ispirandosi a una novella inedita di Grazia Deledda, Asghar Farhadi gira il suo film a Torrelaguna, ambientandola in Spagna. non si sfugge al passato, che non se ne vuole andare. Paco (Javier Bardem), figlio di contadini, aveva comprato un grande lotto di terreno, insieme a un socio, venduto da Laura, la figlia del padrone. in occasione di un matrimonio, dove tutti sono felici e contenti arriva un colpo di scena, Irene, la nipote della sposa, è stata rapita. rapimento anomalo, sembra fatto in casa, e, come sempre accade, qualcuno sa. interpreti bravissimi, nelle mani di un regista di serie A. da non perdere - Ismaele
…Asghar Farhadi vuelve a mostrar su saber hacer con una
historia que ahonda en una trama capaz de dinamitar relaciones y vidas. Con un guión cargado de detalles, el
cineasta iraní invita al espectador a participar en esta gran película de
suspense y a atar cabos con la esperanza de encontrar el culpable antes de que
lo hagan los protagonistas. Difícilmente lo conseguirá, pero intentarlo habrá
merecido la pena.
…donde Todos lo saben no
funciona es en su trama criminal. Una cosa es que a Farhadi no
le interese centrarse en ella y otra que la resuelva de forma tan simple y
torpe. Simple porque acaba recurriendo a un personaje cuya única función parece
ser analizar la situación y explicar las siguiente líneas de actuación, tanto a
los personajes, como a los espectadores. Y torpe, por la forzada integración de
la resolución de la trama criminal en el resto de la película. En ocasiones
anteriores como en A propósito de Elly fue capaz de
resolverlo de forma mucho más brillante.
…Il gioiello drammaturgico di Farhadi,
infatti, ha il difetto di essere quasi perfetto e soprattutto perfettamente
incalzante: il gusto per un succedere senza pause dell’azione narrativa va
tutto a discapito della creazione di momenti cinematograficamente forti, che
restino impressi. Le più di due ore al cinema sono così godibili che potrebbero
continuare senza problemi; ma cosa ci resterà se non l’effervescenza della
festa di matrimonio in apertura, riuscita grazie a una straordinaria cura dei
dettagli? Forse è più facile e conveniente lodare Todos lo saben per
essere una raffinatissima opera di intrattenimento che protestare per un lavoro
cinematografico tecnicamente impeccabile ma senza una vera personalità.
…le scénario n’est pas exempt de
maladresses, à l’image de ce personnage d’ancien policier, ami de la famille,
qui vient apporter son aide face à la nécessité de ne pas alerter la
gendarmerie. Et si Asghar Farhadi reste un conteur talentueux, il semble se
mouler ici dans les conventions d’un certain cinéma international « de
qualité », qui gagne en efficacité et en maîtrise technique ce qu’il perd
en singularité. Les acteurs en revanche sont impeccables, et Javier Bardem tout
comme Penélope Cruz sont de sérieux prétendants au prix d’interprétation
cannois, bien qu’ils l’aient déjà obtenu, lui avec Biutiful et elle avec Volver. Des partenaires talentueux comme
Ricardo Darín ou Bárbara Lennie complètent un casting impeccable. Ne serait-ce
que pour les comédiens, et une facture d’ensemble qui reste honorable, Everybody Knows mérite l’attention.
solo vedere Orson Welles è un regalo, lui è Cassavius, il proprietario di un luogo che si chiama Malpertuis, prigione per molti, in cambio di un po' di soldi dell'eredità. all'arrivo di Jan, per la morte di Cassavius, è tutto un volteggiare di avvoltoi, che cercano di essere in prima fila alla lettura del testamento. e fuggire da Malpertuis non è mica facile, e quel posto ha tanti misteri... la presenza di Orson Welles rende il film un piccolo capolavoro. buona visione - Ismaele
Kümel è un maestro dell’onirismo macabro e
della creazione di sogni ad occhi aperti e in questo romanzo del suo
connazionale Jean Ray, considerato il Lovecraft europeo, ha trovato la materia
giusta per i suoi incubi. Tutto quello che succede tra le mura del castello di
Malpertuis ha dell’incredibile ma è talmente affascinante, e soprattutto in
contrasto con la vita esterna così piatta e noiosa, da sembrare l’unica vera
via d’uscita piuttosto che il contrario. Dunque, vediamo il giovane
protagonista che si trova davanti alla sorella in una scena che sfiora
l’incesto, oppure ascoltiamo la voce del vecchio Orson tuona nei corridoi
infiniti di Malpertuis come quella di un orco cattivo e ci auguriamo che tanta
bellezza malsana non abbia mai fine. E ciò ci fa sentire per sempre colpevoli. Forse per questo motivo un film cosi “peccaminoso” e
profondamente pagano non ha mai avuto il successo che meritava in Italia e, di
fatto, non fu proprio capito.
