tratto dal romanzo di Ottiero Ottieri, il film (e il romanzo, il titolo è lo stesso) racconta le vicissitudini di un selezionatore del personale in una fabbrica del sud (ispirato allo stesso lavoro fatto dallo scrittore nella fabbrica dell'Olivetti a Pozzuoli).
il dirigente del personale arriva dal nord e si trova in una realtà sconosciuta, tanti disoccupati vogliono un posto nella fabbrica, e scegliere i lavoratori e le lavoratrici è davvero difficile, anche secondo le neutrali e oggettive tecniche moderne di selezione del personale.
siamo nel periodo dell'industrializzazione del sud, i candidati al lavoro sono davvero credibili, povera gente, spesso analfabeti, che vogliono solo faticare, con uno stipendio sicuro.
tutti sono bravi, Stefano Satta Flores sopratutto, è lui che interpreta Donnarumma (che non è un portiere di calcio affermato, ma èsolo un disoccupato di lungo corso), un incubo per la dirigenza della fabbrica.
buona (industriale e operaia) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film completo
Prodotta dalla RAI, è la versione
cinematografica dell'omonimo libro del 1959 di Ottiero Ottieri. Una
riproduzione onesta, senza particolari concessioni ad altro che non sia il mero
resoconto dei fatti, che vedono uno psicologo del nord arrivare in uno
stabilimento presso Napoli chiamato a valutare i candidati all'impiego. Il
mondo della fabbrica degli anni '70 è perfettamente rappresentato, con tutti i
suoi risvolti chiari e torbidi. Buono il cast, con un Gianni Garko in parte e
un grande Stefano Satta Flores. Un'occhiata la merita.
In un grande stabilimento nei pressi di Napoli arriva uno psicologo
destinato a selezionare le candidature per le assunzioni in ditta. L'uomo
ancora non si rende conto delle difficoltà del suo compito e della varietà
umana che si troverà davanti.
L’opera più nota di Ottiero Ottieri, sociologo col vezzo della
scrittura o viceversa scrittore con la passione per la sociologia, è Donnarumma
all’assalto, un romanzo del 1959 piuttosto freddo nei toni, molto analitico,
che racconta in prima persona le vicissitudini di uno psicologo alle prese con
le innumerevoli candidature per lo stabilimento Olivetti a Pozzuoli. Va subito
riconosciuta a Marco Leto una notevole capacità di trasportare quanto mai rispettosamente
la pagina scritta nelle immagini della pellicola; questo film, girato per la
Rai nel 1972, risulta compatto, ben narrato e godibile per lo spettatore pur
senza snaturare eccessivamente il testo di partenza – a scrivere la
sceneggiatura è d’altronde intervenuto un tris di firme composto da Bruno Di
Geronimo, Ernesto Guida e dal regista stesso. Leto proveniva da un lungo
apprendistato durante il quale aveva imparato il mestiere a fianco di
professionisti come Franco Rossi, Florestano Vancini e altri ancora; dal 1967
il Nostro passa in prima persona dietro la macchina da presa e comincia a
sfornare una serie di titoli televisivi improntati all’impegno storico e civile
come La sconfitta di Trotsky (1967) e La rivolta dei decabristi (1970) per citarne
solo un paio. È naturale dunque che il suo approccio a un’opera come quella di
Ottieri sia funzionale al progetto; certo, la tensione crescente (che deflagra
nel finale) è gestita con ogni probabilità in modo un po’ approssimativo, ma
d’altronde Leto pare più improntare il suo cinema alle idee che all’azione. Tra
gli attori a sua disposizione ci sono Stefano Satta Flores, Magali Noel, Gianni
Garko e Milena Vukotic: affatto male. Apprezzabile anche la colonna sonora di
Manuel De Sica.
Il film, apparentemente molto
fedele al romanzo, procede alternando riflessioni in prima persona del
protagonista e gli sviluppi veri e propri della vicenda.
Si arriva così a costruire un quadro sociale molto sottile e di impatto, che
mostra uno spaccato della società duro da digerire: un meridione d’Italia
ancora formato da paesi poverissimi in cui la maggior parte delle persone è
semianalfabeta, la disoccupazione è alle stelle ed il lavoro non viene visto
come un’opportunità di sviluppo personale ma come un miraggio, un dono caduto
dal cielo capace di strapparti dalla tua condizione di miseria. Il sistema di
selezione del personale, studiato per valutare attitudini e competenze, risulta
quasi grottesco in un contesto in cui nessuno è interessato a fare un
particolare lavoro piuttosto che un altro, in cui nessuno è in grado di
presentare competenze specifiche se non una generica (e talvolta dichiarata a
parole ma assente nei fatti) voglia di “faticare”.
Il protagonista si scontra con
questa massa di disillusi e demotivati il cui rappresentante di spicco è
proprio Donnarumma, uomo focoso e sanguigno, che passa tutte le sue mattinata
fuori dai cancelli della fabbrica a minacciare i dirigenti, rifiutando di fare
domanda per essere ammesso alla procedura di selezione perché la ritiene una
procedura inutile, sapendo già in principio che verrà scartato. In barba alle
dinamiche del sistema reclama un lavoro perché ne ha bisogno, fottendosene di
test di competenze e colloqui psico-attitudinali.
Una bella fotografia di un mondo
che ora esiste sempre di meno, ma non credo proprio che non esista più del
tutto.
Bello vedere Milena Vukotic in un
ruolo ampio che rende giustizia alle sue abilità recitative e non relegata a
mera spalla comica.