lunedì 18 aprile 2022

Francesca - Bobby Paunescu

l'Italia è sullo sfondo di Francesca, e ha una fama pessima, chissà perché.

Francesca non riesce più a vedere un futuro in Romania e decide di partire verso l'Italia, per fare, forse, la badante.

deve lasciare la mamma e il fidanzato, che era entrato in giri strani, con gente senza troppi scrupoli.

il film non lascia scampo per chi inizia a vederlo, dopo non può smettere di vederlo.

un bel film, se lo trovate - Ismaele

 

 

 

 

Ben dialogato e recitato, scandito sul tempo reale dei lunghi piani-sequenza e delle inquadrature fisse, il film procede senza mai cadere nella trappola della tesi o del messaggio da gridare al mondo, semplicemente diritto verso una fine sempre più prevedibile ma non per questo evitabile.
Il capitale investito ha un nome proprio, Monica Birladeanu: nota (come Monica Dean) negli Stati Uniti, si cala credibilmente nel ruolo di un'ignota (per noi) trentenne rumena divisa tra i sogni e gli affetti. Il resto è cinema di pochi mezzi ma più che sufficienti, che non si segnala per novità ma si fa apprezzare per lo stile sincero e la leggerezza del tocco, nel maneggiare temi di cui è impossibile negare il peso.

da qui

 

 

…Se da un lato infatti la decisione della protagonista è il pretesto per mettere in bocca a diversi personaggi la paura dei romeni nei confronti degli italiani e non viceversa (con tanto di citazioni esplicite su fatti di cronaca nera e politica degli ultimi mesi), dall’altro lo è anche per mettere in scena personaggi e situazioni che descrivono un mondo fatto sì di difficoltà, corruzione, criminalità più o meno spinta, ma che non lo è né più né meno di quello relativo ad altre nazioni e che è tutto tranne che esente da umanità e comprensione.

Francesca - che non esalta e non colpisce per particolari guizzi, ma che nemmeno fa lasciare la sala con amaro in bocca o con fastidio – va di sicuro riconosciuta la schietta sincerità con la quale racconta la sua storia, la voluta (e provvidenziale, in casi come questo) scelta di non indugiare nel dramma e nella retorica, nella costante ricerca di un punto di messa a fuoco che non sottraesse nulla senza dire troppo. E il risultato è nel complesso dignitoso, pur senza spiccati tratti identitari, grazie anche all’equilibrio e alla fluida naturalezza della scrittura.

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Dove il film riesce a fare il suo gioco è nella schiettezza dei suoi interpreti e dei dialoghi che recitano (e la vittoria della querela della Mussolini farà vedere il film in versione integrale), con la bellissima Monica Birladeanu a caricarsi, com’è ovvio, l’intero peso emotivo della pellicola. Pellicola che però, nel suo voler raccontare presente e ipotesi di futuro, in realtà non fa un passo avanti.

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Con una regia a dir poco acerba, la storia si sviluppa in tempo quasi reale, registrando passo, passo, i pochi giorni che precedono la partenza per l’Italia, dove il solito anziano attende la sua badante.
Francesca, bellissima ma un po’ legnosa, spolvera la casa, si dipinge le unghie, chiede a tutti un parere, consola un amico gay sull’orlo di una crisi di nervi e ama, incomprensibilmente, Miza, insignificante e codardo ragazzo minacciato da un boss che gli ha prestato una considerevole cifra per portare a termine un affare sporco.
Francesca vuole partire, certa di potercela fare e di poter aiutare Miza.

L’impianto narrativo si presenta con momenti di forte discontinuità, penalizzato ulteriormente da un dialogo di scarsa tenuta, che esplicita noiosamente ciò che si è già abbondantemente visto o che scontatamente si può immaginare.
La macchina da presa si muove come se avesse una vita a sé: si incanta e poi trasale muovendosi in panoramica per seguire un dialogo o un’azione, per poi riassopirsi nel fisso di inquadrature dalla durata inspiegabile.

Francesca è un film che partiva con i buoni propositi di un ritratto dal vero, ma che si è ridotto alla pedante registrazione di una realtà immaginata e di scarso interesse.

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