…Horror? Thriller?
Weird? Mai come in questo caso cercare di appiccicare un'etichetta è al di
fuori di ogni logica. Malpertuis è tutto questo e allo stesso tempo nulla di tutto questo. Malpertuis, se proprio
vogliamo, è un classico, uno di quei classici ai quali il termine calza
perfettamente, come mai è stato per romanzi ai quali la classicità è stata più
o meno imposta. La sua vera forza è
forse quella di riuscire a superare i confini tra realtà e fantasia innestando
elementi della storia antica su quella moderna, mescolando le suggestioni e le
atmosfere più diverse, i miti e le leggende, e poi il sacro e il profano, il
bene e il male, assolvendo nel contempo a una funzione apotropaica; perché Malpertuis, la casa, è pur
sempre un luogo, ha pur sempre una dimensione fisica che è possibile lasciarsi
alle spalle semplicemente mantenendo la sua porta d’ingresso ben serrata. O no?
Vale forse la pena soffermarsi sul monito dell’Autore contenuto nella
postfazione al romanzo…
Strange
artsy fantasy involving a young man who gets caught in a kind of alternate
reality in the form of a huge mansion populated by odd characters. Cassavius
(Orson Welles) is the master of the house and there's dozens of family members
waiting for him to die in order to inherit his riches. Jan is somehow a key in
Cassavius's mysterious plan, he is pursued by various women, a taxidermist is
impatient to get Jan's body parts, people turn into stone, and there are random
references to mythological beings. There are several endings and twists, each
twisting back into the fantasy world, and the set design is unique and
atmospheric, but it doesn't really come together from a narrative point of
view.
…Orson, que sabe que va a morir, convoca
a todos los habitantes de la casa para realizar el acto de lectura del
testamento. Entre los parientes está el nombrado Dideloo, y dos bellas jóvenes:
una es Nancy, la hermana de Yann y la otra, Euryale (o "Aurelia",
según el inteligente doblajista), una ninfa de rulos rojizos y expresión
cabizbaja (ambas interpretadas por Susan Hampshire en un prodigio de caracterización).
Pronto Jan se ve inmerso en el opresivo ambiente de Malpertuis, cuyos
habitantes tampoco son ejemplos de sanidad mental. Luego de la lectura de la
Ultima Voluntad del anciano, este muere, y la procesión fúnebre es tan
pesadillesca como cabría esperar. A partir de ese momento, la locura de los
personajes parece extenderse a la trama. El novio de la hermana de Jan aparece
asesinado, hay escenas de sexo, momentos de humor negro, el descubrimiento del
sepulcro de Orson (cuyo cadáver se ha convertido en piedra) y la aparición de
un sacerdote que no se siente capaz de confesarle al protagonista los
"terribles secretos" que oculta Malpertuis. Estos entuertos tendrán
mucho más que ver con la Alquimia y los dioses del Olimpo, que con la memoria o
con el esquema de "narraciones como cajas chinas" que poseía la
novela original de Jean Ray en la que esta película se basa. Y los últimos
minutos, en los que se revela aquello que uno ya adivina, parece que el
director pierde el tino y brinda un desenlace con poca inspiración y mucho
apresuramiento, olvidándose de la tensión y también de darle alguna cuota
enigmática a la resolución. Y es una pena, porque la riqueza de recursos que
ofrece en sus primeros 40 minutos, tanto desde el punto de vista técnico, con
una soberbia fotografía y un diseño artístico magistral, o desde la faz
interpretativa de los principales protagonistas, son notables.
