venerdì 26 gennaio 2024

Il campione - Leonardo D'Agostini

un campione di calcio coglioncello, dotato più di talento calcistico che d'intelligenza e cultura.

i dirigenti della squadra decidono, dopo alcune bravate da galera, che il giocatore (Andrea Carpenzano) debba prendere il diploma e viene contrattato un precettore privato (Stefano Accorsi) per seguirlo come fosse un bambino.

il rapporto fra i due è complicato, all'inizio pieno di incomprensioni e imbrogli, da parte del giocatore, ricco e viziato.

ma il professore è testardo, nonostante le umiliazioni subite e va avanti finché può.

come va a finire lo vedrete voi, di sicuro è un bel film, ben scritto, ben diretto e ben interpretato.

una bella sorpresa, dategli un'occasione, non ve ne pentirete.

buona (scolastica - sportiva) visione - Ismaele


 

QUI il film completo, su Raiplay

 


Matteo Rovere e Sydney Sibilia hanno un’idea di cinema che ci piace. Nuova, attenta alla produzione americana, alle serie e ai tanto sbandierati “generi”. Da loro, come registi, sono arrivati "Smetto quando voglio", "Veloce come il vento" e "Il primo Re", tra i migliori film degli ultimi anni, e ora nelle vesti di produttori arriva "Il Campione", diretto da Leonardo D’Agostini, dove la mano di Rovere/Sibilia si vede eccome.

Il film, scritto da Giulia Steigerwalt, insieme a D’Agostini e Antonella Lattanzi, racconta la storia di un giovane e famoso calciatore e del suo rapporto, dapprima forzato poi indispensabile, con un professore che dovrà prenderlo per mano e portarlo, tra mille ostacoli, fino all’esame di maturità…

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…D’Agostini è anche capace di costruire ad un ritratto credibile del calcio come industria di intrattenimento, in cui i giocatori passano dalla cresta dell’onda ad essere carne da macello, fagocitati da una fama che – sopratutto se molto giovani – non sono in grado di gestire. Per la sceneggiatura ci si è basati su storie reali, come quelle di Antonio Cassano, Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimović; le sequenze di calcio giocato (che in un film su questo sport non sono poi così tante come ci si potrebbe immaginare) sono state realizzate con la supervisione e i veri atleti dell’AS Roma e altre società sportive italiane. Un lavoro che conferisce al film anche un indubbio realismo, lasciando in chi guarda la sensazione di una messa in scena autentica.

A rendere ancor più “reale” il film di D’Agostini contribuiscono le interpretazioni di Accorsi e Carpenzano, entrambi particolarmente convincenti nei ruoli. Da una parte il professore dimesso e “perdente”, ma dal gran cuore, dall’altra il campione incompreso, che al contrario di quel può sembrare non ha fiducia nelle proprie capacità: i due diventeranno dei punti di riferimento l’uno per l’altro, riscoprendo ciò che veramente conta nella vita.

Il campione è un romanzo di formazione pensato per un pubblico il più ampio possibile, non solo per gli amanti del calcio – che è meno “ingombrante” nella storia di quanto si potrebbe immaginare – ma anche per chi non si è mai interessato a questo sport. Una favola a lieto fine che, con la sua semplicità, non lascia indifferenti.

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Apprezzabile favoletta formativa, in cui non c'è nulla di realmente originale, ma è ottimo il voler raccontare una storia senza strafare. Il film è interessante dall'inizio alla fine e funziona il gioco a due tra Carpenzano e Accorsi.

Chi si aspetta da un film come "Il campione" una storia dallo sviluppo originale e imprevedibile può benissimo lasciar perdere in partenza.

Chi invece si aspetta di vedere un film ben fatto, piacevole e capace di creare interesse allo spettatore invece troverà pane per i propri denti.

