venerdì 16 ottobre 2026

Cuori puri – Roberto de Paolis Maino

una ragazzina ruba un telefonino da un centro commerciale, un vigilante la rincorre e riesce a prenderla, e poi...

succedono certe piccole grandi cose nel film, con una corsa finale.

un gran bel film, opera prima del regista di Serpenti, da non perdere.

interpreti bravi, sceneggiatura senza eccessi.

buona (di corsa) visione - Ismaele

 

QUI si può vedere il film, su Raiplay

 

 

 

…Scritto benissimo (da ben quattro sceneggiatori come si usava una volta), con personaggi disegnati con cura e conoscenza delle situazioni (i Rom hanno collaborato alle riprese e addirittura alle scenografie, oltre a interpretare dei piccoli ruoli), dialoghi equilibrati e crudi (ad esempio quelli del sacerdote, eco dalle catechesi che si tengono a Roma), pieno di dolcezza e con validi caratteristi (Paolo Fresu e Edoardo Pesce gigioneggiano); la regia fa delle scelte coraggiose, stando addosso ai protagonisti fino ad omettere spesso il classico campo-controcampo nei dialoghi per privilegiare i loro piani di ascolto e sacrificare gli interlocutori lasciandone solo la voce fuori campo; la fotografia predilige la mdp a mano e azzarda spesso controluce e immagini abbacinanti – precisa scelta stilistica insieme al suono in presa diretta laido e spigoloso, carezzato dal valido commento sonoro.

Con Cuori puri la vita si (ri)affaccia sullo schermo. Enunciava Zavattini che “il tempo è maturo per buttare via i copioni e per pedinare gli uomini con la macchina da presa“, e De Paolis abbraccia questa teoria, schierandosi idealmente contro l’imperante commediola borghese da pay-tv, in un neo-neoralismo che ci regala un film che per una volta non è scritto spaparanzati sul divano con i programmi di writing, ma intenso e pieno di verità, con il pregio di raccontare l’eroismo degli ultimi.

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…Nonostante l’ambientazione e la nazionalità dell’autore, Cuori puri appare però meno accostabile alle esperienze neorealistiche nazionali e più vicino, invece, a quel realismo di stampo europeo i cui esponenti più noti e apprezzati sono i Dardenne e Loach, e che tra temi legati all’immigrazione e drammi sulla disoccupazione fa capolino sovente nei grandi festival internazionali.
De Paolis struttura il suo tranche de vie attorno a un racconto morale e di formazione che ha il suo nucleo propulsore in questioni pertinenti lavoro, casa e immigrazione, ed è veicolato da uno stile rigoroso, attento e generoso nei confronti dei suoi interpreti, ma pieno di incertezze sul percorso da intraprendere e sui suoi obiettivi.
Protagonisti sono la quasi diciottenne Agnese (Selene Caramazza) e il venticinquenne Stefano (Simone Liberati), il cui primo incontro è piuttosto burrascoso: lei ha appena rubato un cellulare da un centro commerciale e lui, che lì lavora come guardia giurata, la insegue, per poi lasciarla andare col suo bottino e finire dunque licenziato. I due si ritroveranno in un parcheggio di periferia: lui vi lavora come guardiano, lei invece è in visita con la madre all’adiacente campo nomadi, per ragioni di beneficienza. La ragazza e la madre (Barbora Bobulova) sono infatti due ferventi cattoliche, vivono sole, pregano insieme, frequentano la locale parrocchia animata dal giovane parroco (Stefano Fresi), il cui sermoni accattivanti e sfacciatamente moderni (dello stampo di: “Gesù è come un navigatore che vi riporta sempre a casa”) chiamano a raccolta un nutrito gruppo di giovani fedeli. Agnese e i suoi compari poi, sono prossimi a prestare il voto di castità, perlomeno fino al matrimonio. Nonostante le difficoltà del vivere quotidiano, tra Stefano e Agnese esploderà l’amore e il suo compimento sarà latore di tensioni intime, etiche e sociali…

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…Con i suoi personaggi, straordinari ma non meno reali, De Paolis recupera l’eterno scontro tra uomo e Dio come inevitabile scarto tra superficie e spirito. Se la purezza è attributo divino, non può essere vincolata a un fatto corporeo. Beati non saranno quelli che portano un bell'anello al dito simbolo di castità. Beati saranno invece i puri di cuore, quelli mossi dall'amore – massimo insegnamento cristiano –, un sentimento forse più grande degli uomini ma che proprio dall’essere umano scaturisce, dal Dio incarnato che ha rinunciato ad una condizione di divinità per i suoi propri figli. Puro, infatti, è chi, incurante di quanto l’ortodossia di una religione male interpretata ritiene giusto, è in grado di darsi all’altro.

Giustizia, libertà, bene e male sono, alla fine, concetti relativi.

L'errore è ammesso, è concesso a tutti. Perché, malgrado la costante aspirazione dell'uomo alla perfezione, l'umanità ha sempre la meglio.

Ma il divino, "come un GPS, ricalcola il percorso" e lo riporta a casa, in una corsa senza fiato. Come quella di Agnese che impara a seguire una sola direzione, quella giusta, verso l'altro, e che culmina in un abbraccio, un incontro di due cuori, diversi, puri.

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