il film racconta la storia di due poveracci che vivono ai margini di tutto, soli contro tutti.
fra loro scatta un po' di affetto, di solidarietà, in un mondo che non li vuole.
poi il mondo, in realtà la polizia e i narcos, li cerca, e non sarà bello essere ritrovati.
un film on the road, nelle pericolose strade del Messico.
bravissimi i due protagonisti.
di sicuro il film non è stato finanziato dall'Ente del Turismo messicano.
buona (disperata) visione - Ismaele
La composizione dell'immagine lavora molto sulla profondità, come a includere quanti più dettagli possibili del contesto in cui si muovono Veneno e Muñeco, un milieu che gioca sul dentro e il fuori, su un complesso, precario sistema economico e di potere che però in qualche modo si tiene insieme.
Così come si tiene insieme il sottile mélange di
tensione e approfondimento psicologico, che si concede qualche momento di leggerezza
pur nella gravità generale. C'è l'impressione diffusa di un cinema fatto
secondo formula, dosando i necessari ingredienti arthouse e
provocatori su una base attenta a rimanere accessibile e patinata anche nei
suoi momenti più brutali. Si tratta però di un prodotto solido per Pablos - la
cui poetica si mette sempre più a fuoco - e con sufficiente capacità di evocare
un luogo e il peculiare equilibrio umano che lo popola.
…la storia di Veneno e Muñeco può apparire anche come uno
sguardo sulla solitudine degli uomini e su ciò che può scaturirne fuori, in una
realtà, come quella messicana, che non concede nulla in termini di leggerezza.
Costretti a condividere perennemente ogni spazio, in un ambiente cameratesco
che rifiuta il segreto (la chat di gruppo dei camionisti), i maschi di En el camino si trovano sempre in situazioni precarie,
lontani dal calore sentimentale della famiglia (Veneno è orfano, mentre Muñeco
non vede i figli da mesi) e delle donne, qui ridotte a mero oggetto (la scena
del bordello/sfasciacarrozze).
Accade così che le
terribili torture inflitte dai criminali appaiono più come una punizione al
tentativo di diversità dei protagonisti, piuttosto che al loro furto di droga:
un gesto che sembra voler ribadire il dominio della forza nei rapporti tra le
persone, di fatto costretti a sottostare alle durissime leggi di sopravvivenza
del deserto, pena la loro morte…
…Il dramma on the road di David
Pablos ha il merito di raccontare un rapporto gay in un contesto ostile ,
violento e machista con sincerità e crudezza e anche osando con audacia,
soprattutto nelle scene erotiche parecchio esplicite nel mostrare i corpi in
atti sessuali. La relazione, pur di natura erotica, finisce per ricalcare un
legame padre/figlio, un tentativo di colmare le mancanze affettive di un
ragazzo abbandonato dal padre e di un uomo separato dai suoi figli.
Il fascino della pellicola risiede nei paesaggi desertici, nelle
lande desolate del Nord del Messico attraversate dai rettilinei delle
autostrade, così come nello squallore delle bettole dove ci si imbatte in
camionisti drogati e prostitute. Incontri che il regista David Pablos afferma
di aver coltivato in mesi di ricerche nei luoghi di ambientazione. Se le
dinamiche tra i due protagonisti funzionano, la trama thriller/noir però è un
po' meccanica e abbondano gli stereotipi già visti e rivisti sul Messico
criminale dei cartelli.
Andando verso il finale poi le cose peggiorano: ho trovato
inverosimilmente esagerata la parte sugli schiavi sessuali dei cartelli narcos,
così come un finale eccessivo nella sua esplosione di violenza sanguinolenta:
un'orrenda evirazione non era il miglior modo di concludere la pellicola.
…Osa molto il regista messicano classe 1983 David Pablos, regista del
buon La Vida después (2013), anche lui presente a Venezia Orizzonti di quello
stesso anno, qui impegnato a presentare il suo quarto film da regista.
Osa attraverso la ripresa di scene di sesso piuttosto esplicite, che
non disdegnano di mostrare membri eretti e posizioni che appaiono molto poco
simulate.