Ogni tanto fa piacere vedere un film italiano più curato del solito, evitando certi pressappochismi fastidiosi, pur dovendo incorrere in qualche luogo comune (il calciatore con la vita sregolata, col padre a spolparlo e l'immancabile macchinone, con il protagonista che in questo caso più che un Balotelli appare essere un Cassano con però qualcuno che riesce a metterlo in riga a livello intellettivo).

Il film allora funziona, proponendo quella che tutto sommato è una favoletta formativa, evitando esagerazioni e forzature gratuite: quando non si ha l'ispirazione per proporre qualcosa di originale, allora è più serio evitare certi voli pindarici, limitarsi a raccontare la storia senza andare a prendere in giro lo spettatore…

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giovedì 25 gennaio 2024

Black Box - La scatola nera - Yann Gozlan

Mathieu (un bravissimo Pierre Niney) è un dipendente dell'ente di controllo dell'aviazione francese e la sua specialità è quella di poter capire cosa succede ascoltando le registrazioni come quelle delle scatole nere.

cade un aereo, muoiono centinaia di persone, Mathieu capisce che qualcosa non convince nella versione ufficiale della tragedia, ma non ha gli elementi per dimostrarlo.

ma lui non molla e riesce a trovare le prove di quanto è successo, lo chiamano complottista solo perchè cerca e trova le prove di un complotto, ma tutto si paga.

peccato che il film non sia passato al cinema, è proprio un gioiellino da non perdere, nessuno sarà deluso.

buona (misteriosa) visione - Ismaele


 

QUI il film completo, su Raiplay

 

 

…Dietro la regia accurata e dinamica del regista francese Yann Gozlan, classe 1977 e noto per i suoi riusciti precedenti Captif (teso horror del 2010), Un homme idéal (thriller del 2015 con protagonista nuovamente Pierre Niney) e il film action Burn Out, questo teso Black Box racconta, sotto le spoglie di un thriller ad alta tensione, una indagine serrata attraverso la quale uno scrupoloso controllore si ritrova a smascherare gli oscuri complotti orditi dai costruttori aerei, volti a dare avvio ad una nuova era per il trasporto aereo.

Il ritmo serrato, la bravura degli interpreti, e la buona dinamica di regia, rendono il film un prodotto di intrattenimento del tutto riuscito e coinvolgente, in grado di farsi seguire con attenzione lungo tutte le oltre due ore di durata del film.

Ottima nuova prova per l'ormai famoso divo francese Pierre Niney, alle prese con un ruolo che risulta coinvolgerlo ed appassionarlo al punto da rendere questa sua prestazione, come una delle più coinvolgenti della sua già nutrita carriera di volitivo interprete.

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…Black box ofrece una perspectiva ingeniosa y diferente dentro del género. Evita caminos demasiado fáciles y aborda la trama con solvencia, logrando una base bastante realista y entretenida. Su desconocido enfoque analítico en las entrañas misteriosas de un avión, cómo despliega la evolución de los protagonistas a partir de ahí y de qué manera mezcla personas, eventos y experiencias, es un ejercicio diestro e interesante. Desentraña los secretos de un vuelo con la poesía de la atención y permite que la verdad florezca a un ritmo perfecto y extenuante.

De principio a fin, los estímulos nos sumergen en la película. Recorremos los lugares y viajamos entre grabaciones como verdaderos personajes. El apartado técnico, especialmente en lo referido al sonido, nos obliga a permanecer en el eje de tensiones y a comprender la historia a través de los sentidos del analista principal. Esto hace que Black box sea asfixiante y estético, que avance con intensidad dentro del marco ficticio…

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mercoledì 24 gennaio 2024

Tutti giù per terra – Davide Ferrario

ci sono film che sono indimenticabili e rasentano la perfezione, 

Valerio Mastandrea è già grandissimo, i dolori del giovane Walter sono quelli di una'intera generazione,

la musica dei CCCP sembra scritta per il film.

non perdetevelo, se vi volete bene.

buona visione - Ismaele

  

 

QUI il film completo, su Raiplay

 

  

