mercoledì 7 ottobre 2026

L’arte di arrangiarsi - Luigi Zampa

"Cominciai a tenere che quel delinquente fosse un uomo onesto"

questa battuta, quando Sasà Scimoni (Alberto Sordi) prova a corrompere un dirigente pubblico, è davvero straordinaria.

il film racconta la storia di un trasformista, fascista, socialista, comunista, democristiano, Sasà è un uomo buono per tutte le stagioni, si arrangia, e Alberto Sordi è immenso, come quasi sempre.

un film da non perdere, promesso.

buona (attuale) visione - Ismaele

  

QUI o QUI si può vedere il film completo

 

  

Rappresenta l'ultima parte di una trilogia ideata e sceneggiata da Vitaliano Brancati, i cui altri due titoli sono Anni difficili (1948) e Anni facili (1953).[1]

È stato poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[2]…

da qui

 

…Sasà è un voltagabbana: prima conservatore e monarchico, poi socialista pacifista. Interventista ma pusillanime ricorre a tutti i trucchetti per non finire sull'Isonzo mentre rincorre tutte le donne di Catania con un adeguato guardaroba e sufficiente lignaggio da garantirgli una vita di comodi. Sposa una ragazza tanto ricca quanto ingenua, diventa fascista per poi imparare il ritornello di "Bandiera rossa" quando le cose girano nel verso sbagliato. A fine guerra abbraccia il partito in voga nato dalle ceneri dei popolari di Don Sturzo ed infine si riscopre imbonitore indipendente di folle, trentacinque anni prima della conclusione della prima repubblica quando dai cocci degli storici partiti che firmarono la costituzione nacquero i mille partiti di oggi ritagliati sull'effige del loro leader. Infine, nonostante la fedina penale sporca Stimoli imbrocca la giusta strada verso un impero economico che inizia con un accento tedesco discutibile e con tanta faccia tosta. L'intrico tra politica e novella imprenditoria, su cui Zampa e Brancati si soffermano nel finale, è un apoteosi di cinismo e di lucida profezia di un paese destinato a rimanere sempre uguale a se stesso. Con questo film, terzo di una ideale trilogia Zampa/Brancati, terminò la collaborazione tre i due artisti. Brancati morì pochi giorni prima dell'uscita in sala del film. Sasà Scimoni gli sopravvisse rigenerandosi continuamente negli uomini politici di oggi che si riciclano, disinvolti, passando da uno scranno all'altro, ben attenti a rimanere a galla con la testa e di muovere il pantano sotto il pelo dell'acqua al fine di nascondere nella putredine tutti quei vizi che la fine del fascismo non riuscì certo a mitigare, ripresentantisi, anzi, più forti che mai nell'Italia del dopoguerra.

da qui

 

Per quel che ne so, è il miglior film sul TRASFORMISMO, ovvero su uno dei più importanti tratti dell’Italia, e uno dei suoi peggiori mali.

Nell’Italia unificata da oltre un secolo e mezzo, tale attitudine è rimasta tra quelle caratteristiche: verrebbe da dire, purtroppo, tra le pochissime che si possano dire fondanti dell’italianità così come l’abbiamo vista.

Sordi è perfetto, Zampa e la sceneggiatura pure. Per fare carriera, l’italiano medio si sente in dovere di poter essere sempre libero di: ingannare il prossimo; tradire sempre le parole, le intenzioni e i valori che precedentemente aveva pronunciato come irrinunciabili. Con questa reale e robustissima, anche se ben mascherata (spesso solo apparentemente ben mascherata!), tendenza a dire il falso, e a dire e fare il contrario di ciò che ha detto prima, si è formata la classe dirigente italiana. Le eccezioni, in senso positivo, sono state pochissime, ed hanno pagato in modo amaro, e immediatamente, la loro conversione (o la loro vicinanza mai smentita) alla serietà, all’autenticità, al riconoscimento del merito.

Il personaggio di Sordi è amante, e sempre inguaribilmente servo, ora dei nobili e ora dei democratici, ora dei fascisti e ora dei comunisti: per restare ricco, come è stato, non gli è mai mancata l’inventiva, che in tale veste è una delle peggiori accezioni (se slegata dai valori morali, come è nel film e purtroppo nell’Italia unita) dell’intelligenza che in Italia però è stata fatta passare come vincente stile educativo (benché in realtà tra i più diseducativi).

da qui

 

…Il suo Sasà Scimoni è l'italiano per eccellenza, il furbetto con la "faccia come il culo", pronto a dire tutto e il contrario di tutto per i propri interessi: è socialista, spera nell'inizio della guerra ma poi si scopre contrario alla violenza (ovviamente per evitare di combattere in prima persona in guerra), poi si riscopre fascista (per evitare da vigliacco un duello con la sciabola) e poi comunista, diventa affarista e produce un film religioso, poi fonda un proprio partito (al suon di "questi polsi che hanno conosciuto il freddo acciaio delle manette": meraviglioso!) con una coerenza del tutto inesistente ma perfetta per il personaggio. Sarebbe bello considerare "incredibili" i voltafaccia di Albertone in questo film, ma purtroppo per i tanti personaggi visti nella storia italiana ma anche e soprattutto nell'attualità qui di incredibile non c'è nulla.

Anzi, L'arte di arrangiarsi diventa un reperto eccellente per un genere ormai del tutto estinto nello spettacolo italiano: questa è satira vera, cosa che purtroppo non si vede più da nessuna parte o quasi (per un popolo rimbambito da decenni di Mediaset e berlusconismo mediatico che adesso pensa che la satira sia quella di "Striscia la notizia"... No comment). Un film da ripescare e rivedere assolutamente.

Può esserci il difetto di una messa in scena un po' didascalica, che poteva essere più fluida per certi versi, ma è impossibile non apprezzare un film del genere, capace di far sorridere amaramente e pensare tanto.

da qui 

 

Nessun commento:

Posta un commento