martedì 25 giugno 2013

Confessione di un commissario di polizia al procuratore della repubblica - Damiano Damiani

una storia che sembra scritta ieri, un film coraggioso, uno dei tanti per Damiani, con una sceneggiatura a orologeria, come è giusto.
poi pensi ai magistrati e ai corvi del palazzo di giustizia di Palermo, e allora il film è anche preveggente.
l'interpretazione di un grandissimo Martin Balsam, che ha lavorato in molti film che hanno fatto la storia del cinema (e morto a Roma, come James Gandolfini), commissario deluso e disilluso, rende il film davvero da non perdere - Ismaele





…In definitiva, "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica" è da consigliare a tutti gli amanti del cinema impegnato, ed in particolar modo di quel filone a metà tra crimine, poliziesco e dramma (colorito da ampie tinte politiche) che fece la fortuna di numerosi – e coraggiosi – registi italiani negli anni settanta.

…This is a bleak, depressing poliotteschi film with a good plot, great cast and very little action. Fans of poliziotteschi films that are able to get engrossed in films with little action will find a lot to like but otherwise Italian action fans are recommended to find their kicks in other films.

… un buon Film, che nonostante ha più di 40 anni è terribilmente attuale,per gli intrighi politici che argomenta,e ti accorgi che nel nostro belpaese poco è cambiato, e Damiani esaspera il tutto creando un clima di tensione, anticipando quello che sarebbe diventato il Palazzo di giustizia a Palermo negli Anni successivi, ed a un scontro tra  due poteri che fanno emergere  delle stoccate verso la giustizia che non funziona e le istituzioni assenti contro la mafia perché ormai collusa con essa in modo cronico,per un finale  che all'inizio ti fa rimanere interdetto perché non capisci, ma poi dopo realizzi gli intenti di Traini di non fermarsi davanti a nulla, anche se va molto a interpretazione, insomma ti fa riflettere molto e colpisce il bersaglio.
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lunedì 24 giugno 2013

Le capital - Costantin Costa-Gavras

una di quelle storie che ti da la certezza che l'unica cura per la malattia di cui soffrono nel film è l'esproprio e la confisca (come si dice anche qui).
è uno dei sempre più rari film di Costa-Gavras, e già solo per questo merita di essere visto.
non è all'altezza dei suoi migliori, ma è sempre un gran film, parente di "Wall Street".
provare per credere - Ismaele

Ps: dice bradipo qui sotto: "forse la parte meno convincente del film proprio perché è incredibile vedere certi potenti ragionare solo in base ai picchi ormonali", vorrei ricordare B., che da potente ha avuto una storia simile, un caso è improbabile, due comincia a essere una certezza, no?





…Le capital seguendo la storia di Marc, un pesce piccolo che gradualmente si trasforma in squalo della finanza, segue anche la sua metamorfosi morale suggerendo che il denaro oltre che la vita può cambiare profondamente anche le coscienze.
Tanto da diventare irriconoscibile anche agli occhi della moglie che si ritrova in casa un marito assente e che imbastisce una storia con un'avvenente prostituta di origini indiane capace di tirargli fuori tutti i suoi istinti peggiori (forse la parte meno convincente del film proprio perché è incredibile vedere certi potenti ragionare solo in base ai picchi ormonali).
Usando uno stile registico vivace e volitivo con dei picchi di visionarietà grotteschi (vedi i brevi frammenti in cui vengono visualizzati i veri pensieri di Marc), Costa Gavras riesce a rendere fruibile una storia che normalmente non lo sarebbe tra consigli d'amministrazioni, partite a scacchi tra dirigenti e milioni di euro spostati come se fossero bruscolini.