Uno sguardo sbilenco su una generazione di sottovuoti spinti creati dalla mancanza di prospettive.L'inizio di un cammino in una società che non fa nulla per essere accogliente,anzi.Un contesto urbano tanto livido e tetro quanto è vivace l'intelligenza del protagonista,ventiduenne in ritardo sugli appuntamenti della vita ma dotato di ironia arguta e sferzante sugli altri ma soprattutto su se stesso.E se poi vogliamo sottilizzare(ma neanche tanto) possiamo anche reperire nel film di Ferrario uno dei temi classici della teen comedy a stelle e strisce:la perdita della verginità come simbolo del termine di una viaggio iniziatico adolescenziale.Solamente che il nostro l'adolescenza l'ha superata da un pezzo.La vita di Walter è un susseguirsi di incontri dal sapore grottesco e surreale descritti in maniera sapida ed esilarante dalla sua stessa voce fuori campo(vivaddio finalmente ua voce fuoricampo che non irrita ma serve a qualcosa).Lo stile registico è modernissimo con inquadrature oblique e tutta una serie di scelte stilistiche che rendono il film totalmente distaccato dalla realtà locale che sta descrivendo che a sua volta viene deformata ad arte,filtrata e in qualche modo resa universale.Tutti giù per terra non sembra un film italiano,sembra un film appartenente al free cinema inglese(e qualcosa vorrà dire la dedica a Lindsay Anderson).Un'opera umorale,anarchica a cui Mastandrea infonde la sua ironia da borgataro acido sempre tra il greve e lo stralunato.La colonna sonora è fondamentale nel film:formalmente è firmata CSI ma sono molti i brani del loro vecchio repertorio quando ancora si chiamavano CCCP.Le parole di Giovanni "Lindo" Ferretti arrivano ad essere il pensiero ad alta voce di Walter,commentando le varie situazioni e sottolineando i vari gradi della sua paranoia esistenziale(vedi l'uso di Oh Battagliero! o dell'incipit di Mi ami  quando Walter è al cinema a vedere il film a luci rosse) Se esiste un icona del malessere generazionale allora quella è il Walter di questo film.E non è detto che la tanto agognata prima esperienza sessuale possa farlo crescere definitivamente.Una crescita modesta,una crescita molesta.Forse neanche quella.

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una commedia molto particolare in cui l'ironia non manca di certo.Tra la critica di certi aspetti della nostra società e la voglia di crescere in qualche modo, viene rappresentata la vita del giovane Walter (Valerio Mastandrea),un ventiduenne forse un pò troppo particolare (ma in fondo nelle sue stranezze c'è molto da imparare).Il film è girato con uno stile fresco e divertente e le voci fuori campo del protagonista introducono molto bene le scene e i suoi stati d'animo.Si parla di un periodo di vita che bene o male tutti abbiamo passato (o stiamo ancora passando!)dall'università al militare, dal sesso al lavoro...tutto per la ricerca della libertà, perchè come introduce all'inizio del film il protagonista l'importante era che "Io mi sentivo libero...nel senso che non c'avevo un cazzo da fare...!"

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Giro giro tondo, senza cadere in terra. La vita dispensa angosce, ma anche sorprese e si può diventare inaspettatamente adulti sul pavimento di un negozio.

A volte accade che qualche film, grazie all'armonica presenza delle giuste componenti, riesca a diventare un perfetto manifesto di un tempo, di un luogo, di una generazione, di un particolare universo del vivere. Ecco, "Tutti giù per terra" è l'impeccabile raffigurazione delle problematiche giovanili di un tempo non troppo lontano, dei turbamenti ed i dubbi che un ragazzo (od una ragazza) si pongono inevitabilmente in una determinata fase della vita. Buono il ritmo, perfettamente calibrata la colonna sonora, perfetto Mastandrea nella parte dell'universitario disilluso che combatte con famiglia, lavoro, istituzioni e sentimento. Una illuminata fotografia generazionale che calza a pennello con gli anni novanta, un contesto storico dove si rischia(va) di essere presi a calci come "animali stronzi". Il difetto: va contestualizzata. Ma se lo si fa, è un piccolo, meraviglioso capolavoro. Storico.

