domenica 8 agosto 2021

The Homesman - Tommy Lee Jones

ennesimo western che ha una sua ragione d'essere, Tommy Lee Jones è bravo a mettere insieme tante stelle in piccole parti, e lui e Hilary Swank sono bravissimi.

una storia con poche sparatorie, ma con dosi di infelicità e violenza immancabili, e una vendette implacabile, contro brutta gente affarista e capitalista.

una storia diversa, di donne pazze e che impazziscono non si  parla mai, o quasi, nei film western, qui sono le protagoniste.

buona (triste) visione - Ismaele


 

 

QUI il film completo, su Raiplay

 

 

 

In The Homesman Hilary Swank è una donna anomala, per gli standard del west e del western: proveniente dalla civile New York, vive sola negli aspri Territori del Nebraska, ha 31 anni ed è già una zitella; perfino il suo vicino non vuole sposarla, preferendo partire per l'est in cerca di moglie.
Eppure Mary Bee Cuddy è forte e determinata, ma anche gentile e premurosa: sarà lei, a sostituire i maschi riluttanti alla guida della difficile missione di portare via, presso una chiesa in Iowa, altre tre donne meno fortunate di lei; tre donne che hanno perso il senno dopo aver perso i propri figli, o di fronte alla violenza della terra come a quella degli uomini.
E proprio a un uomo - incontrato per caso, un cinico lupo solitario senza (vero) nome, interpretato dallo stesso regista - Mary chiederà aiuto e supporto in questa impresa.

Il viaggio di The Homesman, allora, è quello del femminile che invita il maschile a partire con lei, a condividere e avere esperienza del male che ha generato, a comprendere un mondo e un modo che non ha mai incontrato realmente prima. E proprio perché il femminile, nel film di Jones, riconosce la necessità e le caratteristiche del maschile, quest'ultimo ne sarà inevitabilmente contagiato. Il viaggio di The Homesman allora (semplicemente, eppure con conseguenze enormemente complesse) è quello di un uomo che riesce a imparare da una donna.

Nel costruire il rapporto tra i suoi due protagonisti, nel raccontare una mutazione che non è solo figlia della comprensione e dell'empatia, ma che deve passare per un trauma e con lo specchio di ciò che era per farsi completa, Tommy Lee Jones è così lineare ed essenziale da arrivare diritto al cuore del racconto e degli spettatori. E allo stesso modo, quasi spietato, lo è nel raccontare il dolore e la follia delle tre donne che viaggiano verso est, le loro cause, l'origine di ferite tremende che non potranno mai cicatrizzarsi…

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…Le ambiguità, le cose non dette, le figure marginali ma sempre presenti delle tre pazze. Sembra quasi che "The Homesman" lavori di sottrazione non solo sul piano visivo e formale ma anche nella capacità di dipanare completamente il suo potenziale. Il minimalismo della messa in scena e il suo essere per lunghi tratti un "on the road" nel West, lascia sopite le contraddizioni dei vari personaggi, che rimangono come incompleti. La fase centrale della pellicola è quella che soffre maggiormente della reiterazione di situazioni che si ripetono senza particolare forza: scene tendenzialmente monotone e solo qua e là qualche sequenza da ricordare (lo scontro di Briggs con il cowboy che cerca di portare via una delle pazze). Emerge anche una sorta di razzismo nei confronti degli indiani, menzionati solo quando rubano loro un cavallo o additati di rubare gli indumenti dei morti (cosa che in realtà fa anche il nostro Briggs nei confronti di un indiano). Queste potenziali situazioni "di contorno" vengono appena accennate perchè lo sguardo rimane sul viaggio verso l'Iowa, che però finisce per essere un freno che tiene bloccate delle potenzialità che rimangono inespresse. Diciamo che "The Homesman" è uno di quei film che non piaceranno a coloro che cercano ritmo e varietà.

L'opera di Tommy Lee Jones regista torna sul tema del viaggio come scoperta di se e si riallaccia al precedente "Le tre sepolture" di cui ricalca lo schema, senza riuscire a raggiungere quella carica drammatica ed emotiva. "The Homesman" è un condensato di varianti, tra humor nerissimo alla fratelli Coen, tempi mutuati da Hawks, western classico e moderna ricerca visiva. Non ci sono eroi e non c'è salvezza. E' il West. Tommy Lee Jones lo racconta con un cinema stratificato, chiuso in se stesso, antispettacolare.

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L’unica cosa sicura è che Tommy Lee Jones, nonostante l’apparenza scanzonata del suo ghigno, consegna un film di una cupezza assoluta. Uno dei più cupi degli ultimi anni. Dove non c’è più neanche spazio per una tomba, una sepoltura, una “pietra angolare”. Figuriamoci una casa, una baracca, un albergo. E il sorriso disincantato del suo George Briggs assomiglia a una confessione di estraneità irriducibile al mondo e al cinema “civilizzati”, intelligenti, dominati dai farisei senza cuore che pregano per la salvezza delle nostre anime. Ma non è detto che si debba cedere alla disperazione. Bastano un paio di scarpe nuove e una frontiera da immaginare. Sparare e ballare, nonostante tutto. Maledetto west.

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The Homesman rimane notevole finché la macchina da presa viene puntata sulla Swank. Poi si limita a intrattenere buttandosi a capofitto nei grandi temi del genere: onore e vendetta. Magnifica una sequenza di venti minuti in cui il protagonista entra in un albergo per affittare un paio di camere e sfamare le tre donne che sta scortando. L'accesso all'hotel gli viene negato. E lui scatena letteralmente l'inferno.

