di avere il controllo su tutto, la protagonista entra in un vortice
(evocato dal simbolo della spirale più volte presente, dalle girelle di
liquirizia al cartello segnaletico dell’idrante) mefistofelico dove ogni
nuovo patto siglato dalle due protagoniste produce conseguenze imprevedibili e
devastanti…
…Se
c’è un elemento che emerge con evidenza è la padronanza tecnica della regia. Paolo
Strippoli dimostra una conoscenza approfondita della cinematografia
contemporanea e delle dinamiche che caratterizzano il cinema di genere capace
di dialogare con il grande pubblico. Ogni ambiente viene utilizzato per
alimentare una sensazione di inquietudine crescente, senza mai rinunciare alla
dimensione umana dei personaggi.
Anche la ricostruzione della fine degli anni Novanta
risulta credibile e funzionale al racconto, senza trasformarsi in semplice
esercizio nostalgico. Tra le sequenze più riuscite spicca il party di
Ferragosto organizzato nel giardino della casa dei Colonna. È
una scena che riesce a condensare perfettamente il senso dell’intero film: la
bellezza della superficie e la presenza di qualcosa che lentamente la corrode
dall’interno.
In quel momento convivono leggerezza, sospetto e
malinconia, restituendo una fotografia molto efficace della famiglia prima
della frattura definitiva. Anche la sceneggiatura mostra qualità importanti.
Molte dinamiche familiari sono descritte con precisione e autenticità, e il
modo in cui vengono rappresentate le relazioni tra genitori e figli
contribuisce a rendere credibile il contesto nel quale prende forma la vicenda…
…ho trovato lo humour nero de L'Estranea tremendamente
divertente, e lo considero uno dei suoi meriti principali. E' un film che non
si prende mai così sul serio da dimenticare che il cinema, prima di tutto, deve
sapere coinvolgere il suo pubblico. E qui la tensione funziona, le svolte
arrivano con il giusto ritmo, il grottesco strappa più di un sorriso e il
risultato d'insieme ha la capacità di trascinarti dentro la storia senza mai
guardare l'orologio. E' un valore aggiunto non secondario, soprattutto per una
pellicola che affronta temi così cupi e che avrebbe potuto facilmente diventare
pesante o troppo cerebrale…
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