Eileen Gray era una donna architetto che ha costruito un edificio n Costa Azzurre, sulle rocce davanti al mare. Le Corbusier decide che le pareti della casa sono più belle dipinte, e fregandosene della propietaria le dipinge.
il film/documentario racconta la storia di Eileen Grey, della casa, e della prepotenza del piccolo Le Corbusier.
una sorpresa per tutti la storia della casa e di Eileen Grey, per gli architetti di più.
buona (architettonica) visione - Ismaele
Nel 1929 la designer irlandese Eileen Gray realizza in
Costa Azzurra un rifugio modernista, intimo e radicale. La sua prima
architettura, battezzata E.1027, nasce dall’intreccio delle sue iniziali con
quelle di Jean Badovici, con cui la progetta. Quando Le Corbusier scopre la
villa, ne rimane affascinato fino all’ossessione: dipinge murali sulle pareti
senza permesso e ne pubblica le immagini. Gray definisce quei gesti un atto di
vandalismo e chiede che vengano rimossi. Lui ignora la richiesta e costruisce
il suo Cabanon proprio alle spalle della casa, imponendo la propria presenza
sul luogo fino a oggi.
…Gray arriva all’architettura
passando per la lacca, per i paraventi, per i tappeti in fibra naturale, per i
tubolari metallici e il plexiglas. Le mani le si riempiono di eruzioni cutanee,
ma insiste. Apre una bottega, sperimenta, espone nel 1923 al Salon des Artistes
Décorateurs il celebre Boudoir de Monte-Carlo: troppo audace, troppo
inquietante, troppo moderno. La critica è feroce. Aristocratica irlandese,
lesbica in un’epoca in cui l’omosessualità è perseguitata, Gray osa entrare nel
territorio maschile dell’architettura. E lo fa senza chiedere permesso.
…A metà tra documentario e finzione, “E.1027 – Eileen Gray
e la casa sul mare” racconta la storia di una lotta fra la forza
dell’espressione femminile e sul desiderio maschile di controllarla, attraverso
un linguaggio visivo capace di rendere giustizia a un’artista enigmatica,
complessa e luminosa. I registi esplorano così lo spazio architettonico e
il genere, il conflitto tra punti di vista, il confine tra documentario e
finzione.
«Al centro di questo film c’è un conflitto irrisolto» – ha
dichiarato la regista e sceneggiatrice Beatrice Minger – «Si potrebbe sostenere
che Le Corbusier non abbia fatto nulla di “sbagliato”: quando arrivò, Eileen
Gray non viveva più nella casa, e Jean Badovici gli diede il permesso di
dipingere i murali. Ma è accettabile appropriarsi della visione artistica di
un’altra persona? Per me, no. Da questa inquietudine è nato il film. La
violazione non riguarda solo le pareti bianche di una casa. All’inizio del
Novecento, le artiste erano confinate agli spazi interni – arredi, decorazione,
pittura, scrittura. Gray infranse quel limite entrando nel territorio maschile
dell’architettura. Le Corbusier, il “Zeus” del modernismo francese, reagì
cercando di ricondurla al suo posto.»
«Gray dovette affermarsi come una delle prime architette in un
mondo dominato dagli uomini» – ha dichiarato il co-regista e
co-sceneggiatore Christoph Schaub – «Portò una voce femminile nel
dibattito modernista. L’interesse di Le Corbusier per la sua casa generò una
storia emotiva, quasi un dramma. Per raccontarla abbiamo scelto un approccio
radicale: niente interviste, niente esperti, niente ricerca della “verità”
documentaria. Abbiamo preferito l’astrazione: creare uno spazio cinematografico
dove emozioni e domande potessero emergere. Un luogo in cui anche Eileen Gray
potesse interrogare sé stessa.»
…quello di Beatrice Minger e Christoph Schaub non
è propriamente un documentario e non è propriamente un film.
È un’opera ibrida, che sfugge ad ogni
tentativo classificatorio, mettendo insieme tutte e tre le funzioni (anche
definite voci o prospettive) che secondo Carl Plantinga contraddistinguono il
film documentario – formale, aperta e poetica – e mescolando le sei modalità –
espositiva, poetica, osservativa, interattiva, riflessiva e rappresentativa –
considerate da Bill Nichols come distintive del film documentario…
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