domenica 25 ottobre 2026

En el camino - David Pablos

il film racconta la storia di due poveracci che vivono ai margini di tutto, soli contro tutti.

fra loro scatta un po' di affetto, di solidarietà, in un mondo che non li vuole. 

poi il mondo, in realtà la polizia e i narcos, li cerca, e non sarà bello essere ritrovati.

un film on the road, nelle pericolose strade del Messico.

bravissimi i due protagonisti.

di sicuro il film non è stato finanziato dall'Ente del Turismo messicano.

buona (disperata) visione - Ismaele




La composizione dell'immagine lavora molto sulla profondità, come a includere quanti più dettagli possibili del contesto in cui si muovono Veneno e Muñeco, un milieu che gioca sul dentro e il fuori, su un complesso, precario sistema economico e di potere che però in qualche modo si tiene insieme.

Così come si tiene insieme il sottile mélange di tensione e approfondimento psicologico, che si concede qualche momento di leggerezza pur nella gravità generale. C'è l'impressione diffusa di un cinema fatto secondo formula, dosando i necessari ingredienti arthouse e provocatori su una base attenta a rimanere accessibile e patinata anche nei suoi momenti più brutali. Si tratta però di un prodotto solido per Pablos - la cui poetica si mette sempre più a fuoco - e con sufficiente capacità di evocare un luogo e il peculiare equilibrio umano che lo popola.

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…la storia di Veneno e Muñeco può apparire anche come uno sguardo sulla solitudine degli uomini e su ciò che può scaturirne fuori, in una realtà, come quella messicana, che non concede nulla in termini di leggerezza. Costretti a condividere perennemente ogni spazio, in un ambiente cameratesco che rifiuta il segreto (la chat di gruppo dei camionisti), i maschi di En el camino si trovano sempre in situazioni precarie, lontani dal calore sentimentale della famiglia (Veneno è orfano, mentre Muñeco non vede i figli da mesi) e delle donne, qui ridotte a mero oggetto (la scena del bordello/sfasciacarrozze).

Accade così che le terribili torture inflitte dai criminali appaiono più come una punizione al tentativo di diversità dei protagonisti, piuttosto che al loro furto di droga: un gesto che sembra voler ribadire il dominio della forza nei rapporti tra le persone, di fatto costretti a sottostare alle durissime leggi di sopravvivenza del deserto, pena la loro morte…

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…Il dramma on the road di David Pablos ha il merito di raccontare un rapporto gay in un contesto ostile , violento e machista con sincerità e crudezza e anche osando con audacia, soprattutto nelle scene erotiche parecchio esplicite nel mostrare i corpi in atti sessuali. La relazione, pur di natura erotica, finisce per ricalcare un legame padre/figlio, un tentativo di colmare le mancanze affettive di un ragazzo abbandonato dal padre e di un uomo separato dai suoi figli. 

 

Il fascino della pellicola risiede nei paesaggi desertici, nelle lande desolate del Nord del Messico attraversate dai rettilinei delle autostrade, così come nello squallore delle bettole dove ci si imbatte in camionisti drogati e prostitute. Incontri che il regista David Pablos afferma di aver coltivato in mesi di ricerche nei luoghi di ambientazione. Se le dinamiche tra i due protagonisti funzionano, la trama thriller/noir però è un po' meccanica e abbondano gli stereotipi già visti e rivisti sul Messico criminale dei cartelli.

Andando verso il finale poi le cose peggiorano: ho trovato inverosimilmente esagerata la parte sugli schiavi sessuali dei cartelli narcos, così come un finale eccessivo nella sua esplosione di violenza sanguinolenta: un'orrenda evirazione non era il miglior modo di concludere la pellicola.

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…Osa molto il regista messicano classe 1983 David Pablos, regista del buon La Vida después (2013), anche lui presente a Venezia Orizzonti di quello stesso anno, qui impegnato a presentare il suo quarto film da regista.

Osa attraverso la ripresa di scene di sesso piuttosto esplicite, che non disdegnano di mostrare membri eretti e posizioni che appaiono molto poco simulate.