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Questo è un filmone, il classico Romanzo di formazione costruito su misura per gli anni '90 ma allo stesso tempo pregno di quei respiri universali che rendono un'opera adatta ad ogni contesto storico. Il protagonista non può non piacere, Mastrandrea è perfetto nel ruolo un po' scazzato e un po' cazzuto dell'adolescente che sfida il mondo ed il sistema col suo menefreghismo ma anche la sua perspicacia ed il suo amore per l'arte. Inevitabilmente, e con un pizzico di amaro, sarà il sistema a soggiogare in qualche modo lui ma non senza prima averci rimesso alcune delle sue regole. La scena del carro funebre che sfreccia lungo la stradina è emblema perfetto della ribellione del protagonista che accetta il testimone dalla sua defunta zia (una brava Caterina Caselli). La regia è ottima, frizzante e di polso, con segni di stile innegabili ma la vera differenza la fa la colonna sonora, quasi interamente a firma di CCCP/CSI che da sola rappresenta un intero universo adolescenziale con le sue musiche graffianti ed i suoi testi dallo slang eternamente moderno.

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lunedì 22 gennaio 2024

Harry un amico vero – Dominik Moll

un amico come Harry è impossibile da gestire, lo saluti una volta, gli dai un dito, si prende il braccio e tutto il resto.

il film inizia senza troppi colpi di scena, poi si parte, Harry è un amico, un diavolo, un pazzo, spinge tutti a fare quello che vuole lui, è gentile, lui offre, senza niente in cambio e diventa il deus ex machina della famiglia.

un film dell'orrore quotidiano, senza sconti, e con le immancabili, sorprendenti, vittime. 

un gioiellino da non perdere, promesso.

buona (amichevole) visione - Ismaele 



 

QUI il film completo, con sottotitoli in spagnolo

 

 

 

Fa sobbalzare questa storia di una strana amicizia ritrovata che diventa con il passare dei minuti un viaggio nella follia del protagonista che facendo leva sull'insicurezza e sull'assoluta ordinarieta' del tranquillo padre di famiglia non esita ad uccidere tutti quelli che si frappongono... Il finale è discretamente shock:il padre di famiglia diventa una belva ferita uccidendo il suo persecutore e nascondendone il cadavere,quindi mettendosi all'incirca sullo stesso piano:moralmente come lo giudichiamo? Meditate gente meditate..

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In viaggio per le vacanze con la sua famiglia, Michel (Lucas) incontra fortuitamente Harry (Lopez), un suo compagno del liceo. Invadente, mefistofelico e inopportuno, Harry riesce a farsi invitare con la sua compagna Prune (Guillemin) da Michel. È nella residenza montana di Michel che iniziano ad accadere strane cose: i genitori di Michel muoiono in un incidente stradale, il fratello sparisce e la presenza di Harry si fa sempre più opprimente. Fino a quando a Michel non diventa tutto improvvisamente chiaro…
Dominik Moll è abilissimo nel tessere una trama avvincente sulla falsariga di film acquatici come Ore 10: calma piatta, Cape fear e Acque profonde, morbosa ed angosciante, salvo poi caricare eccessivamente di aspettative un film che trova un finale intrigante ma lascia in sospeso alcuni elementi. La scelta del cast non avrebbe potuto essere migliore; l'esordio di Moll sfiora il capolavoro di un soffio.

