protagonista massimo dei film di John Carney è sempre la musica, sopratutto la chitarra.
e tutti i protagonisti umani sono al servizio della musica.
è come se il regista girasse sempre lo stesso film, con variazioni sul tema.
anche qui ne esce un film non male, anche se è non è dei suoi migliori.
buona (musicale e dublinese) visione - Ismaele
…Eve Hewson sorprende per l'interpretazione sincera e
credibile di Flora, una protagonista che per una volta non insegue l'american
dream di chi deve esaudire desideri di grandezza, ma nella sua umiltà crede
comunque di meritare qualcosa in più di quel che le è toccato in sorte. Un
matrimonio fallito, un figlio che pare più un fratello minore, difficile e
ribelle, cleptomane e autolesionista. I ceppi che trattengono Flora nella
prigione della sua vita sembrano troppo spessi da svellere per chiunque,
ammesso che questo chiunque esista o si prenda la briga di farlo.
Ma c'è sempre la musica, ci ricorda John Carney, inguaribile ottimista che non
smette di credere fermamente nel potere degli accordi di una chitarra,
taumaturgico strumento di dannazione o redenzione. Nella scena di gran lunga
più intensa e meglio girata del film, il maestro di chitarra assegna un compito
a Flora, che consiste nell'ascolto di un'esibizione di Joni Mitchell facilmente
reperibile su YouTube. Flora sembra poco interessata, la lascia in sottofondo
mentre lava i piatti. Poi capisce che in quelle strofe piene di dolore e
consapevolezza si nasconde l'universalità di un messaggio destinato a tutti, in
grado di far vibrare all'unisono le corde interiori di ricchi e poveri,
privilegiati e svantaggiati.
Una voce e una chitarra possono questo, sollevare
il mondo e fermarlo per qualche minuto. Nel suo piccolo, nella sua dimensione
di consapevole semplicità, anche Flora and Son può infondere
un po' di speranza, divertendo e coinvolgendo durante il cammino.
…C’è tanta (presunta) verità in Flora and Son ma invece si sente puzza di
bruciato, anche dal semplice piano di Flora con la testa appoggiata sul
finestrino del bus. Così come appaiono forzati gli incontri dal vivo con i due
protagonisti. Sono visioni, desideri, sogni. Sulla carta anche bellissimi, ma
non ci si crede. Anzi, sbagliato, non si riesce a volerci credere. Forse la
colpa è anche della scarsa intesa tra i due protagonisti. Eve Hewson spesso col
volto imbronciato che quando si commuove sembra fare uno sforzo enorme, Joseph
Gordon-Levitt si impigrisce in quella stanza a Los Angeles da cui non vuole più
uscire. C’è solo Joni Mitchell. Da quel suo video tutto poteva cambiare. E
invece non è successo.
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