nella Sofia dopo la caduta del muro, il paese è nelle mani di politici terroristi e mafiosi.
Itzo, un bravissimo Christo Christov, morto troppo presto, cerca di trovare la sua strada, una famiglia da dimenticare, un fratello giovane attratto dai neonazisti (prezzolati da politici senza scrupoli), che Itzo prova a salvare, una fidanzata che non gli dice più niente.
una bellissima sorpresa, un'opera prima da non perdere.
buona (Christo Christov) visione - Ismaele
Sofia. Un gruppo di skinhead attacca una
famiglia turca in viaggio da Istanbul a Berlino e che si è fermata in città
solo per una notte. Tra gli assalitori c'è Georgi, un ragazzo di 17 anni che
per sopperire al suo disagio interiore e ai conflitti familiari ha deciso di
entrare nella banda di teppisti. A testimoniare l'aggressione c'è Itzo, il 38
enne fratello di Georgi, che interviene per salvare i malcapitati. La
drammatica situazione sarà occasione per Georgi e Itzo di ritrovarsi dopo anni
di allontanamento l'uno dall'altro. Allo stesso tempo Itzo, artista dedito
all'alcool e alla droga, cercherà un'opportunità di riscatto grazie all'amore
per Izil, la ragazza turca vittima dell'aggressione. Lo sviluppo degli eventi
porterà i protagonisti a fare i conti con le proprie solitudini e angosce, ma
anche a riscoprire e ritrovare sentimenti e affetti che credevano perduti.
In una Sofia livida e degradata, l'adolescente Georgi
entra in contatto con un gruppo di neonazisti. Durante un'aggressione ai danni
di una famiglia turca, s'imbatte casualmente nel fratello maggiore Itso, che
interviene per mettere fine alla violenza. Dopo una lunga assenza dovuta a
problemi di dipendenza dalla droga, Itso torna allora in contatto con Georgi,
mentre stringe un rapporto con Ils, la figlia dell'uomo vittima del pestaggio.
Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2009, Eastern
Plays presenta una struttura inizialmente duale, accordandosi alle
vite dei due fratelli, per poi concentrarsi sulla sola linea narrativa di Itso
(diminutivo di Christo). Scomparso poco prima della conclusione delle riprese a
causa di una conclamata tossicodipendenza, l'artista bulgaro Christo Christov
riempe lo schermo con un personaggio oltremodo vero che pesca a piene mani
dalla sua stessa esperienza di vita, confondendo realtà e finzione come poche
altre volte si è visto sullo schermo: suoi sono i disegni che vediamo, sua la
casa divisa con un coinquilino con cui non ha dialogo, sua la nera e muta
disperazione. È inevitabile che la morte prematura del non attore Christov
abbia finito col forgiare, in itinere, la sceneggiatura, aggiungendo un palpito
di tragica concretezza all'esordio di Kamen Kalev.
In seguito all'innesco della vicenda, dopo il momento in cui i due fratelli
entrano traumaticamente quanto casualmente in contatto, la macchina da presa
pare interessarsi solo alla figura di Itso: la solitudine, i controlli medici,
le giornate senza uno scopo, l'alcol e il tabacco come sostituti della droga,
la mancanza di comunicazione con la propria ragazza, la speranza di un nuovo e
impossibile amore, fino alla sequenza di una peregrinazione notturna sulle note
del Concerto BWV 974 di Johann Sebastian Bach eseguito da Glenn Gould. È forse
qui il cuore più vero di Eastern Plays, nello stare ben ancorato
ad un corpo preciso e al suo smarrimento, sprigionando una libertà, tragica e
inaspettata, memore di molto cinema francese, da Fino all'ultimo respiro in
poi. A discapito di una narrazione quadrata, Kalev si prende il proprio tempo,
quasi volesse restituirlo all'amico scomparso, con la diretta conseguenza di
abbandonare del tutto il tema iniziale della permeabilità della città di Sofia
al neonazismo.
Un'opera dolente sulla dipendenza e l'avvilimento che va avanti per piccoli
episodi, scene dimesse, qualche folgorazione, difficilmente giudicabile senza
mettere in conto la fine toccata in sorte a Christo Christov (1969-2008), cui
il film è dedicato.
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