…Kümel et son chef-opérateur Gerry Fisher ont su
capter la poésie de nombreux lieux très suggestifs filmés en extérieur à Gand,
Bruges ou Ostende et créer en studio un univers visuel fascinant qui clame haut
et fort ses influences picturales (les symbolistes belges, mais surtout James
Ensor, en particulier dans les prodigieuses scènes qui se passent dans la
chambre du patriarche avec les masques blafards se détachant sur le fond noir
et pourpre). Ce formidable travail de l’image (ainsi que
des costumes et des décors) permettra de passer outre le côté souvent
boursouflé de Malpertuis et de se laisser
séduire par ce film inclassable, riche en plans d’une puissance
d’évocation scotchante, tels ceux de l’abbaye
en ruine dans les brumes matinales. Si la plupart des interprètes cabotinent
allègrement, on sera sensible au charme diaphane de Matthieu Carrière, ange
blond égaré dans ce chaudron infernal, et à l’époustouflante performance de
Susan Hampshire dans un triple rôle. Sans oublier de truculents seconds rôles
incarnés par des acteurs du cru. De Harry Kümel on pourra préférer le
fantastique plus insidieux du film suivant, le magnifique De komst van Joachim Stiller, mais il serait dommage de
passer à côté de Malpertuis, un des monstres superbes de l’histoire du cinéma.
una storia ambientata negli anni '70.in una fabbrica si sciopera tutti, e praticamente tutto il paese si ferma, per molto tempo. a metà fra Ken Loach e la commedia italiana dello stesso periodo. politica, famiglia, amore. se vi capita a portata di mano non trascuratelo, è meglio di quello che sembra - Ismaele
Commedia sociale sulle nove settimane che sconvolgono la
vita di una famiglia belga sullo sfondo delle lotte operaie degli anni '70, tra
scioperi e primi amori.
due storie gemelle, due giovani coppie che dai Balcani vogliono farsi una nuova vita in Europa. praticamente impossibile, non sono graditi, l'Europa non li vuole, e li prende anche per culo. un film non perfetto ma necessario, mettersi nei panni dell'altro è il primo passo per capire qualcosa, qualsiasi cosa. un film da non perdere, secondo me - Ismaele
…Un racconto crudo e disilluso che si svolge
a pochi passi da casa nostra ed i cui risvolti drammatici sono poco conosciuti
in Italia. Siamo infatti poco abituati a metterci nei panni dell’immigrato e ad
immaginare le minacce e le difficoltà in cui si imbatte una volta raggiunta la
meta, sia questa la frontiera italiana o quella ungherese. Ad accogliere i
protagonisti c’è la scortesia provinciale dei poliziotti di frontiera e la
sopraffazione inflitta dagli stessi connazionali. Avere i documenti in regola
di per sé non garantisce nulla, si evince che prima di essere persone si è
immigrati. Pur forzando in maniera manichea la caratterizzazione dei
personaggi, è evidente come la corsa verso una vita migliore si riveli essere
solitaria e senza alleati.
Un film che
sancisce la malvagità della divisione (dei popoli, delle famiglie) e l’utopia dell’unione,
sia essa familiare o politica. Il destino riservato dal regista serbo nei
confronti di coloro che cercano di cambiare il loro destino e di opporsi ad una
realtà crudele asservita all’odio e al razzismo è tutt’altro che serena.
…Ci sono film
che forse non sono bellissimi, ma che hanno una loro utilità. Honeymoons è
uno di questi, perché racconta due storie di migrazioni. Finora al cinema siamo
stati abituati a vederle dall’interno, dal nostro punto di vista, mostrando chi
arriva in Italia (Vesna va veloce, Quando sei nato non
puoi più nasconderti), ma mai dall’esterno, dal punto di vista di chi
parte, e inizia a pensare il viaggio dal suo paese d’origine. Honeymoons ci
mostra due coppie, una albanese e una serba, che vogliono venire in Italia e in
Austria, passando per l’Ungheria.
Le due storie si sviluppano in maniera speculare, partendo da due matrimoni.