…Y lo más frustrante de su obra en general, si se quiere, es que lleva a la gran pantalla ideas sencillas, conceptos elementales de manual, sin la emoción, el encanto, la inteligencia, y sin la rigurosidad de otros de sus trabajos. Debemos conformarnos con que, y merece ser aclarado, es un thriller brutalmente entretenido. Pero poco guarda de ese estilo europeo y delicioso que el gran Costa-Gavras nos queda debiendo, aparentemente, para otra ocasión. Por lo demás, “Le capital” constituye una experiencia pasable, aunque totalmente prescindible. Inclusive para los fanáticos de este gran director.

…D’une belle clairvoyance quant au fonctionnement de cette mafia légale, Le capital bénéficie d’une réalisation efficace qui fait du long-métrage un thriller financier lorgnant fortement du côté du Wall Street (1987) d’Oliver Stone. Cette efficacité « à l’américaine » permet au cinéaste de capter l’attention du spectateur malgré l’aspect rébarbatif que peut avoir le milieu de la banque et ses montages financiers. Toujours clair, le propos souffre parfois de certains raccourcis franchement dispensables (pourquoi montrer des gamins uniquement captés par leurs écrans d’ordi ? Pourquoi avoir fait du grand méchant du film un consortium américain ?). Ayant parfois la main lourde – un péché mignon du réalisateur – Costa-Gavras n’en tire pas moins un signal d’alarme qui devrait être entendu par un grand nombre de citoyens. Il le fait en tous cas avec un indéniable savoir-faire et un sens de l’efficacité qui font de ce Capital son meilleur film depuis Amen.
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venerdì 21 giugno 2013

Actas de Marusia (Actas de Marusia: storia di un massacro) - Miguel Littin

girato in Messico due anni dopo il golpe cileno del 1973, con musiche di Mikis Theodorakis e la partecipazione del grandissimo Gian Maria Volonté, racconta una storia di violenza e sterminio, contro i minatori, e le loro famiglie, in sciopero, ad opera di un antenato di Pinochet.
l'ho rivisto adesso, dopo 36-37 anni dalla prima volta, non perde un grammo della forza che aveva, e ha.



la cantata de Santa Maria de Iquique, dei Quilapayun, nel 1979, racconta una storia uguale:

 

un film da non perdere, sicuro - Ismaele



QUI il film completo, in spagnolo


This is only film who shows how terrible was life during "The saltpetre age" (1880-1929) for working class in Chile. All the attempts to create worker unions were crushed by violence. Maybe the script show too bad the baddies and too good the good guys, but all these terrible carnages actually took place in some mines. Recommended for those who want to learn about a dark side of our History.

…Il film racconta un tragico episodio che si risolve in una vera e propria strage - i morti non si riesce neppure a contarli - tra i minatori di una miniera di salnitro nel nord del paese, a saldatura degli interessi delle compagnie minerarie straniere e di un governo che non tollera il dissenso, la protesta né, tanto meno, la rivolta sociale. Littin racconta questa storia in toni da ballata popolare, con un respiro a momenti epico, ispirandosi figurativamente al cinema rivoluzionario di Ejzenstejn (la marcia dei soldati nel finale), alle circonvoluzioni militanti di Jancsó e alla pittura diDiego Rivera. Un episodio, dunque, mai narrato al cinema né sui libri di storia, ma descritto dal regista cileno secondo schemi ormai consolidati.


giovedì 20 giugno 2013

La historia oficial (La storia ufficiale) - Luis Puenzo

un film forte e coraggioso, molto premiato quando è uscito, quando il ricordo del dramma argentino era vivissimo.
eccezionali i due interpreti principali, in una storia che è un crescendo incredibile, e che ti commuove.
grande cinema, da non perdere - Ismaele 


