giovedì 29 ottobre 2026

Into Paradiso – Paola Randi

un piccolo film, a cento all'ora.

a Napoli c'è davvero una zona che si chiama Paradiso, abitato da indiani, un enclave ben integrata.

un ricercatore (il bravissimi Gianfelice Imparato) cerca una raccomandazione presso un politico camorrista, e da lì nasce l'avventura, fra solidarietà e rischio di essere ammazzati.

opera prima di Paola Randi, riuscita perfettamente.

buona (pericolosa) visione - Ismaele

 

 

Almeno stiamo facendo un tentativo di cinema diverso e non allacciato al dramma, come l'argomento propone a piene mani e senza disminuire i problemi che avvolgono il racconto, ma solo narrarli in maniera diversa, come in altre cinematografie già avviene da anni. Noi italiani che veniamo proprio dalla commedia all'italiana, che è stata un po' il capostipite di un racconto amaro ironico, e che ne abbiamo fatta una bandiera nazionale e in parte internazionale, lo avremmo dovuto scoprire da un bel po'. E' un film di esordio per Paola Randi, che certamente ha difetti di sceneggiatura, più che di regia, che fanno disperdere qualcosa di cruciale in varie fasi del racconto, ma l'idea regge in pieno, collocandoci con un sorriso quasi naif di fronte ad una situazione di corruzione politica, di trama camorristica, di convivenza, di problemi di immigrazione, sia in entrata che in uscita. Un manifesto della nostra società messa a confronto con i luoghi comuni degli altri, le mentalità vecchie messe a confronto con le nuove, dovutesi formare con la realtà che ci circonda…

da qui

 

…Into Paradiso è peraltro uno di quei film a cui risulta difficile avanzare delle critiche, perché sembra quasi che, facendole, non si comprenda o non si condivida il suo “messaggio”, che è un messaggio di speranza (sulla possibilità di una riscossa civile della città di Napoli nei confronti della criminalità organizzata e verso la reciproca comprensione tra italiani e immigrati). Messaggio condivisibile e necessario, ma che il film esprime in modo assai didascalico.

da qui

 

…Commedia ben lontana dalla presunzione di voler riscrivere il genere, Into Paradiso ne asseconda i tratti caratteristici puntando però all’atipicità: in questo senso talvolta il film pare perdere la messa a fuoco dei propri obiettivi, perdendo in efficacia. La scrittura solida e dialoghi ben scritti rappresentano una stabile  àncora per l’opera, che predilige uno schema lineare dove ogni elemento appare congeniale all’assecondamento dei dati della storia (ne sono un lampante esempio le musiche composte da Fausto Mesolella , che giocano sul tema della contaminazione sonora e della “simulazione” dell’esotico).
Con tutte le giustificabili incertezze di un esordio, Into Paradiso è un progetto interessante, magari non propriamente costante nel proprio sviluppo espressivo, ma senz’altro abile nell’amalgamare elementi formalmente differenti trasformandoli in un tutt’uno solo relativamente omogeneo – in perfetta armonia quindi con il sottotesto sociale narrativo della vicenda. Paola Randi firma un ritratto metropolitano originale, lavorando sul materiale partenopeo autentico per trarne una Napoli nuova, immaginaria ma realistica: sullo schermo prende forma una lettura accattivante della socialità multietnica penalizzata da un’aritmicità di fondo che rende meno fluida del previsto la fruizione.

da qui

 

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