Il film racconta una storia, quella della scuola italiana degli ultimi 30 anni, almeno.
Molti
modi erano possibili, gli autori hanno scelto di fare un film, nel quale viene osservata
una scuola elementare di Torino, bambine e bambini (seguendo la lezione di Laurent Cantet nel suo
grande film La classe), insegnanti e il preside, un preside
d’altri tempi, e vengono inseriti interventi e commenti di molte persone,
studiosi e insegnanti (Miguel Benasayag, per esempio) e documenti storici
sulla scuola a partire dagli anni sessanta (con filmati dell’AAMOD).
È
chiaro che in un film non ci può stare tutto. per affrontare i mille aspetti
della storia della scuola italiana ci vorrebbe una serie, magari con diverse
stagioni.
Si chiede Federico Greco (presente alla proiezione) come abbiamo potuto subire il lavaggio dei cervelli che ha fatto scientificamente il neoliberismo vincente (lo stiamo continuando a subire, senza sosta), cita Gramsci (pure lo cita Benasayag, entrambi esercitano il pessimismo della ragione, ma anche l'ottimismo della volontà).
e poi Federico Greco loda, senza se e senza ma, il film che ha vinto il premio Oscar 2026, "Una battaglia dopo l’altra" di P. T. Anderson (ascolta le opinioni di Federico Greco sul film con Benicio del Toro qui.
Un
capitolo a parte sono i sindacati (non di base), che si dicono maggiormente
rappresentativi, la Cgil e la Cisl, per esempio.
Da
molti anni fingono di difendere i lavoratori, in realtà difendono i datori di
lavoro (o padroni), sono la cinghia di trasmissione della dittatura
neoliberista, hanno convinto i lavoratori che non c’è nessuna alternativa
(Margaret Thatcher docet).
Dice
Stendhal: Il pastore cerca sempre di
convincere il gregge che gli interessi del bestiame e i suoi sono gli stessi. I
sindacati, da un bel po’, convincono che gli interessi dei datori di lavoro
sono gli stessi dei lavoratori.
E poi, come fanno i sindacati a difendere i lavoratori
se distruggono il sistema di welfare costruito faticosamente dagli anni
sessanta agli anni ottanta (i 30 anni gloriosi per i diritti dei lavoratori e
delle lavoratrici, e di tutti).
I sindacati maggiormente rappresentativi, e comunque
quelli che firmano i contratti collettivi di lavoro, spingono in tutti i modi,
vergognosamente, anche con il silenzio assenso, per la previdenza integrativa (leggi
qui) e la copertura
assicurativa integrativa delle spese sanitarie del personale della Scuola (leggi
qui)
Il nemico - Bertold Brecht
Al momento di marciare
molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico.
Da anni Lorenzo Varaldo è dirigente scolastico dell’Istituto Sibilla Aleramo di Torino, che comprende elementari e medie. Ma lui preferisce essere chiamato “preside”, o meglio: “direttore didattico”. In questa scelta, apparentemente banale, c’è invece un’idea precisa ed estremamente consapevole di mondo e di lotta. La lotta per impedire la distruzione dell’istruzione pubblica, la sua aziendalizzazione, che Lorenzo vede attuarsi da ormai quarant’anni.
Una distruzione che viene da molto lontano, come spiegano docenti, filosofi ed
esperti italiani e internazionali: dagli Stati Uniti di fine Ottocento,
passando per l’Unione europea degli anni ’90 e infine dalle riforme della
scuola a partire da quella dell’autonomia di Bassanini e Berlinguer.
…Il film si svolge su tre piani,
intrecciati fra loro: 1)la vicenda di un anno scolastico nelle aule
dell’Istituto Comprensivo “Sibilla Aleramo” di Torino, il cui preside Lorenzo
Varaldo è stato promotore del Manifesto dei 500; 2) le sequenze
animate a cura di Costantino Rover; 3) le brevi interviste a studiosi fra
cui il belga Nico Hirtt, fondatore di APED (Appello per una scuola
democratica), Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista argentino, Lucio
Russo, l’autorevole fisico e storico della scienza da poco scomparso.
Il montaggio delle sequenze dei tre
piani del film fornisce al pubblico sia l’immagine concreta dello
scontro fra una scuola resistente e le ricette tecnopedagogiche dominanti che
una sintetica storia del processo egemonico a cui è imputata la distruzione
della scuola democratica: il nuovo paradigma ha origine negli anni Ottanta su
spinta del mondo industriale anglosassone, e a inizio millennio, quando
viene adottato su larga scala dall’’OCSE e dall’ Unione Europea come
dispositivo educativo “raccomandato” a tutti i paesi membri. In
Italia, la responsabilità maggiore nel dar credito e consenso a questa
operazione è della sinistra liberal di specie blairiana che,
liquidata la tradizione anticapitalista, dalla fine degli anni Novanta in poi
(con Luigi Berlinguer e con l’autonomia scolastica) si è fatta portavoce della
“modernizzazione”. Le “riforme” e le parole d’ordine della destra negli
anni berlusconiani hanno semplicemente proseguito e volgarizzato l’aziendalismo
soggiacente alle linee precedenti (le “tre i”, Impresa, Internet, Inglese su
cui, secondo Berlusconi, doveva basarsi la “patente” che la scuola avrebbe
fornito agli studenti).
