un piccolo film, a cento all'ora.
a Napoli c'è davvero una zona che si chiama Paradiso, abitato da indiani, un enclave ben integrata.
un ricercatore (il bravissimi Gianfelice Imparato) cerca una raccomandazione presso un politico camorrista, e da lì nasce l'avventura, fra solidarietà e rischio di essere ammazzati.
opera prima di Paola Randi, riuscita perfettamente.
buona (pericolosa) visione - Ismaele
Almeno stiamo facendo un tentativo di cinema diverso e non
allacciato al dramma, come l'argomento propone a piene mani e senza disminuire
i problemi che avvolgono il racconto, ma solo narrarli in maniera diversa, come
in altre cinematografie già avviene da anni. Noi italiani che veniamo proprio
dalla commedia all'italiana, che è stata un po' il capostipite di un racconto
amaro ironico, e che ne abbiamo fatta una bandiera nazionale e in parte
internazionale, lo avremmo dovuto scoprire da un bel po'. E' un film di esordio
per Paola Randi, che certamente ha difetti di sceneggiatura, più che di regia,
che fanno disperdere qualcosa di cruciale in varie fasi del racconto, ma l'idea
regge in pieno, collocandoci con un sorriso quasi naif di fronte ad una
situazione di corruzione politica, di trama camorristica, di convivenza, di
problemi di immigrazione, sia in entrata che in uscita. Un manifesto della
nostra società messa a confronto con i luoghi comuni degli altri, le mentalità
vecchie messe a confronto con le nuove, dovutesi formare con la realtà che ci
circonda…
…Into Paradiso
è peraltro uno di quei film a cui risulta difficile avanzare delle critiche,
perché sembra quasi che, facendole, non si comprenda o non si condivida il suo
“messaggio”, che è un messaggio di speranza (sulla possibilità di una riscossa
civile della città di Napoli nei confronti della criminalità organizzata e
verso la reciproca comprensione tra italiani e immigrati). Messaggio
condivisibile e necessario, ma che il film esprime in modo assai didascalico.
…Commedia ben lontana dalla presunzione di voler
riscrivere il genere, Into Paradiso
ne asseconda i tratti caratteristici puntando però all’atipicità: in questo
senso talvolta il film pare perdere la messa a fuoco dei propri obiettivi,
perdendo in efficacia. La scrittura solida e dialoghi ben scritti rappresentano
una stabile àncora per l’opera, che predilige uno schema lineare dove
ogni elemento appare congeniale all’assecondamento dei dati della storia (ne
sono un lampante esempio le musiche composte da Fausto Mesolella , che giocano
sul tema della contaminazione sonora e della “simulazione” dell’esotico).
Con tutte le giustificabili incertezze di un
esordio, Into Paradiso è un progetto interessante, magari
non propriamente costante nel proprio sviluppo espressivo, ma senz’altro abile
nell’amalgamare elementi formalmente differenti trasformandoli in un tutt’uno
solo relativamente omogeneo – in perfetta armonia quindi con il sottotesto
sociale narrativo della vicenda. Paola Randi firma un ritratto metropolitano
originale, lavorando sul materiale partenopeo autentico per trarne una Napoli
nuova, immaginaria ma realistica: sullo schermo prende forma una lettura
accattivante della socialità multietnica penalizzata da un’aritmicità di fondo
che rende meno fluida del previsto la fruizione.
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