mercoledì 3 novembre 2021

Sieranevada - Cristi Puiu

gli incontri familiari nei quali s'incontrano tanti parenti sono pericolosi, si inizia ridendo e scherzando, e poi c'è spazio per tutto il non detto, il sepolto, il rancore nascosto, l'ansia di non poter più tacere, dolori e ricordi che affiorano, e nessuno si salva.

se poi la famiglia è allegoria di una nazione intera (e non solo?) non si salva nessuno, chi può dirsi tranquillo nelle tempeste perfette che a rotazione esplodono?

si ride anche (forse per non piangere?).

un film fatto in casa, nel senso del set cinematografico, esplosivo.

un gran bel film, siete avvertiti che alla fine si raccoglieranno molti feriti, in questa "festa" per ricordare il morto.

buona visione - Ismaele


 

 

Ambientato a pochi giorni dai tragici fatti che coinvolsero la redazione di Charlie Hebdo, Sieranevada mette in scena una popolazione irosa, pronta allo scontro fisico in ogni occasione, incapace di fidarsi del prossimo – fosse anche la moglie, il marito o la madre – e dominata dalla paura. Tutti i personaggi sono schiacciati da un passato, sia personale che storico, che non riescono a dominare e che li soffoca un giorno alla volta. Vivono nel frastuono, e proprio il lavoro sull’audio suggerisce una volta di più lo spaesamento a cui vanno incontro: Puiu fa scaturire da una radio (invisibile agli occhi dello spettatore) i brani musicali più disparati, da Bach agli Ace of Base, da Fabrizio De André agli Ultravox, da Blondie a Maledetta primavera di Loretta Goggi.
Tra ragazzi che non sanno trovare una propria collocazione (la giovane croata che collassa ubriaca su uno dei letti è fin troppo emblematica) e anziani che si attaccano a rituali a dir poco stantii, si colloca una classe di mezza età disillusa, priva di slancio e di ideologie, interessata al futile e incapace di guardare all’universale. Uno spaccato tragico della Romania che è a ben vedere sguardo aperto sull’intera Unione Europea, e sulle sue mancanze e storture. Gli uomini di casa hanno ancora il tempo di lasciarsi andare a uno sghignazzo colpevole e un po’ sommesso, ma una risata oramai non è più in grado di seppellire nessuno. Soprattutto il proprio senso di colpa.

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C’è dunque certamente dell’ironia nel racconto allestito con tanta cura da Puiu, che orchestra la dinamicità delle situazioni e dei dialoghi con maestria nonostante la difficoltà, dovuta al fatto che, come si diceva, non accade nulla. Proprio perché in fondo nulla accade, ma tanto, e forse troppo animatamente, si discute, a Lary che funge un po’ da alter ego dello spettatore non resta che darsi alla risata (sotto i baffi naturalmente). Ma al di là della risata, amara o spensierata che sia, resta in sottofondo la consapevolezza di assistere alla radiografia di un conflitto tra generazioni che presto ingloba l’intero spazio scenico e tutti gli individui presenti, emblematico in questo senso il litigio tra l’anziana comunista e la sorella di Lary che tiene a ricordare le vittime e i danni del comunismo in Romania.

Sieranevada risuona allora dei toni di un conflitto che ha il gusto amaro dell’homo homini lupus, senza esclusione di colpi, in un senso purtroppo molto letterale del termine. Ci si insulta pesantemente, dall’orrore comunista al sesso orale con l’amante ci si accusa di atti vergognosi e alla fine inevitabilmente si alzano pure le mani. Puiu restituisce in definitiva l’immagine poco rassicurante di una classe borghese che, tra manie di complottismo e un difficile rapporto con la storia recente del proprio paese, diventa un po’ il simbolo di un’Europa senza timoni, alla ricerca esasperata di un futuro al quale potersi saldamente aggrappare.
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…Cristi Puiu tiene el gran mérito de conseguir crear un microcosmos simpático y gracioso en un escenario tan reducido, en el cual Mimi Branescu transmite ambos rasgos a la perfección y de forma extraordinaria. Igualmente, el amplio reparto funciona muy bien en su conjunto sin apreciarse ninguna laguna. Estamos ante una brillante comedia de humor negro filmada prácticamente en tiempo real.