QUI il film completo, in spagnolo


"Il teatro argentino ha almeno quattro o cinque attrici di classe internazionale, ma in Europa pochi lo sanno e in Spagna non molti lo riconoscono. Una di loro è Norma Aleandro che, dopo anni di esilio, è tornata in Argentina per La storia ufficiale e per occupare il posto che le spetta sul palcoscenico. La carta vincente del film è lei. La ricordo alla conferenza stampa di Cannes parlare del suo personaggio, di questa Alicia che non le assomiglia ma che, secondo lei, avrebbe potuto catalizzare un processo di identificazione per otto spettatori argentini su dieci perché non è dalla parte dei carnefici ma nemmeno delle vittime come la maggioranza della popolazione argentina. Disse in quell'occasione una frase che mi fece riflettere: 'Nessuno vive fuori dall'ambiguità. La sottigliezza di quest'ambiguità la sento come un odore, di morte', Olor de muerte, disse. 'La storia ufficiale' è un film che fa onore all'Argentina." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 11 Febbraio 1987)

"I desaparecidos visti dall'Argentina, nel clima della libertà ritrovata, 'La Storia ufficiale', del quasi esordiente Luis Puenzo. Né odio né vendetta: una denuncia pacata, e tutta dall'interno, condotta con calore e tensione, dimostrando e, contemporaneamente, anche coinvolgendo; senza le visceralità di 'Missing' e senza voler essere a tutti i costi manichei. L'azione si ambienta nell'83, quando la dittatura militare che opprime l'Argentina comincia a disgregarsi. (...) Con il rischio, qualche volta, che tanto sentimento diventi sentimentalismo e che senza arrivare al viscerale - come appunto 'Missing' - si arrivi al passionale: specie là dove, per meglio disegnare opposizioni e contrasti si fa avanti la famiglia democratica del marito di Alicia, da lui tacciata di sovversione, e certi, confronti di Alicia con quanto via via le si svela, toccano corde che sfiorano il patetico. Ma sono rischi, e difetti, che non intaccano l'intensità di un film cui dà forza anche un linguaggio visivo particolarmente ispirato e vivido, sorretto, nel fondo, da musiche terse e pudiche. Lo struggimento maggiore, comunque, lo dà il viso provato ma ancora giovane della protagonista, Norma Aleandro, che con la sua mimica segna il tempo e i ritmi di tutta l'azione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 Febbraio 1987)

…"The Official Story" is part polemic, part thriller, part tragedy. It belongs on the list with films like "Z," "Missing" and "El Norte," which examine the human aspects of political unrest. It is a movie that asks some very hard questions. Should Alicia search for the real mother of her daughter? Is her own love no less real? What would be "best" for the little girl?
Alicia meets an old woman who may, or may not, be the grandmother of the adopted daughter. The two women become close, in a strange way. Political arrogance and heartlessness may have taken a child from one family and assigned it to another, but at some deep and fundamental level, these two women understand each other. Both of them are made to face the reality of losing a daughter, and although they should be enemies, they find strength from each other. The way this particular relationship is developed is one of the wonders of this film, and provides its emotional center, as love and honor try to find a way to exist in the face of official cruelty.
Alicia is played in the movie by Norma Aleandro, whose performance won the best actress award at this year's Cannes Film Festival. It is a performance that will be hard to forget, particularly since so much of it is internal. Some of the key moments in the film come as we watch Aleandro and realize what must be taking place inside her mind, and inside her conscience. Most political films play outside the countries that they are about; "The Official Story" is now actually playing in Argentina, where it must be almost unbearably painful for some of the members of its audiences. It was almost as painful for me.

…Relato que, desde un punto de vista estrictamente cinematográfico, se desarrolla con una estructura de corte bastante convencional, correcta y desprovista de cualquier concesión a la espectacularidad o el preciosismo. Puenzo muestra un buen dominio del ritmo narrativo, haciendo que la trama se desenvuelva con soltura y graduando el incremento progresivo de la tensión dramática de una manera muy bien medida. Ésa es una de las grandes bazas de la película: no deslumbra en ningún momento, pero tampoco es ésa su pretensión, y, en cambio, sí que consigue centrar perfectamente la atención del espectador y mantener despierto su interés a lo largo de todo el metraje...
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mercoledì 19 giugno 2013