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…El encanto de Harry, un amigo que te quiere bien, epopeya detallista, elegante, onírica e implacable a lo Stanley Kubrick, Patricia Highsmith, Roman Polanski y hasta David Lynch, resulta realmente difícil de describir porque la realización en apariencia sigue el recorrido habitual de las faenas de humor negro aunque sin explicitar a lo yanquilandia el sentido hilarante de las truculencias, diálogos o situaciones de turno, sino más bien dejando en el público en cuestión la responsabilidad de deducir hasta qué punto lo que ocurre puede ser leído como un drama de pretensiones cuasi verídicas o, por el contrario, como una farsa que ridiculiza la claustrofobia del varón en familia y en esta ocasión sobre todo la falta de un modelo de hombre autosuficiente y enérgico con el cual medirse, pensemos en este sentido que el idiota de Michel está dominado no sólo por Claire y las tres mocosas, sus hijas, sino además por la sumisión y apatía risible de su padre dentista ante los dardos envenenados -o los constantes insultos- del personaje de Rovère, es por ello precisamente que Ballestero puede ejercer una influencia tan generosa sobre su persona porque constituye un ideal de lo que le gustaría que fuese su vida y su masculinidad si no tuviera que arrastrar a las bolsas de papas, las cuatro mujeres, y el rol varonil desdibujado de su progenitor, ese que no quiere reproducir pero al mismo tiempo imita a diario mediante un matrimonio exhausto y en profunda crisis por desacuerdos, frustraciones y contiendas de desgaste sin cesar. Por supuesto que la supuesta perfección de Harry, adinerado, seguro de sí mismo y cogiéndose a una descerebrada de corta edad que jamás se pone en su camino ni lo contradice, Prune, esconde un comportamiento maniático y claramente homoerótico que toma la forma de los homicidios de los padres de Pape y del estrafalario Eric, una criatura bizarra digna de El Gran Lebowski (The Big Lebowski, 1998), de los hermanos Joel y Ethan Coen, radicalidad hedonista y libertaria que llega en el desenlace a pretender extenderse hacia Claire y las niñas como últimos estorbos que de eliminarse dejarían allanada la senda hacia la ansiada autonomía que equipare a ambos varones, el prisionero del capitalismo y el independiente sin preocupaciones, en un sustrato vital en espejo que por fin los satisfaga y desencadene la concreción de esta utopía del bienestar homologado a la ausencia absoluta de compromisos…

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…He's fairly bursting with confidences, reassurances, compliments, generosity. We realize that the most frightening outcome of the movie would be if it contained no surprises, no revelations, no quirky twist at the end. What would really be terrifying is if Harry is exactly as he seems, and the plot provides no escape for Michel and Claire, and they're stuck with their new friend. "With a Friend Like Harry" you don't need enemies.

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domenica 21 gennaio 2024

BMW si dissocia da Itziar Ituño perché ha partecipato a una manifestazione per i diritti dei prigionieri politici - Carmela Negrete


“Noi di BMW Lurauto non ci associamo a nessuna ideologia politica, quindi ci dispiace che l’immagine di BMW Lurauto sia stata collegata a qualsiasi tipo di atto di contenuto ideologico, poiché ribadiamo il nostro impegno per la diversità, l’inclusione e il rispetto per il 100% della società”. Con questa dichiarazione, l’azienda tedesca BMW ha reso pubblico il fatto che sta facendo a meno dell’attrice Itziar Ituño, che aveva manifestato per i diritti dei prigionieri dell’organizzazione armata ETA, che, ricordiamolo, dal 2018 non esiste più. È stata sciolta. È storia. Finito. Adieu. È ora di porre fine alle anomalie democratiche e una manifestazione per i diritti civili non può che andare in questa direzione. BWM sbaglia quindi a licenziare Ituño, che non solo ha agito per la democrazia, così come ha manifestato per altre cause, ma che ha il diritto di partecipare alla vita politica indipendentemente dal suo lavoro di attrice per BMW senza essere censurata. Ma c’è di più.

