il caso di Beniamino Zuncheddu diventa un film, e che film!
il film è costruito piano piano, giocato nelle aule di giustizia e fuori, scoprendo tutte le falle di un teorema costruito a tavolino, per imprigionare e condannare un innocente.
Mauro Trogu è un avvocato che per caso si trova a difendere una causa persa, pensano (quasi) tutti.
eppure lui ci prova, con qualche aiuto al momento giusto, contro tutte le previsioni riesce a salvare un ergastolano che si duchiara sempre innocente.
Fabrizio Ferracane (che interpreta Beniamino Zuncheddu) e Michele Riondino (che interpreta Mauro Trogu) sono eccezionali, ma anche gli altri attori e attrici non demeritano.
i bravi scrittori di una sceneggiatura a orologeria e la bravura di un regista al suo primo lungometraggio ci regalano un gioiellino da non perdere.
buona (zustissia) visione - Ismaele
…Il regista e gli
sceneggiatori esplorano il tema della fiducia che gli italiani possono (o meno)
avere nella giustizia, e la consapevolezza che quella giustizia può essere
fatta più attraverso la buona volontà e dei singoli che attraverso le
istituzioni a lei preposte. Al contrario di Portobello, il film mette dunque al centro le persone che
possono scegliere di rendere la giustizia possibile: in questo senso il
casting, nel ruolo della procuratrice generale di Cagliari Francesca Nanni, di
Philippine Leroy-Beaulieu, il cui padre era marito della figlia di Enzo
Tortora, Silvia, appare particolarmente ispirato.
Michele Riondino fa di Mauro Trogu un uomo animato da un profondo senso di
equità e compassione, disposto ad andare oltre il proprio incarico
professionale, mentre Fabrizio Ferracane dà a Beniamino Zuncheddu una mitezza
che non è mai totale rassegnazione: solo contro i poteri forti, non rinuncia a
dichiararsi innocente anche di fronte alla possibilità di godere di qualche
privilegio carcerario a fronte di un'ammissione di colpevolezza. Completano il
cast Geppy Cucciari nel ruolo di una giornalista di Radio Radicale e Francesco
Colella in quello di un PM che ha... mangiato la foglia.
Zustìssia è narrato con essenzialità e rigore, le due armi che hanno
reso possibile il riscatto di Zuncheddu. Il suo respiro è soffocato finché non
può finalmente aprirsi, e Piras alterna visivamente gli spazi di vita del suo
protagonista, dai pascoli aperti alla cella della prigione, dal bar dove grazie
a Trogu riesce a trovare un impiego e a tornare in contatto con la gente alle
aule di tribunale che lo ricacciano continuamente in carcere…
…se Riondino restituisce la
profonda umanità e il senso di giustizia che animano Trogu, Fabrizio
Ferracane riesce perfettamente nell’impresa di cogliere e riportare
sullo schermo tutte le sfumature della personalità di Zuncheddu, dal carattere
mite a una tenacia giustamente ostinata, passando per una vulnerabilità mai
velata dalla rassegnazione.
Zustìssia si prende il suo tempo (necessario) per ricostruire e
andare a fondo di questa brutta vicenda, con un approccio tanto essenziale
nella forma quanto carico di piena empatia nella
sostanza. La regia di Francesco Piras tratteggia sapientemente gli spazi, che
siano quelli angusti della cella di Zuncheddu o quelli opprimenti delle aule di
tribunale, o il respiro aperto dei paesaggi montani sardi, e sa come creare una
forte connessione emotiva coi personaggi, spesso inquadrati in
primo piano con dettagli sui volti e i corpi…
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