Tesis sobre un homicidio - Hernán Goldfrid

ancora Ricardo Darín, in un film che non è dei suoi migliori, tratto da un romanzo di Diego Paszkowski.
il film non riesce a coinvolgere al massimo, non è "Il segreto dei suoi occhi", ma si fa vedere bene, Ricardo Darín è sempre Ricardo Darín - Ismaele





…El film recrea atmósferas familiares, es decir, todos se conocen de alguna manera y cuando no es así el director busca correlacionar lazos emotivos y de amistad entre todos sus personajes, situación que complica la posibilidad de un desenlace objetivo; juzgar es lo más difícil, tener pruebas de un asesinato lo es aún más y desconocer los motivos del acto desaprueba toda lógica de pensamiento y razón. Ante esta situación, el espectador queda sólo frente a sus propias conjeturas. Se trata, finalmente, de un antagonismo emocional, en donde la víctima deja de ser importante y lo que prevalece es el uso del poder, demostrar que quién tiene la razón tiene el conocimiento,  en caso de que la verdad absoluta existiese. Genial la metáfora de la pintura de Picasso, un cuadro surrealista transformado en una representación figurativa. La película es una fina alegoría sobre la subjetividad de la percepción.

…Tesis es un producto fallido en cuyo interior, sin embargo, parece haber quedado atrincherada otra película, la que podría haber indagado con mayor cuidado en el pasado que vincula a los personajes de Ammann y Ricardo Darín. Tal vez el único momento genuinamente inquietante de la película sea aquel en el que Darín observa una vieja fotografía para descubrir el afecto que lo unía a quien hoy es su enemigo. ¿Cómo entender que el film lance la idea de que ellos podrían ser padre e hijo para luego dejarla apagarse entre tantos otros desvíos? Es que Tesis nunca llega a las construcciones porque la narración se queda atorada en lasdistracciones, demasiado pendiente del brillo de los condimentos escenográficos (la visita al Malba, el show de Fuerza Bruta) y de los anzuelos argumentales surtidos que tienen un objetivo claro: infundir impresión de calidad cinematográfica y seducir por su convocatoria (inofensiva y apta para todo público) a la libre interpretación.

…Goldfrid se nota que todavía está verde y a la cinta le falta ritmo, tensión, emoción. La forma que tiene de narrar Campanella (Futbolín, Luna de avellaneda) en uno de sus mejores trabajos “El secreto de sus ojos”, también con Darín, que logra atrapara al espectador, le hace participe en esa búsqueda de la verdad y de no soltarlo en toda la trama no se consigue ahora y aunque uno no pierde interés, la cinta se resiente sobre todo por el carácter excesivamente reflexivo que tiene. La escenas de Ricardo Darín meditabundo son repetitivas y los giros de guión apenas sorprenden.
Estamos por tanto ante un trabajo muy discreto no tanto por sus dos protagonistas sino por el desarrollo que se le da. Una realización demasiado conservadora y un final que no tiene ni “chicha” ni “limoná”.
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martedì 18 giugno 2013

Ondine - Neil Jordan

Neil Jordan fa solo film bellissimi e capolavori.
questo, mai passato in una sala italiana, è solo bellissimo.
bravissimi gli attori, 
Colin Farrell e Alicja Bachleda, e poteva mancare Stephen Rea, in un film di Neil Jordan?
non dico altro, vi basta? - Ismaele

Ps: le selkie vi dicono qualcosa?




…L’essere in bilico fra razionalità e irrazionalità è uno degli aspetti più affascinanti del lungometraggio, questa indefinibilità di fondo mantiene alta l’attenzione per tutta la durata della pellicola, in cui non mancano però le occasioni di perdersi nei magnifici paesaggi irlandesi che, insieme alla già citata colonna sonora, dà vita ad atmosfere magicamente contemplative. Peccato per il finale in cui Jordan sbroglia improvvisamente e troppo velocemente la matassa abbandonando lo stile trasognante che caratterizza Ondine, un film che vuole dimostrare come attraverso gli occhi ingenui dell’infanzia anche la realtà più dura possa diventare magica.

