Ugo Tognazzi trombeur de femmes in un altro film ambientato sul lago Maggiore, insieme a Venga a prendere il caffè da noi, entrambi i film trasposizioni di romanzi di Piero Chiara.
Orimbelli (Ugo Tognazzi) è sposato con una donna ricca, proprietaria di Villla Cleofe, ma non la sopporta.
scappa appena può, trova uno skipper che gira con la sua barca sul lago, e gli si incolla.
in fondo, anche se si ride, è una storia tragica, con tanti infelici.
un film che merita.
buona (lacustre) visione - Ismaele
QUI
si può vedere il film completo, in italiano
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«[...] Tornato in buona forma dopo un paio di prove sfocate,
Dino Risi ci dà con "La stanza del vescovo" [...] un film riuscito.
Merito anche della sceneggiatura di Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, che ce
la fanno a rispettare il libro e a riproporlo in un'impaginazione diversa
[...]. Nella schiera dei migliori personaggi di Tognazzi, in sintonia con il
mondo di Chiara fin da "Venga
a prendere il caffé... da noi", entrerà certo
questo ambiguo femminiere in sahariana, ribaldo, spregevole e simpatico.
[...]». |
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Tullio Kezich, La Repubblica, Roma, 19 marzo 1977. |
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«[...] Una "commedia all'italiana", forse più
sostenuta di tono rispetto ad altri recenti esemplari, ma non indenne da
accentuazioni plateali di quanto, nel libro, era suggerito tra le righe, con
pungente garbo. Così anche la rozzezza, l'esibizionismo virile, la
sbruffoneria dell'Orimbelli sono spinti al limite della macchietta, sebbene
poi il bravo Ugo Tognazzi riesca a conferire al protagonista una sorta di
squallida dignità, raggiunta per vie oscure, nel tragico finale. [...]». |
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Ag. Sa. [Aggeo Savioli], L'Unità, Roma, 19 marzo 1977. |
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«[...] La tessitura narrativa [...] risulta semplificata in modo
eccessivo, i personaggi faticano a rendere credibili e logici i loro moventi,
e i caratteri, schematizzati al massimo, perdono abbastanza di sapore, in
atmosfere troppo smorte per essere drammatiche e troppo statiche per essere
comiche. Dino Risi, per esorcizzare queste pecche, ha fatto leva sulla figura
dell'Orimbelli, spostando su quella tutto l'asse del racconto [...]. Il
risultato [...] convince soprattutto per merito di Ugo Tognazzi, in sagace
equilibrio tra verità e menzogna, cinismo e passione, decoro e bassezza; con
una misura sommessa che anche quando gli esibizionismi del personaggio lo
portano a colorire e ad accentuare, lo trattiene poi sempre al momento
dovuto: senza una nota di troppo. [...]». |
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Gian Luigi Rondi, II Tempo, Roma, 19 marzo 1977. |
.La prova di Tognazzi è semplicemente mostruosa, intrisa di
una vena patetica difficile da dimenticare così come resta fisso nella memoria
lo sguardo della Muti in una delle sue prove migliori e la prova anche del
bravo Dewaere. Il film è un ritratto d'epoca(l'Italia del dopoguerra)in cui gli
aristocratici sono come vecchi dinosauri a svernare sulle rive del lago, come
se vivessero in un mondo a sé. L'ambientazione è di notevole impatto, la
torbida relazione tra i vari personaggi è svelata lentamente in modo da
accrescere la tensione del film fino a un finale di durezza adamantina....
…Curiosità:
Ornella Muti avrebbe dovuto recitare un film con Luigi Comencini, ma Risi
gliela soffiò e i due registi vennero quasi alle mani. Risi ha poi raccontato
di aver scelto apposta il cognome Berlusconi per mettere in scena Angelo, il
marito di Matilde, che torna castrato dall’Etiopia e che, per questo
particolare, il cavaliere mandava in onda il suo film sulle reti Mediaset solo
ad orari impossibili.
…Con una sicurezza da film giallo Risi ripercorre
piuttosto fedelmente la vicenda narrata nelle pagine scritte da Chiara.
Tognazzi non si tira indietro verso nessuna performance spregevole: malizioso,
goloso (soprattutto di maionese) ed impenitente, Orimbelli è l'incarnazione
perfetta di un personaggio meschino e schiavo della ricerca di continui
piaceri; persino una volta ottenuto il cospicuo patrimonio ereditato da Cleofe,
aver coronato il matrimonio con la splendida Matilde, egli si sente
insofferente tanto quanto prima. E di nuovo cerca in Marco un alleato per
evadere dalla consuetudine. Estremamente toccante, nel sua bassezza, la scena
finale in cui viene aperto il baule di Mario con i "reperti"
provenienti dalle sue scorrerie in Africa. Ottimi anche Patrick Dewaere ed
Ornella Muti in ruoli sotto le righe ma molto incisivi. La villa Cleofe in cui
è ambientato il film si trova a Stresa, ormai in uno stato di totale abbandono
e divorata ampiamente dalla natura, proprio di fronte all'Isola Bella.
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