Punto vincente del film è il cast pieno di attori eccellenti: onore dunque al direttore di casting che ha messo insieme Meryl Streep, James Spader, il grande John LithgowTim Blake Nelson e William Fitchner. Il grande problema sta invece nella confezione visiva: se è vero che la bellezza dei paesaggi deve essere tenuta in conto quando si ha a che fare con il Western, è anche vero che la fotografia di Rodrigo Prieto è troppo pulita. Una cartolina perfetta. Talmente lucida che si percepisce la presenza della troupe dall'altra parte di ogni singola inquadratura. 

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L'attore Tommy Lee Jones torna dietro la macchina da presa (la sua prima volta era stata con Le tre sepolture, del 2005) per dirigere un film ambientato in un'atmosfera western (siamo nel Nebraska del 1855) coniugata al femminile, in cui al centro della storia c'è una pioniera, una donna forte e determinata, non disposta a scendere a compromessi con il predominio maschile e che per questo sarà condannata a una difficile vita in solitaria. Nella polverosa ambientazione western, Lee Jones muove la sua storia giocando con i suoi protagonisti e infliggendo all'uomo (per contrappasso) il frutto del male inflitto di principio alla donna. Seguendo questo acuto schema sarà infatti proprio la figura del ‘miscredente' (inteso qui come persona priva di qualsivoglia valore) a portare avanti - suo malgrado - un gesto di aiuto in grado di mettere a rischio perfino la vita. Il fuoco del film è tutto sulla figura di una donna vittima di una società maschile che la vorrebbe umile e servile (e allora sì che andrebbe facilmente in sposa) mentre la presenza di un carattere forte e di un cervello pensante la estrometteranno facilmente dallo schema societario. A rafforzare questo quadro sociale tutto a scapito del sesso femminile vi sono poi anche le tre donne impazzite, divenute bambole o streghe da esiliare, che non hanno sopportato la perdita del bestiame (Theoline), la perdita dei figli (Arabella) o le continue violenze inflitte dal marito (Gro). Lo stoicismo di Mary Bee diverrà dunque parte integrante della voglia di difendersi salvaguardando la dignità della donna, troppo facilmente abbandonata e messa da parte. D'altro canto anche la brutalità e il menefreghismo dell'uomo saranno (in parte) riabilitati dall'incontro con la donna, che nel suo estremo sacrificio compirà il suo ultimo atto di altruismo, dando alle tre donne la possibilità di trovare la propria strada e all'uomo di essere quell'Homesman che altrimenti non sarebbe mai stato. Sembra un film d'epoca eppure non lo è, perché racconta l'incipit di una battaglia al femminile lunga migliaia e migliaia di anni/miglia e che va avanti ancora oggi (pur se con termini e tempistiche assai diversi).

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Jones gira la prima ora di film divinamente, con inquadrature da pelle d’oca e una cura per ogni dettaglio in scena quasi maniacale, per poi perdersi sul finale per dare più spazio alla storia rispetto all’aspetto tecnico.
Storia che per due ore procede lenta e inesorabile verso il suo finale, trasportando lo spettatore in un viaggio nel pericoloso west con una compagnia non proprio “nella norma”, ma a cui inesorabilmente ci si affeziona e si diventa amici. Lo spettatore cresce insieme ai due protagonisti, cresce con loro e ne comprende i problemi e le ansie. Mary Bee è una donna all’apparenza forte, ma che porta dentro di se un disagio immenso, nascosto per anni agli occhi del mondo, ma che questo viaggio in compagnia del vecchio burbero porterà alla luce. George Briggs, all’apparenza un uomo privo di valori, non può più evitare di nascondere il lato più tenero e amorevole di se stesso e lo fa emergere nella maniera più controversa e vendicativa di sempre.
Jones, dunque, gira un film che, anche se a tratti può risultare imperfetto, racchiude la semplice storia di due persone comuni che si trovano a dover vivere un’avventura insieme che li trasformerà, a volte tragicamente, in persone nuove.
Un film che vi farà commuovere anche grazie alla bellissima colonna sonora di Marco Edward Beltrami.

Per concludere, “The Homesman” è un gioiellino da guardare un’infinità di volte, con gli occhi sempre lucidi, e cuore aperto verso le immense praterie del west.

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Un western stanco, inesorabilmente lento, ma non di quella lentezza magniloquente e ieratica alla Sergio Leone. Lento per consunzione interna, insufficienza di energie creatrici. Che poi oggi il western è genere impraticabile, ormai zombizzato, replica mortuaria del proprio glorioso passato. Al massino, come han fatto i furbi Coen con Il grinta, puoi tentare la strada del citazionismo e del cinema virgolettato e occhieggiante. Tommy Lee Jones invece al western sembra crederci ancora, purtroppo. Forse si era illuso che questa fosse una storia anomala, una storia che usa i codici e le convenzioni del genere per parlar d’altro, ad esempio di uomini versus donne con la solita guerra dei sessi, per esempio di follia. Ma non è bastato. Una dura e tosta farmer di una qualche parte del West neo colonizzato, senza marito e però ansiosa di trovarlo tanto da offrirsi in moglie a un vicino non proprio sveglissimo, si incarica per conto della comunità di riportare all’Est tre donne variamente colpite dalla follia, variamente impazzite, compresa una madre che ha ucciso il proprio figlio…

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