Non quello dei quattro protagonisti, però: due sono già sposati, due intendono
farlo presto. Nell’episodio in Serbia, la scena è quella che siamo abituati a
vedere nei film di Kusturica. Il suo stile lha lasciato il segno:
musica, alcol a fiumi e spari per aria. Anche se non c’è lo stesso movimento
nello spazio e la grande maestria di Kusturica nel dirigere le scene di
massa.
Se si supera lo stile un po’ sciatto del film (è girato in digitale e le
immagini hanno colori piuttosto sbiaditi sui toni del marrone), Honeymoons è
un film che qualche insegnamento può darlo. Sarebbe utile per tutti vedere le
scene dei migranti nei loro paesi d’origine, i sogni e le speranze che
associano al loro viaggio. E quello che succede alla frontiera. I quattro
protagonisti sono belli, giovani, innamorati, fiduciosi. A nessuno verrebbe in
mente di infliggere loro le pene a cui sono costretti varcando la frontiera.
L’Italia e l’Europa che si aspettano non è quella che troveranno. E stiamo
attenti: l’immagine dell’Italia che cominciano ad avere all’estero è tutt’altro
che quella di un “bel paese”.
La storia si svolge contemporanea in
Albania e in Serbia dove seguiamo le vicende di due giovani coppie che decidono
di abbandonare le loro reciproche abitazioni per cercare di avere una vita
migliore nell'Europa Occidentale. Quando la coppia albanese, dopo una serie di
contrattempi, raggiunge un porto dell'Italia del sud hanno inizio i problemi.
Lo stesso accadrà, anche se con modalità diverse, alla coppia serba al momento
dell'ingresso in Europa attraverso l'Ungheria. In Kosovo sono stati uccisi due
soldati italiani e chiunque provenga dall'area è considerato un sospetto anche
se con i documenti in regola. Goran Paskaljevic non ha mai abbandonato un modo
di fare cinema che, sin dagli esordi, ha trattato le tematiche sociali della
sua terra di origine (la Serbia) filtrandole sempre attraverso una profonda
pietas. Paskaljevic non è mai stato tenero con i suoi conterranei (basti
ricordare La polveriera) ma
anche nel momento della polemica più forte non ha mai dimenticato di guardare
alle origini del disagio e della sofferenza della comunità e dei singoli. È quanto fa con la descrizione delle vite di due
giovani coppie che non riescono a trovare in patria le condizioni per poter
pensare a un futuro. Le tensioni familiari e le pressioni dall'esterno
diventano insostenibili. Come risolvere se non cercando una speranza
nell'Europa dei popoli e delle nazioni? Non sono i poveri boat people che
cercano di attraccare sulle coste della Sicilia. Hanno dei visti regolari,
hanno un progetto (uno di loro è un musicista che si reca a un'audizione che
potrebbe aprirgli le porte al mondo dei concerti). Ma il pregiudizio è un muro molto più alto e
solido di quello caduto a Berlino. Paskaljevic riesce a di-mostrarlo senza fare
retorica, con la forza di un umanesimo che unisce al pessimismo della ragione
la speranza di una volontà che, proprio perché non accetta lo status quo, si fa
cinema.
A double header with similar themes, Honeymoons exposes the depth of
dysfunction between traditional Balkan society and post Soviet global greed. In
both, young love has no currency compared to dirty currency and freedom is a
dream rather than a promise.
There are two weddings, one in Albania and the other in Serbia. Both are
ostentatious affairs, given by men who have become rich on the back of the new
order. It is not they, nor their arrogant acolytes, who matter so much as their
underappreciated cousins and brothers, who remain true to their beliefs and, as
a result, poor.
Rok and Vevo are Albanian peasants, living in a village that has no
telephone. Three years ago their eldest son Ilir attempted to escape to Italy
in a rubber boat, but was never heard of again. His fiancée Majilinda stays
with them, as is the custom, but cannot entertain thoughts of another romance
until Ilir’s fate has been confirmed. Nik, the younger son, loves her and plans
to take her to Italy to start a new life. The family travel to Tirana by bus
for the wedding of Rok’s brother’s daughter, where they are treated by the
rowdier guests as a reminder of rural poverty’s deep rooted backwardness, while
Nik uses family contacts to advance his plans for Majilinda.