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Difficile non farsi sedurre dall'Irlanda e dai suoi angoli meravigliosi e ancora più difficile sfuggire al fascino di una fiaba irlandese scritta in punta di penna e trasposta con leggera eleganza da Neil Jordan. Il cui cinema torna sempre a brillare quando ritorna all'alma mater e quando le dimensioni produttive ritornano ad essere nettamente inferiori al magniloquente gigantismo tipico di Hollywood. Sarà un caso ma i film migliori dell'inafferrabile Mr Jordan sono sempre quelli girati al di qua dell'oceano…

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…Quella raccontata in Ondine è una storia programmaticamente piccola, che si presenta come una fiaba per adulti e fa della leggerezza la propria ragione d'essere. Una leggerezza che però, a conti fatti, rischia di scadere nell'inconsistenza: perché se da un lato il veterano Neil Jordan (responsabile sia della regia che della scrittura del film) è abile nel tenere viva l'attenzione dello spettatore per oltre un'ora, gestendo con scaltrezza la sospensione del racconto tra mito e realtà, ed alimentando un'atmosfera da sogno ad occhi aperti attraverso il ritmo controllato i dialoghi rassicuranti l'ironia gentile e una spruzzata di erotismo, dall'altro si incarta proprio sul più bello, quando l'evoluzione del racconto, mettendo a nudo varie smagliature nello script, impone una brusca sterzata che il regista non cerca neanche di ammorbidire…

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…El eje Realidad – Deseo – Realidad se entrelaza con el de Mito – Realidad – Mito cuando Annie le pregunta a Ondine “¿Puedes curarme?”. La realidad de Annie es su enfermedad cada vez más discapacitante, lo que la lleva al deseo de que Ondine la cure y, quizás, explicado por la “Sincronía” jungiana, el deseo pueda realizarse si Ondine verdaderamente lo desea de corazón y se da la coincidencia… pero no es lo que ocurre en ese momento del film. Aquí Annie somete a Ondine a un interrogatorio. La conclusión de Annie INTUYE y PREFIGURA AL FUTURO el deseo de Ondine de ser feliz “con un terrestre” y lo que ocurre con su “traje de foca”.

ANNIE: ...los de tu especie pueden encontrar una felicidad inesperada... una felicidad inesperada con un terrestre.
Con base en el concepto de “Sincronía” de Jung, podría decirse que Annie percibe un conjunto de circunstancias que interpreta de acuerdo al Mito (es el conocimiento que Annie tiene en ese momento pero que puede cambiar). Su inconsciente –inmerso en el inconsciente colectivo- también capta que esas circunstancias tienen una alta probabilidad de continuar desarrollándose. El amor de una selkie con un terrestre es la explicación mítica que le permite a Annie prefigurar la relación de su padre Syracuse con Ondine, y que ella intuye desde que su padre le narra el “cuento”.

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…La plus grande force de ce beau film qu'est "Ondine", réside dans l'interprétation fiévreuse de Colin Farrell. Loin de l'univers anxiogène d'Hollywood, le comédien retrouve lui-aussi son île d'origine, et s'approprie avec intensité un personnage qui lui ressemble en de nombreux points : lui-même ancien alcoolique, Farrell a un enfant handicapé et est tombé sous le charme de la belle Alicja Bachleda. C'est dire si ce rôle lui était destiné. Bercée par la partition mélancolique de Kjartan Sceinsson (Sigur Ros), son histoire se teinte d'un onirisme envoutant, à la lisière du fantastique (le chant d'Ondine...), là où la relation touchante, liant Syracuse à sa fille, bénéficie d'un réalisme bienvenu. Ôde à l'Irlande, à ses paysages et à son peuple, ôde à la force du conte et de la légende, "Ondine" déroule donc son charme étrange et émouvant, jusqu'à un dernier tiers qui, s'il remet en cause le mystère entourant la Selkie, finit de faire de ce film une magnifique histoire d'amour. Iontach