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In un film tutto racchiuso nelle pareti domestiche, tranne due scene girate in esterno una delle quali in apertura, Puiu si dichiara fin da subito, grazie ai movimenti della macchina da presa, come colui che spia e ci fa spiare uno spaccato di società su cui lascia a noi di esprimere un giudizio. Ci chiede cioè se la negazione sistematica della realtà imposta da un regime ormai relegabile nel passato abbia avuto così tanta forza da protrarre la sua influenza sul presente oppure se l'oggi non sia stato capace di produrre validi anticorpi accontentandosi della morte del Padre della Patria come se ciò fosse sufficiente. Chi poi volesse anche interrogarsi sul senso del titolo del film è bene che sappia che oltre sulla vaga reminiscenza western Puiu puntava soprattutto su un titolo che non potesse essere cambiato all'estero.

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Fin dall'inizio, il cugino Gabi, partendo da dei dubbi sulle immagini della strage alla redazione di Charlie Hebdo, si fa portatore delle teorie complottiste post-11 Settembre e Lary non fa che schernirlo (insieme al cognato Sebi che si trovava a New York proprio quel fatidico giorno), contrapponendo la logica linearità della verità ufficiale; quando la discussione viene riesumata per l'ennesima volta di dronte a Relu, fratello militare del protagonista, egli prende posizione contro le granitiche quanto ciniche certezze di Lary - ed è il primo momento in cui il personaggio tace non sapendo ribattere. In un'altra scena, la sorella di Lary si confronta con un'anziana amica di famiglia, comunista militante e nostalgica di Ceauşescu mentre questa strepita le sue verità sulla bontà e la giustezza dei sacrifici compiuti in nome degli ideali socialisti, la giovane donna si mette a piangere, non volendo ascoltare per l'ennesima volta le stesse sciocchezze e Lary, invece di schierarsi in difesa della sorella, blandisce la "nonna" col solito tono caustico e mellifluo. Nella parte finale, Lary non può trattenere le risate quando Ofelia rinfaccia a Toni di averla tradita facendo sesso orale con la moglie di un vicino. In mezzo si svolge una sequenza che sta fuori dal canone familiare: Laura, bloccata da una macchina in doppia fila, chiama in soccorso il marito ma l'arrivo di Lary non fa che peggiorare la situazione creando un violento alterco con dei passanti, alla fine del quale l'uomo, piangendo, racconta un aneddoto riguardante il padre e confessa, tra le righe, che come lui è un traditore. È il secondo momento in cui il personaggio mostra la sua crisi, il proprio vuoto interiore e il primo in cui si espone sinceramente davanti a qualcun altro…

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al igual que Tati, Puiu comprende que la mejor forma de tratar los temas es desde la risa. El frenesí y la sucesión de situaciones convierten a Sieranevada en una comedia familiar en la que cada chiste esconde una reflexión o al menos pone en evidencia un punto en particular. Estos signos de exclamación funcionan como un refuerzo, como un valor agregado que ayuda a que el interés del espectador no decaiga. Y de la misma forma que con el trabajo de la puesta en escena, este recurso no se siente forzado, sino que tiene una naturalidad que asombra al momento de salir de la sala. Puiu siempre apuesta a lo orgánico, a escapar del mecanismo para acercarse a nuestra realidad.

Es esa naturalidad la que abre una vía de escape a las estructuras tradicionales y la que permite que el filme funcione. Porque si uno se detiene a pensar, somos testigos de una situación y no de una narración. La situación en este caso es esta reunión familiar y lo que captura es precisamente eso, los eventos que suceden en la reunión, sin enfatizar en unos u otros. La decisión de mantener un orden cronológico y no manipular la duración de los acontecimientos para elaborar una pseudo curva dramática es la clave para generar esa sensación de autenticidad que acerca al filme a la realidad particular del espectador…

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