domenica 11 ottobre 2026

Netanyahu vuole processare i 24 testimoni del film Naza – Lavinia Marchetti

 

Il problema, evidentemente, è il reato di mancata omertà in genocidio


Netanyahu ha ordinato al capo dell'esercito, ai servizi segreti interni e alla procuratrice generale israeliana di identificare e perseguire i militari che hanno testimoniato nel documentario NAZA, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, premiato alla Mostra del cinema di Venezia.

Una faccenda piuttosto seria, direi. Tanto che Netanyahu ha ritenuto necessario mobilitare gli apparati dello Stato per scoprire chi abbia avuto l'ardire di raccontarla. Secondo il premier, le testimonianze danneggiano la reputazione internazionale di Israele e potrebbero costituire gravi violazioni della sicurezza nazionale. Il sospetto che a danneggiare quella reputazione possano essere state le condotte descritte dai militari non gli è passato neanche per l'anticamera di quel che resta delle sue sinapsi.

Il Guardian, che ha prodotto il film, riferisce di avere verificato le testimonianze anche attraverso documenti riservati e fonti indipendenti, dopo anni d'inchiesta. L'esercito israeliano ha contestato il contenuto dell'opera in una risposta di diciassette pagine, ammettendo di essersi basato sulla visione di un proprio rappresentante a una proiezione pubblica e sulle dichiarazioni degli autori, poiché gli era stata rifiutata una copia del film. Diciassette pagine per contestare la ricostruzione di un'opera che l'istituzione aveva potuto esaminare soltanto indirettamente. Confesso una certa ammirazione per tanta produttività polemica. Insomma hanno criticato un film senza averlo visto.

La decisione di Netanyahu comunque è politicamente molto più pericolosa della sua evidente goffaggine. Chiaramente usare i servizi segreti per identificare persone alle quali era stato promesso l'anonimato va a colpire il rapporto fiduciario che permette al giornalismo d'inchiesta di raccogliere testimonianze su possibili crimini di Stato e lancia una minaccia non da poco. Il prossimo militare che conosca fatti analoghi dovrà considerare il rischio di essere individuato attraverso i servizi segreti del proprio paese. Un po' film americano un po' DDR. Una prospettiva che potrebbe sottrarre alla conoscenza pubblica informazioni decisive anche per future indagini giudiziarie internazionali. Sia chiaro che non provo pena per quei soldati.

Vorrei soffermarmi su queste considerazioni, vorrei che ci soffermassimo soprattutto in Europa dove continuiamo a ricevere lezioni sulla democrazia israeliana. Qui abbiamo davanti un governo accusato di genocidio da ogni ONG che sia andata in Palestina, dall'ONU, dalle stesse organizzazioni israeliane, e che ha un processo per genocidio in corso alla CPI, se tale governo fosse "innocente" come si proclama dovrebbe avere tutto l'interesse a favorire accertamenti indipendenti. Netanyahu ha scelto invece di chiedere allo Shin Bet l'identificazione delle fonti di un'inchiesta giornalistica.

Comunque più Israele si contorce contro NAZA, più NAZA, continua a circolare, dopo il premio veneziano e le proiezioni internazionali. L'iniziativa del premier aggiunge una nuova notizia a quelle contenute nel film e offre al pubblico un motivo ulteriore per andare al cinema a vederlo. Chissà se qualcuno, fra i naziconsiglieri di Netanyahu, abbia avuto il coraggio di spiegargli che adesso mezzo mondo vorrà vedere proprio quel documentario.

da qui

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