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…The story might be bumpy and the dialogue uneven, but Jordan is immensely skilled in creating mood. Ondine is, simply, a beautiful film to look at…

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…Ondine rappresenta quindi il ritornare ad una dimensione più familiare ma anche, ci sembra, l’ingannare l’attesa di progetti più sentiti o inseguiti (l’adattamento di The Graveyard Bookdi Gaiman e finalmente The Borgias, resuscitato sotto forma di serie televisiva). Se infatti non si fa fatica a ritrovare molti dei temi cari al regista, molte delle costanti del suo cinema e anche volti noti (Stephen Rea, qui al nono film con Jordan, che interpreta il prete cattolico del piccolo villaggio della contea di Cork, zona nella quale il film è ambientato e girato), l’impressione generale è comunque quella di un film realizzato senza troppa ispirazione, ma non per questo poco interessante…

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…The film is plainly invested in myths, wishes, and stories: Syracuse tells them to Annie and regularly asks her if anything “strange or wonderful” has happened. Annie often talks about Alice in Wonderland as well as the legend of Selkies. Still, Ondine goes over like a gentle breeze. It encompasses darkness too, both literally, with scenes shot in ink-black night or gray Irish days, and figuratively, with Annie’s mum (Dervla Kirwan) still drinking and her boyfriend (Emil Hostina) a fight-loving clod.

Annie also suffers, from kidney failure. But even as she must rely on a wheelchair, she, even more than Ondine, brings considerable light to the film. A smart, curious kid who doesn’t feel sorry for herself, Annie spends weekends “practicing my wheels” and insists her classmates are jealous. In turn, the adults in Annie’s life don’t condescend, and Ondine in particular forms an easy friendship with the girl.

Such emotional complexities don’t preclude comedy, most evident in the dry repartee shared by Syracuse and his priest (Stephen Rea) in the confessional booth. Their exchanges underlineOndine‘s sly, joyful combination of convention and inventiveness.

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Eri Eri rema sabakutani - Shinji Aoyama

la chiamano "la malattia dei lemming", non sanno come fare.
un mondo che sta morendo, la musica contro la morte, la volontà di morte, in un film che non ti dimentichi.
a me è piaciuto molto - Ismaele




…Aoyama fonde gli strati della percezione alla ricerca di nessi di congiunzione tra i sensi: studia l’immagine nel suo contesto sonoro, nelle “vibrazioni” tattili che produce, e, infine, così trascinate nel mondo fisico, le osserva mentre cercano espressione visibile passando dentro i corpi e provocando in loro cambiamenti e reazioni. Un percorso circolare che asseconda il racconto di un mondo del futuro prossimo, decimato da uno strano virus. Chi ne è colpito perde desiderio per la vita e si suicida, senza possibilità di previsione né di essere fermato. La ripetizione del gesto del suicidio instaura una sorta di ritmo interno, visibile, che però un’interferenza sonora può disturbare e, quindi, deviare. L’idea di Mizui e Asuhara (quest’ultimo interpretato dal musicista Nakahara) è proprio questa: cercare il suono che può far guarire dal male e ripeterlo, amplificarlo, dilatarlo, diffonderlo nel vento. E alla fine mostrare l’attimo della guarigione di una ragazza, non a caso, bendata. Questo suono lo cercano nei rumori del mondo, nel flusso delle cose, nell’acqua e negli alberi, nella vita e nella morte. Con i loro microfoni registrano i lamenti inascoltati di chi si è lasciato morire, forse cercano l’attimo in cui il virus ha avuto il sopravvento, quella frazione di tempo necessaria a compiere un gesto. Quale suono avrà prodotto? Quali tracce ha lasciato nell’aria? Registrare tutto per poi riascoltarlo e rielaborarlo sembra essere il loro scopo, fino a raggiungere la purezza di un segno che, solo in ultima istanza, trascende la fisicità e, come la musica rock, salva la vita…