Questa convergenza “bipartisan” è
sintetizzata e semplificata nel film dagli inserti animati in cui le figurine
di Berlinguer e Renzi, e quelle di Moratti, Gelmini e Berlusconi cavalcano con
ilarità sardonica i missili nucleari diretti sul pianeta-scuola. Ci si può
chiedere se l’immaginario da videogame anni Ottanta che questi inserti evocano
sia sempre funzionale alla schiettezza dello smascheramento ideologico o se,
viceversa, possa suscitare delle perplessità: specie quando, per irridere la
boria dei pedagogisti e il loro strapotere rispetto alla scuola delle
discipline, si riduce a una caricatura l’ Emilio di
Rousseau. I mediocri pedagogisti o i tristi manager della politica attuale ben
si prestano infatti ad essere ridotti a un meme, un grande filosofo del
passato, per quanto abitato da un’idea educativa “romantica” e idealistica,
certo no.
Comunque, l’impianto provocatorio e
didascalico di D’Istruzione Pubblica – come attestano le
sale piene delle prime presentazioni e il dibattito acceso che sta suscitando – è
uno strumento in grado di gettare un sasso nello stagno degli stereotipi e dei
luoghi comuni e di riaprire una vera discussione politica sulla
scuola aziendalizzata: oggi infatti le roboanti fanfaronate repressive
di Valditara e dei suoi fratelli ben convivono con la
retorica tecnocratica dell’orientamento e delle competenze e con quella
inclusiva della personalizzazione e della “centralità del discente”. Sostituita
l’emergenza pandemica con quella bellica, appare chiaro come il
neoliberismo, dominante per un trentennio, abbia privato la scuola,
l’università e la cultura degli anticorpi politico-culturali capaci di reagire
al ritorno dell’autoritarismo e del fascismo…
Splendido documentario. Veritiero. Controcorrente. Originale.
Storicamente attendibile su temi fondamentali della vita di una nazione, come
l’istruzione, dove mostra cose vere e fondamentali, sul suo peggioramento
terribilmente nocivo.
Lo fa con il coraggio e la competenza di chi sa che alcune classi
dirigenti attuali, quelle vincenti da noi da 40/50 anni, quelle neoliberiste,
stanno facendo di tutto per distruggere la scuola pubblica: in modo da avere un
elettorato più ignorante, e quindi più manipolabile.
Il livello degli interventi è molto alto: con il merito di prenderli
non solo da vari professori universitari (come è lecito attendersi; ma non è
facile trovarli indipendenti e onesti intellettualmente come qui); ma anche dai
docenti della scuola italiana. Nessuno come questi ultimi, specie se di
avanzata esperienza, ha il polso di certi cambiamenti.
Comunque il film di Greco e Melchiorre ha il merito di ricondurre i
problemi esposti al grosso della loro genesi: l’interesse dei ricchissimi
padroni delle multinazionali. Impressionante il riferimento alla riduzione
della scuola alla terminologia e alla mentalità economica privata: dove il
profitto e la competizione sono centrali. Ma ovviamente sono veleno, per la
seria crescita individuale dei nostri minori. Del resto, tutto ciò rientra
nell’inclusione fanatica di tutto l’immaginario all’interno della mentalità
capitalistica…
…Con un
montaggio serrato e fluido, nonostante la grande quantità di concetti e
affermazioni, e l'inserimento di alcune animazioni lo-fi a contrasto con le
interviste, in stile Guerre stellari, come la titolazione, gli
autori sintetizzano un processo, apparentemente irreversibile, di
"disarticolazione della scuola della Costituzione" (Marina Boscaino).
Iniziato con la riforma Berlinguer, emanazione della "legge
Bassanini" sull'autonomia della Pubblica Amministrazione, che ha di fatto
costretto ogni istituto ad autoregolarsi, soprattutto economicamente, e
proseguito con tagli di varia entità al Ministero dell'Istruzione, operati dai
responsabili a venire.
La finalità del film è riportare l'attenzione
dell'opinione pubblica, e quindi anche favorirne la mobilitazione, sul tema
centrale dell'istruzione. Una realtà che coinvolge un milione di lavoratori e
sette milioni di studenti. Ibrido di film d'inchiesta e osservazione sul campo,
che non rinuncia a parentesi creative, D'istruzione pubblica, come
i precedenti del duo registro, è il classico caso di "film-innesco" o
da cineforum, nel senso di naturalmente destinato ad essere sviscerato e
interpretato nei suoi passaggi da un pubblico che ha a cuore il progresso
civile del Paese…
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