Ma queste immagini forti, a cui si sommano quelle ben più disturbanti
di torture ed amputazioni punitive, si alternano alla intensità di un rapporto
padre e figlio che rende migliori entrambi i protagonisti, buttati in pasto e
fagocitati da una dilagare di violenza ed illeciti da cui tirarsi fuori appare
davvero un'ardua impresa.
Forse un po' frettoloso nel finale, il film si apprezza anche per la
bravura dei due attori protagonisti, Victor Prieto Simental (il giovane
irrequieto ma consapevole Veneno) e Osvaldo Sanchez Valenzuela (il malinconico,
irrisolto e solitario camionista Muneco).
… Patti chiari,
amicizia lunga: Muñeco dice a Veneno di non farsi illusioni, lui NON è
omosessuale, e Veneno capisce, non insiste. Le cose andranno
diversamente, lo si può intuire fin da subito, ma questa che all’apparenza
potrebbe sembrare la vicenda principale non solo sarà in grado di sviluppare
una disperata tenerezza, ma viene a combinarsi con la vita pregressa dei due,
soprattutto quella di Veneno, in fuga da un uomo corpulento che viene più
volte inquadrato in modo fantasmatico e minaccioso e una sola volta in modo
chiaro; un uomo disgustoso che a un certo punto capiremo esser stato un vero e
proprio padrone/aguzzino non solo di Veneno ma anche di moltissimi altri,
aitanti, ragazzi e giovanotti.
E scappando dalla
gabbia “dorata”, Veneno è condannato a scappare per sempre. A tutto questo – e
il film qui assume delle valenze thriller – viene ad aggiungersi il fatto
che anche la polizia sta braccando Veneno, con un finale tremendo che va a
colpire entrambi i personaggi principali.
En el
camino di David Pablos – con cui il quarantatreenne
regista messicano vinse l’anno scorso la sezione “Orizzonti” a Venezia
(quest’anno ci è tornato da giurato) – arriva oggi in Italia distribuito da Cat
People. Si tratta un film spietato, crudo e crudele che riesce a
raccontare, con sorprendenti momenti di dolcezza, disperazione e abbandono
nonché una relazione non del tutto privo di valenze edipiche: Muñeco, fra le
altre cose cerca un figlio che la moglie (stante la sua continua assenza e la
tossicodipendenza) gli nega e per Veneno, reduce da un padre che lo ha cacciato
deprecando la sua omosessualità e l’altro padre/padrone, il rapporto con il più
maturo Muñeco potrebbe configurarsi come un breve e impalpabile riscatto.
…Nel film ci sono molte scene – dopo
la prima immagine di Veneno nel deserto, assistiamo subito a un coito – in cui
vediamo rapporti sessuali di diverso genere e valore, come per esempio la
sequenza in un enorme spazio “carro attrezzi” in cui tutti fanno sesso tra
camion e macerie metalliche, o le immagini più “algide” in campo lungo che
sottolineano dominazione e potere. Pablos di certo non si tira indietro nel
mostrare erezioni e una quantità di uomini nudi integralmente non facile da
avvistare al cinema (il film ha una distribuzione italiana: chissà se uscirà
senza alcun taglio). L’altro elemento che rende il film messicano degno di
un’occhiata è quello citato inizialmente, ossia una certa precisione rispetto
ai luoghi, compresi i dettagli fetidi, capace di restituire, ben più della vicenda
stessa, la percezione di una società allo sbando. Normativa nell’unica legge
che conosce: quella della forza. En el camino è
un film di spazi e di spazi occupati quasi esclusivamente da maschi, in cui le
donne non hanno ruoli chiari e tutto si risolve in un affare di uomini dunque
in una lotta tra dominanti e dominati, nella determinazione di chi sia il più
potente e quindi imporrà la propria legge. Nell’ineluttabile parabola della
relazione tra i protagonisti, il film suggerisce il bisogno di una nuova norma,
che neghi quella precedente con le sue “dipendenze”, ripetizioni, vie senza
uscita: è l’unico modo per cui si può tornare, semplicemente, a fidarsi gli uni
degli altri, a lasciarsi andare alla tenerezza di cui i due protagonisti hanno
tanto bisogno.
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