…Un film stranissimo per i canoni occidentali. Forse però è la cosa più simile all’arte che mi sia mai capitata di vedere in una pellicola senza sfociare nel campo dell’autocompiacimento registico. Il titolo tradotto significa Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?, la frase detta da Gesù sulla croce prima di morire.
La storia c’è e si sente, ma è lasciata in secondo piano privilegiando le immagini ma soprattutto i suoni. Si potrebbero fare mille riflessioni e considerazioni sul significato della malattia e perché il noise riesce a combatterla, ognuno può trovare la sua personale opinione. I due ragazzi alla ricerca dei suoni trasmettono un immenso senso di amore per la musica e sembrano dei bambini alla scoperta del mondo. Il concerto poi mi ha incantato, con inquadrature ed effetti sia grafici che acustici stranissimi.
Devo però dire che i ritmi sono lenti e sicuramente può annoiare un po’, ma poi ci sono scene che davvero tolgono il fiato! Potrebbe essere paragonato ad un museo con parecchie statue o quadri belli ma dei quali alla fine ci si stanca, con però delle opere che ti lasciano a bocca aperta!
Consigliato agli amanti del bello!...

Aoyama reinventa o filme de ficção científica depois de Ferrara («New Rose Hotel») e Godard («Alphaville»). É uma parábola sobre a vontade de morrer, num futuro infectado por um vírus que revela a tristeza mais profunda nas pessoas. 
Na sua fragmentação sonora e visual, «Eli Eli Lema Sabatchani?» é uma obra de muitas histórias, não apenas de uma. Os eventos passados de cada personagem abrem constantes brechas no presente, como se a memória fosse uma dolorosa intrusão em vez de uma apaziguada evocação. A devastação neste mundo pode ser geral, mas não deixa de ser algo de muito secreto e individual. 
A procura e registo de sons pelos dois músicos, a música dissonante e agressiva, as composições dos planos em scope, e outros elementos audiovisuais muito expressivos, fazem do filme uma forte e complexa experiênciasensorial.

… Eventually he does play for the girl, and it’s one of the most beautiful sequences in recent film, of any genre, from any country. The film itself is crammed with gorgeous visuals, but this one raised goose bumps: Asano, playing a squealing, crying guitar, standing in a field, a seagull super-imposed over him in mid-flight. It’s a curious image, yet is no less powerful for being so enigmatic. When he collapses at the end of his performance, after giving his all, you really feel that exhaustion. Some online have complained that the sequence is too long. To them I say, watch it again, and this time really listen.
As with Eureka, Aoyama here isn’t so much looking for answers as he is musing on questions. “How can you tell the difference between virus suicide and real suicide?” Mizui asks. You can’t, of course. It comes down to the will to live. All that time devoted to two guys making music? It’s music as catharsis, a reason for living. Even in such a bleak world, it’s a reason to live.
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…Ma veramente basta la musica per salvare l' umanità dall' autodistruzione? Ed è qui che entra, con passo leggero, una critica alla società giapponese, Paese con un altissimo tasso di suicidi dove forse il virus è solo una scusa per nascondere malesseri più radicati per i quali non ci sono fantomatiche cure. Eppure, anche qui, niente di così incisivo da far sparire il dubbio che quell' insistenza nel proporre la musica noise (che, per carità, sono certo che avrà i suoi ammiratori) si riduca ad un compiaciuto espediente per mettere in bella mostra le esecuzioni live del musicista Masaya Nakahara e dello stesso Asano. Un dubbio che, purtroppo, non permette di essere tanto generosi nel giudicare il film.