La mossa di BMW è un errore democratico ma anche di comunicazione, perché se facciamo finta che il passato sia il presente e i crimini dell’ETA siano attuali, come se il gruppo non si fosse sciolto, allora i crimini di BMW in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale e in Spagna durante il colpo di Stato sarebbero ancora validi e sarebbe necessario “dissociarsi” da BMW. La principale famiglia azionista del marchio teutonico di auto di qualità, la famiglia Quandt, una delle famiglie più ricche della Germania, aveva addirittura un campo di concentramento in una fabbrica di batterie di sua proprietà chiamata AFA. Il produttore Herbert Quandt, nonno e bisnonno degli eredi, era membro del partito nazista NSDAP e contribuì a finanziare il dittatore tedesco Adolf Hitler. Nella sua fabbrica, secondo quanto riferito, i prigionieri dovevano maneggiare metalli pesanti senza protezione ed erano sottoposti a giornate di dodici ore, con controlli e disciplina estenuanti. Forse il problema della mancanza di empatia per la condizione dei prigionieri che hanno commesso crimini in passato è che la famiglia Quandt è sfuggita ai processi di Norimberga.

“Nell’era nazionalsocialista, la BMW si trasformò da azienda di mobilità in azienda di armamenti e divenne una delle aziende più importanti dell’economia di guerra tedesca”, scrive l’azienda stessa sul suo sito web. “Durante la guerra, la direzione dell’azienda impiegava operai coatti e prigionieri dei campi di concentramento senza scrupoli morali per raggiungere le cifre di produzione richieste”, continua. “Questi lavoratori erano costretti a lavorare in condizioni crudeli e non pochi morirono di fame e di sfinimento”. Quindi BMW ammette di essere colpevole di questi crimini. Il BMW Group, si legge nel testo, “è consapevole della propria responsabilità sociale e, in quanto azienda internazionale con dipendenti di 124 nazionalità, promuove una cultura di tolleranza ed equità”. Da questo passato deriva che l’azienda ora “sostiene attivamente una società aperta e priva di discriminazioni” e “sostiene progetti che affrontano la revisione del passato e cercano di prevenire ingiustizie future”. E come se non bastasse: “Al di fuori dell’azienda, molti dipendenti sostengono la tolleranza, l’apertura e la diversità”.

È piuttosto sorprendente che l’azienda dichiari di non voler essere coinvolta in “atti di contenuto ideologico” e allo stesso tempo si impegni per la “tolleranza, l’apertura e la diversità”. Dopo tutto, l’organizzazione armata ETA è stata fondata durante la dittatura di Franco per combattere contro la dittatura, che non solo aveva ucciso centinaia di migliaia di persone, ma aveva instaurato un regime di terrore in cui la dissidenza era perseguitata, con campi di concentramento, esecuzioni, torture. In cui non c’era giustizia sociale e venivano rubati i figli dei nemici politici. BMW costruì parte dei motori della Legione Condor che bombardò persone innocenti, tra cui una carovana di rifugiati, in tutto il Paese e contribuì a far cadere una delle prime democrazie europee. Le truppe tedesche e poi i cospiratori del colpo di stato, i fascisti di Franco, andavano in giro su moto BMW terrorizzando la popolazione e instaurando una dittatura che è durata quattro decenni. BMW dovrebbe quindi sapere che promuovere la pace sociale nei Paesi Baschi, riconoscendo i diritti dei prigionieri, significa sostenere “la revisione del passato” e “prevenire le ingiustizie future”. La BMW dovrebbe ringraziare l’attrice Itziar Ituño non solo per il suo lavoro pubblicitario, ma anche per aver creduto che la politica di comprensione e democrazia dell’azienda, di cui parla sul suo sito web, si applica anche al caso spagnolo.

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sabato 20 gennaio 2024

The Holdovers - Lezioni di vita - Alexander Payne

pensate a L'attimo fuggente, e a Breakfast Club, e a qualche altro film, naturalmente, aggiungete la bravura consolidata di Paul Giamatti, quella nascente di Dominic Sessa (che assomiglia il giovane Bob Dylan) e quella di Da’Vine Joy Randolph, la cuoca nera, siate ammirati da una sceneggiatura a orologeria e dalla mano registica di Alexander Payne, mescolate il tutto ed ecco un gioiellino da non perdere.

siamo nel 1970, iniziano le vacanze di Natale, e solo pochi sfigati vengono trattenuti nella scuola, soli, in mezzo alla neve, per un paio di settimane.