Ma queste immagini forti, a cui si sommano quelle ben più disturbanti di torture ed amputazioni punitive, si alternano alla intensità di un rapporto padre e figlio che rende migliori entrambi i protagonisti, buttati in pasto e fagocitati da una dilagare di violenza ed illeciti da cui tirarsi fuori appare davvero un'ardua impresa.

Forse un po' frettoloso nel finale, il film si apprezza anche per la bravura dei due attori protagonisti, Victor Prieto Simental (il giovane irrequieto ma consapevole Veneno) e Osvaldo Sanchez Valenzuela (il malinconico, irrisolto e solitario camionista Muneco).

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… Patti chiari, amicizia lunga: Muñeco dice a Veneno di non farsi illusioni, lui NON è omosessuale, e Veneno capisce, non insiste. Le cose andranno diversamente, lo si può intuire fin da subito, ma questa che all’apparenza potrebbe sembrare la vicenda principale non solo sarà in grado di sviluppare una disperata tenerezza, ma viene a combinarsi con la vita pregressa dei due, soprattutto quella di Veneno,  in fuga da un uomo corpulento che viene più volte inquadrato in modo fantasmatico e minaccioso e una sola volta in modo chiaro; un uomo disgustoso che a un certo punto capiremo esser stato un vero e proprio padrone/aguzzino non solo di Veneno ma anche di moltissimi altri, aitanti, ragazzi e giovanotti.

E scappando dalla gabbia “dorata”, Veneno è condannato a scappare per sempre. A tutto questo – e il film qui assume delle valenze thriller  – viene ad aggiungersi il fatto che anche la polizia sta braccando Veneno, con un finale tremendo che va a colpire entrambi i personaggi principali.

En el camino di David Pablos – con cui il quarantatreenne regista messicano vinse l’anno scorso la sezione “Orizzonti” a Venezia (quest’anno ci è tornato da giurato) – arriva oggi in Italia distribuito da Cat People. Si tratta un film spietato, crudo e crudele che riesce a raccontare, con sorprendenti momenti di dolcezza, disperazione e abbandono nonché una relazione non del tutto privo di valenze edipiche: Muñeco, fra le altre cose cerca un figlio che la moglie (stante la sua continua assenza e la tossicodipendenza) gli nega e per Veneno, reduce da un padre che lo ha cacciato deprecando la sua omosessualità e l’altro padre/padrone, il rapporto con il più maturo Muñeco potrebbe configurarsi come un breve e impalpabile riscatto.

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…Nel film ci sono molte scene – dopo la prima immagine di Veneno nel deserto, assistiamo subito a un coito – in cui vediamo rapporti sessuali di diverso genere e valore, come per esempio la sequenza in un enorme spazio “carro attrezzi” in cui tutti fanno sesso tra camion e macerie metalliche, o le immagini più “algide” in campo lungo che sottolineano dominazione e potere. Pablos di certo non si tira indietro nel mostrare erezioni e una quantità di uomini nudi integralmente non facile da avvistare al cinema (il film ha una distribuzione italiana: chissà se uscirà senza alcun taglio). L’altro elemento che rende il film messicano degno di un’occhiata è quello citato inizialmente, ossia una certa precisione rispetto ai luoghi, compresi i dettagli fetidi, capace di restituire, ben più della vicenda stessa, la percezione di una società allo sbando. Normativa nell’unica legge che conosce: quella della forza. En el camino è un film di spazi e di spazi occupati quasi esclusivamente da maschi, in cui le donne non hanno ruoli chiari e tutto si risolve in un affare di uomini dunque in una lotta tra dominanti e dominati, nella determinazione di chi sia il più potente e quindi imporrà la propria legge. Nell’ineluttabile parabola della relazione tra i protagonisti, il film suggerisce il bisogno di una nuova norma, che neghi quella precedente con le sue “dipendenze”, ripetizioni, vie senza uscita: è l’unico modo per cui si può tornare, semplicemente, a fidarsi gli uni degli altri, a lasciarsi andare alla tenerezza di cui i due protagonisti hanno tanto bisogno.

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