martedì 13 ottobre 2026

La stanza del Vescovo - Dino Risi

Ugo Tognazzi trombeur de femmes in un altro film ambientato sul lago Maggiore, insieme a Venga a prendere il caffè da noi, entrambi i film trasposizioni di romanzi di Piero Chiara.

Orimbelli (Ugo Tognazzi) è sposato con una donna ricca, proprietaria di Villla Cleofe, ma non la sopporta.

scappa appena può, trova uno skipper che gira con la sua barca sul lago, e gli si incolla.

in fondo, anche se si ride, è una storia tragica, con tanti infelici.

un film che merita.

buona (lacustre) visione - Ismaele

  


 

 

QUI si può vedere il film completo, in italiano

 

 

«[...] Tornato in buona forma dopo un paio di prove sfocate, Dino Risi ci dà con "La stanza del vescovo" [...] un film riuscito. Merito anche della sceneggiatura di Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, che ce la fanno a rispettare il libro e a riproporlo in un'impaginazione diversa [...]. Nella schiera dei migliori personaggi di Tognazzi, in sintonia con il mondo di Chiara fin da "Venga a prendere il caffé... da noi", entrerà certo questo ambiguo femminiere in sahariana, ribaldo, spregevole e simpatico. [...]».

 

 

Tullio Kezich, La Repubblica, Roma, 19 marzo 1977.

 

 

 

 

 

«[...] Una "commedia all'italiana", forse più sostenuta di tono rispetto ad altri recenti esemplari, ma non indenne da accentuazioni plateali di quanto, nel libro, era suggerito tra le righe, con pungente garbo. Così anche la rozzezza, l'esibizionismo virile, la sbruffoneria dell'Orimbelli sono spinti al limite della macchietta, sebbene poi il bravo Ugo Tognazzi riesca a conferire al protagonista una sorta di squallida dignità, raggiunta per vie oscure, nel tragico finale. [...]».

 

 

Ag. Sa. [Aggeo Savioli], L'Unità, Roma, 19 marzo 1977.

 

 

 

 

 

«[...] La tessitura narrativa [...] risulta semplificata in modo eccessivo, i personaggi faticano a rendere credibili e logici i loro moventi, e i caratteri, schematizzati al massimo, perdono abbastanza di sapore, in atmosfere troppo smorte per essere drammatiche e troppo statiche per essere comiche. Dino Risi, per esorcizzare queste pecche, ha fatto leva sulla figura dell'Orimbelli, spostando su quella tutto l'asse del racconto [...]. Il risultato [...] convince soprattutto per merito di Ugo Tognazzi, in sagace equilibrio tra verità e menzogna, cinismo e passione, decoro e bassezza; con una misura sommessa che anche quando gli esibizionismi del personaggio lo portano a colorire e ad accentuare, lo trattiene poi sempre al momento dovuto: senza una nota di troppo. [...]».

 

 

Gian Luigi Rondi, II Tempo, Roma, 19 marzo 1977.

da qui

 

.La prova di Tognazzi è semplicemente mostruosa, intrisa di una vena patetica difficile da dimenticare così come resta fisso nella memoria lo sguardo della Muti in una delle sue prove migliori e la prova anche del bravo Dewaere. Il film è un ritratto d'epoca(l'Italia del dopoguerra)in cui gli aristocratici sono come vecchi dinosauri a svernare sulle rive del lago, come se vivessero in un mondo a sé. L'ambientazione è di notevole impatto, la torbida relazione tra i vari personaggi è svelata lentamente in modo da accrescere la tensione del film fino a un finale di durezza adamantina....

da qui

 

…Curiosità: Ornella Muti avrebbe dovuto recitare un film con Luigi Comencini, ma Risi gliela soffiò e i due registi vennero quasi alle mani. Risi ha poi raccontato di aver scelto apposta il cognome Berlusconi per mettere in scena Angelo, il marito di Matilde, che torna castrato dall’Etiopia e che, per questo particolare, il cavaliere mandava in onda il suo film sulle reti Mediaset solo ad orari impossibili.

da qui

 

…Con una sicurezza da film giallo Risi ripercorre piuttosto fedelmente la vicenda narrata nelle pagine scritte da Chiara. Tognazzi non si tira indietro verso nessuna performance spregevole: malizioso, goloso (soprattutto di maionese) ed impenitente, Orimbelli è l'incarnazione perfetta di un personaggio meschino e schiavo della ricerca di continui piaceri; persino una volta ottenuto il cospicuo patrimonio ereditato da Cleofe, aver coronato il matrimonio con la splendida Matilde, egli si sente insofferente tanto quanto prima. E di nuovo cerca in Marco un alleato per evadere dalla consuetudine. Estremamente toccante, nel sua bassezza, la scena finale in cui viene aperto il baule di Mario con i "reperti" provenienti dalle sue scorrerie in Africa. Ottimi anche Patrick Dewaere ed Ornella Muti in ruoli sotto le righe ma molto incisivi. La villa Cleofe in cui è ambientato il film si trova a Stresa, ormai in uno stato di totale abbandono e divorata ampiamente dalla natura, proprio di fronte all'Isola Bella.

da qui

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