ci sono il razzismo e la guerra del Vietnam, solo un cieco non lo vedrebbe, ma non sono l'oggetto del film, solo l'opprimente sfondo dei civili Stati Uniti d'America di quegli anni (e non solo). 

i due protagonisti, lontani anni luce all'inizio, scoprono affinità e solidarietà prima inimmaginabili.

non ascoltate chi vi racconta le scene del film, zittiteli e andate al cinema sapendo poco o niente di quanto vedrete, non temete di restare delusi, non lo sarete, promesso.

buona (sorprendente) visione - Ismaele

ps: non tutti sanno che negli Usa il film è vietato ai minori di 17 anni, qualcuno beve alcolici e si vede uno spinello, che scandalo,  e che ipocrisia, in quel paese (dalla morale farisea) il cui esercito uccide e fa uccidere esseri umani a milioni in tutto il mondo!

 

 

 

…Negli sguardi di disgusto di Angus verso il Paul Hunham di Paul Giamatti c'è già tantissimo cinema. The Holdovers inizia così un piccolo racconto di formazione a due corsie: il giovane sveglio che deve trovare il proprio posto e l'anziano professore che nel suo è ormai troppo comodo, come uno scranno lontano dal quale lancia strali e su cui è convinto di stare bene.

Nessuno sta davvero bene in The Holdovers, anzi, ci sono continui lampi di umanità spezzate che si calpestano a vicenda perché ormai incapaci di guardare dove mettono i piedi. Alexander Payne però è lì per farci sedere accanto a loro, come a voler dischiudere un amore combattente verso chi viene lasciato indietro dalla vita…

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…The Holdovers – Lezioni di vita rompe consapevolmente tutte le regole non scritte del cinema americano contemporaneo, evitando deflagrazioni emotive e spiazzanti colpi di scena, ripudiando il manicheismo e puntando su un’umanità grigia e imperfetta, indelebilmente segnata dalla disillusione e dalla sofferenza. Pregi che si trasformano anche nel principale difetto del lavoro di Alexander Payne, tanto abile a distinguersi dalla massa per tono e scrittura quanto incapace di travolgere e sconvolgere.

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… La forza della sceneggiatura scritta da David Hemingson sta nel mostrare con la giusta progressione drammatica le persone dietro la maschera, dietro la corazza che più o meno consciamente si sono costruite col passare del tempo. In The Holdovers – Lezioni di vita dunque non ci sono il turning point o il momento catartico in cui lo spettatore assiste allo “svelamento” dell’umanità. Al contrario siamo invece incoraggiati a esperire sulla nostra pelle lo svelamento intimo e doloroso della disperazione quieta, del dolore quotidiano. In questo modo la verità dei personaggi scaturisce alla stessa maniera dai loro pregi come dalle mancanze, a formare un quadro frastagliato di figure in chiaroscuro con cui diventa impossibile non condividere i sentimenti, sia quelli più puri che i decisamente meno nobili.

Come sempre Payne sa sfruttare al meglio gli script su cui lavora, supportando i dialoghi con una messa in scena precisa ma mai soffocante. E come sempre la direzione d’attori risulta eccelsa: Paul Giamatti regala al cineasta una prova superba, che si avvicina per molti versi a quella straordinaria di Sideways e al tempo stesso la smentisce. Il suo Paul Hunham, a differenza di Miles, si presenta come un “tipo fisso” che l’attore deve in qualche modo “scardinare”, esporre una parte per volta fino a ricostruirlo come essere umano. Accanto a lui l’esordiente Dominic Sessa sorprende come energetico, vitale contraltare al dogmatico docente. Insieme formano una coppia che racconta lo scontro tra età, potere, visione del mondo davvero difficile da dimenticare…