In the second story, Marko is a budding cellist, living in Belgrade with
Vera, to whom he is secretly married. He has been invited to an audition with
the Vienna Philharmonic Orchestra, but first they must go to her cousin’s
wedding, where he meets her family, especially her father who remains
embittered by his brother’s capitulation to the corrupt world of national
politics. Again there is evidence of cultural snobbery against those who do not
flaunt wealth as the 21st century beacon of Western-style success.
In the end, this is a film, not so much about the destruction of values in
a materialistic world, but the meaning of freedom for the powerless. When the
young couples reach Italian shores, they find themselves at the mercy of
circumstance and border guards. Nothing, even that which appears greener on the
other side, is what it seems. Disappointment may be the pale shadow of
fulfilment when love fails, through no fault of its own, to conquer all.
…it’s the cinematic
equivalent of a Theodore Dreiser novel, a social-justice story with its heart
planted firmly in the right place but its author’s heavy hand too much in
evidence. The interactions too often feel contrived, the dialogue is clumsily
expository, and the camera keeps pushing into people’s faces to focus on welling
tears or thousand-yard stares of despair.
The honeymoons of the
ironic title are those of two young couples, one from a small town in Albania
and the other from Belgrade. In typically literal-minded fashion, the
screenplay underscores the similarities between these young innocents from
warring cultures by sending each to a lavish family wedding before they try to
escape to Western Europe. By the time they head out, you understand why they
need to leave a place where murderous enmities divide people even within
families, corruption runs rampant (even a bus driver expects a bribe), and
nothing quite works the way it’s supposed to. So we root for these four
underdeveloped but clearly sensitive and sympathetic young people—mournful
Maylinda, gallant young Nick, musician Marko, and bravely smiling Vera—to get
to a better place, even as we know that vicious thugs, cruel cops,
opportunistic fellow refugees, and deterministic filmmakers will get between
them and their freedom…
uno strano film, con un Jean Luc Bideau (Mathieu) bravo come sempre. è uno scrittore, solita vita, amici (Roger Coggio, che interpreta Victor) fino a che, nella campagna trova una donna (che lo aspetta?), che non parla la sua lingua e lui la chiama Belle. è disposto a tutto per lei, ma succedono delle cose tragiche. intanto la figlia sta con un giovane ribelle (sembra) e lo sposerà. poi tutto tornerà come prima, se possibile, per Mathieu.
un film che merita, sicuro.
…In a cultural context, Delvaux had created a work
entirely congruent with the concerns of two of Belgium’s greatest dramatists,
Maeterlinck and Ghelderode: the juxtaposition of the medieval with the modern,
the dressing up of primeval concerns in modern dress – the pursuit of a
mysterious woman by a schlemiel in a Volvo.
All this said, with allowances made for a faulty memory,
I must admit that little in the way of motivation was offered by Delvaux for
Mathieu’s surreptitious double life. Jeanne was patently lovely and in love
with her husband. His daughter may have been a trifle flaky, but the man she
married, while unkempt, was far from what one might consider a bad choice. And
the life of an archivist in provincial Belgium must have had its own rewards,
what with local records going back to feudal times.
Then why did Mathieu succumb so quickly to the dubious
yet pulchritudinous attractions of this unwashed foreign Beauty? And why did it
become such an overpowering escape for him? The surrealist Amour
fou explanation of the irrational male attraction to a beautiful yet
speechless woman is insufficient. Mathieu was already married to a
beautiful and articulate woman who obviously loved him.
There is always the entomological explanation – the male who mates with the
female within her lair only to be eaten by her. And yet men and women are
somewhat more sophisticated in their matings.
And yet. And yet. Such are the doubts that a jealous
memory sometimes elicits. The characters in a film, unlike those on stage,
always seem to have lives that came before and that continue after the film has
ended. We cannot leave poor Mathieu, as Andre Delvaux – or Belle – did,
standing on the brink of a frozen bog, anticipating what the Spring might
reveal of his faithlessness.