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mercoledì 30 settembre 2026

Donnarumma all'assalto – Marco Leto

tratto dal romanzo di Ottiero Ottieri, il film (e il romanzo, il titolo è lo stesso) racconta le vicissitudini di un selezionatore del personale in una fabbrica del sud (ispirato allo stesso lavoro fatto dallo scrittore nella fabbrica dell'Olivetti a Pozzuoli).

il dirigente del personale arriva dal nord e si trova in una realtà sconosciuta, tanti disoccupati vogliono un posto nella fabbrica, e scegliere i lavoratori e le lavoratrici è davvero difficile, anche secondo le neutrali e oggettive tecniche moderne di selezione del personale.

siamo nel periodo dell'industrializzazione del sud, i candidati al lavoro sono davvero credibili, povera gente, spesso analfabeti, che vogliono solo faticare, con uno stipendio sicuro.

tutti sono bravi, Stefano Satta Flores sopratutto, è lui che interpreta Donnarumma (che non è un portiere di calcio affermato, ma èsolo un disoccupato di lungo corso), un incubo per la dirigenza della fabbrica.

buona (industriale e operaia) visione - Ismaele

 

  

QUI si può vedere il film completo


 

Prodotta dalla RAI, è la versione cinematografica dell'omonimo libro del 1959 di Ottiero Ottieri. Una riproduzione onesta, senza particolari concessioni ad altro che non sia il mero resoconto dei fatti, che vedono uno psicologo del nord arrivare in uno stabilimento presso Napoli chiamato a valutare i candidati all'impiego. Il mondo della fabbrica degli anni '70 è perfettamente rappresentato, con tutti i suoi risvolti chiari e torbidi. Buono il cast, con un Gianni Garko in parte e un grande Stefano Satta Flores. Un'occhiata la merita.

da qui

 

In un grande stabilimento nei pressi di Napoli arriva uno psicologo destinato a selezionare le candidature per le assunzioni in ditta. L'uomo ancora non si rende conto delle difficoltà del suo compito e della varietà umana che si troverà davanti.

L’opera più nota di Ottiero Ottieri, sociologo col vezzo della scrittura o viceversa scrittore con la passione per la sociologia, è Donnarumma all’assalto, un romanzo del 1959 piuttosto freddo nei toni, molto analitico, che racconta in prima persona le vicissitudini di uno psicologo alle prese con le innumerevoli candidature per lo stabilimento Olivetti a Pozzuoli. Va subito riconosciuta a Marco Leto una notevole capacità di trasportare quanto mai rispettosamente la pagina scritta nelle immagini della pellicola; questo film, girato per la Rai nel 1972, risulta compatto, ben narrato e godibile per lo spettatore pur senza snaturare eccessivamente il testo di partenza – a scrivere la sceneggiatura è d’altronde intervenuto un tris di firme composto da Bruno Di Geronimo, Ernesto Guida e dal regista stesso. Leto proveniva da un lungo apprendistato durante il quale aveva imparato il mestiere a fianco di professionisti come Franco Rossi, Florestano Vancini e altri ancora; dal 1967 il Nostro passa in prima persona dietro la macchina da presa e comincia a sfornare una serie di titoli televisivi improntati all’impegno storico e civile come La sconfitta di Trotsky (1967) e La rivolta dei decabristi (1970) per citarne solo un paio. È naturale dunque che il suo approccio a un’opera come quella di Ottieri sia funzionale al progetto; certo, la tensione crescente (che deflagra nel finale) è gestita con ogni probabilità in modo un po’ approssimativo, ma d’altronde Leto pare più improntare il suo cinema alle idee che all’azione. Tra gli attori a sua disposizione ci sono Stefano Satta Flores, Magali Noel, Gianni Garko e Milena Vukotic: affatto male. Apprezzabile anche la colonna sonora di Manuel De Sica.

da qui

 

Il film, apparentemente molto fedele al romanzo, procede alternando riflessioni in prima persona del protagonista e gli sviluppi veri e propri della vicenda.
Si arriva così a costruire un quadro sociale molto sottile e di impatto, che mostra uno spaccato della società duro da digerire: un meridione d’Italia ancora formato da paesi poverissimi in cui la maggior parte delle persone è semianalfabeta, la disoccupazione è alle stelle ed il lavoro non viene visto come un’opportunità di sviluppo personale ma come un miraggio, un dono caduto dal cielo capace di strapparti dalla tua condizione di miseria. Il sistema di selezione del personale, studiato per valutare attitudini e competenze, risulta quasi grottesco in un contesto in cui nessuno è interessato a fare un particolare lavoro piuttosto che un altro, in cui nessuno è in grado di presentare competenze specifiche se non una generica (e talvolta dichiarata a parole ma assente nei fatti) voglia di “faticare”.

Il protagonista si scontra con questa massa di disillusi e demotivati il cui rappresentante di spicco è proprio Donnarumma, uomo focoso e sanguigno, che passa tutte le sue mattinata fuori dai cancelli della fabbrica a minacciare i dirigenti, rifiutando di fare domanda per essere ammesso alla procedura di selezione perché la ritiene una procedura inutile, sapendo già in principio che verrà scartato. In barba alle dinamiche del sistema reclama un lavoro perché ne ha bisogno, fottendosene di test di competenze e colloqui psico-attitudinali.

Una bella fotografia di un mondo che ora esiste sempre di meno, ma non credo proprio che non esista più del tutto.

Bello vedere Milena Vukotic in un ruolo ampio che rende giustizia alle sue abilità recitative e non relegata a mera spalla comica.

da qui