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… Paul non fa salire in piedi i suoi studenti sul banco per salutare il professor Keating/Robin Williams ma il finale è altrettanto bello ed emozionante. Ed è altrettanto sorprendente il modo in cui Payne ci arriva, raccontando la storia di tre estranei come quella di una di famiglia. C’è una scena apparentemente innocua ma in realtà atroce. Paul rivede un suo vecchio compagno di scuola che è diventato professore ad Harvard. Lui lì per lì resta senza parole poi ci pensa Angus invece a mettere su una recita dove viene raccontata una possibile vita che in realtà non c’è mai stata. Il rapporto tra i due personaggi è vero e intenso proprio perché è fatto di avvicinamenti e allontanamenti, inganni e complicità. E la visita al padre del ragazzo è un colpo al cuore. Certo, ogni tanto il rischio che il film torni a un certo accademismo di maniera c’è. Ma stavolta Payne, che come per la seconda volta nella sua filmografia non ha scritto la sceneggiatura dopo Nebraska (lo script è firmato da David Hemingson), non si fa ingabbiare dalla prpria scrittura e forse non è un caso che questi siano i suoi due film migliori. Anzi The Holdovers è ancora meglio di Nebraska. Stavolta l’atto d’amore nei confronti del cinema statunitense è autentico, vitale, sottolineato da una colonna sonora trascinante che brucia l’anima nella scena nell’incrocio di sguardi della pista di pattinaggio sulle note di The Wind di Cat Stevens. Paul Giamatti è da Oscar ma anche gli altri due protagonisti, Dominic Sessa e Da’Vine Joy Randolph, sono bravissimi e vi resteranno nel cuore. E in questo rapporto così intimo, forse (e giustamente) da una parte siamo estromessi. Come si ripetono Paul e Angus, ‘entre nous’.

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…Como siempre en el cine minimalista del director sinceramente mucho no acontece y el retrato de personajes se va desarrollando en función de una cotidianeidad tragicómica que en esta ocasión incluye un brazo dislocado del adolescente semi rebelde, una pelea evitada en un bar con un veterano manco de la Guerra de Vietnam, una fiesta de Navidad en la casa de una administrativa/ secretaria de Barton de la que Paul está románticamente interesado, Lydia Crane (Carrie Preston), el acercamiento paralelo de Angus hacia la linda sobrina de la anterior, Elise (Darby Lee-Stack), y un viaje final a Boston por parte del dúo más Lamb a lo parentela ensamblada que por supuesto nos permite conocer el trasfondo identitario del docente y su alumno, espejos deformantes que se entienden, el primero otrora expulsado de la Universidad de Harvard a posteriori de un episodio de plagio y atentado automovilístico contra un ricachón, por ello Hunham tuvo que volver a su colegio secundario a pesar de que detesta a todos los burgueses soberbios o tontos del lugar, y el segundo un púber traumado por los trastornos psiquiátricos repentinos de su padre, Thomas (Stephen Thorne), de hecho internado en una institución mental mientras la madre, Judy (Gillian Vigman), está de Luna de Miel con su nuevo y asimismo acaudalado esposo, Stanley Clotfelter (Tate Donovan). Payne una vez más va de lo general, tanto el carácter caricaturesco del profesorado como el odio clasista contra los hijos y padres de las cúpulas explotadoras del capitalismo, hacia lo individual, un Paul cuya idiosincrasia tiránica tiene que ver con las decepciones de la vida y la profesión y un Angus que se siente reflejado en Hunham porque también considera que la enorme mayoría de los burgueses son unos necios insoportables que no conocen nada por fuera de su jaula autoconstruida de oro, amén de una Mary que oficia de la mirada externa proletaria que humaniza los dardos cruzados entre ambos y por cierto atraviesa un doloroso duelo por la muerte en combate de su hijo Curtis, ejemplo de una “disciplina académica básica” que jamás iguala del todo porque el negro estudiaba allí y fue convocado al servicio militar sin miramiento alguno, a diferencia de sus compañeritos blancos que consiguieron evitarlo por un linaje siempre vinculado a la alta alcurnia del poder y el privilegio yanqui…

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