lunedì 9 marzo 2026

La Mattina Scrivo (À pied d’œuvre) - Valérie Donzelli

Paul vuole fare lo scrittore, e per questo abbandona il suo lavoro di fotografo che gli dava da vivere decentemente. 

in più ha una situazione personale complicata, è separato, con due figli grandi, che stanno con la madre in Canada.

decide di iscriversi a una app di lavoretti pagati quasi niente, il lavoretto lo prende che chiede meno euro (una specie di rider dei lavoretti, il tipo di lavoro amato dagli schiavisti, senza diritti)

il padre e la sorella soffrono per lui e cercano in tutti i modi di dissuaderlo, ma Paul è testardo come pochi e fragile come tanti.

mi ha ricordato, mutatis mutandis, Alla linea, il libro di Joseph Ponthus, che sopravvive facendo i lavori più in basso nella scala sociale, e scrive, e muore ancora giovane.

un film che merita, Bastien Bouillon interpreta Paul benissimo, come non fare il tifo per lui?

buona (tormentata) visione - Ismaele



 

Donzelli nel suo film orchestra il ritmo con delicatezza: alterna momenti di immobilità a brevi lampi di memoria, quasi a ricordarci che nessuna condizione è definitiva, che la linea tra chi osserva e chi è osservato è più sottile di quanto immaginiamo. La fotografia insiste sui dettagli — mani arrossate dal freddo, oggetti custoditi come reliquie — trasformandoli in simboli di una vita che resiste nel minimo.

Alla fine, La mattina dopo non chiede compassione. Chiede consapevolezza. Ci invita a riconoscere il privilegio nascosto nelle abitudini quotidiane, nella banalità rassicurante di un letto, di una chiave che gira nella serratura. È un film che resta addosso, che lavora lentamente nello spettatore, e che ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio su cui costruiamo le nostre certezze. E forse, proprio per questo, necessario.

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...Basato sul libro dello scrittore Franck Courtès, intitolato À pied d’œuvre, il nuovo film di Valérie Donzelli ci trascina nel fango della gig economy. Paul finisce iscritto a un’app di lavoretti, svuotando cantine e decespugliando prati per elemosinare i soldi dell’affitto, mentre la ex moglie (Valérie Donzelli stessa) e il padre ingombrante (André Marcon) lo guardano con l’affetto misto a pena che si riserva solitamente ai casi clinici irrecuperabili.

A questo scempio esistenziale si aggiunge una lucidissima e spietata critica al caporalato digitale delle app, un girone infernale dove il sudore umano viene scarnificato da perfidi algoritmi e recensioni stellate. Assistiamo al trionfo dell’indifferenza: committenti col portafoglio a fisarmonica che ti pagano in noccioline per spaccarti la schiena, arrogandosi poi il diritto divino di stroncarti l’esistenza con un feedback negativo se non hai sorriso abbastanza mentre spalavi il loro letame.

La regista disseziona con precisione chirurgica questa grottesca guerra tra poveri, una drammatica asta al ribasso in cui gli emarginati si scannano per vincere l’ambito premio di farsi sfruttare per due spiccioli in croce. In questo tritacarne sociale la solitudine di Paul diventa il ritratto di un’intera classe di invisibili ai margini della società, anime in pena che faticano a trovare anche solo un briciolo di solidarietà umana in un mondo che ha felicemente barattato l’empatia con la spietatezza di una notifica push…

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La condizione dello scrittore ne La mattina scrivo è assimilabile a quella di altre categorie di artisti: si esprime nella passione, nella necessità e nell’urgenza di scrivere, che è a tutti gli effetti un lavoro, anche se meno remunerativo e tangibile di tanti altri mestieri, come il padre e la sorella di Paul non smettono mai di ricordargli.

Paul però non disdegna il duro lavoro e anzi accoglie con una buona dose di volontà ed entusiasmo i lavoretti di giardinaggio, trasloco e sgombero che trova attraverso una piattaforma online, pur di mantenersi senza dover sacrificare la propria passione che necessita di tempo, spazio, ispirazione. 

Valérie Donzelli come già aveva dimostrato ai tempi del meraviglioso e furente La guerra è dichiarata sa andare al cuore delle cose, sa spogliarle delle loro sovrastrutture restituendo ne La mattina scrivo uno sguardo puro, diretto e vivo sulla condizione di un uomo che sceglie la povertà e la semplicità per garantirsi la libertà, contro il parere di una società altamente gerarchizzata secondo i principi del capitale e del successo. 

Donzelli e il co-sceneggiatore Gilles Marchand non dimenticano di allargare lo sguardo al microcosmo di Paul e ai meccanismi che regolano domanda e offerta di lavoro, nel mondo dell’editoria così come sulle piattaforme, per trovare dei tuttofare per mansioni occasionali, sempre con leggera ironia e grande capacità di osservazione…

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È un professionista che decide di mollare tutto per inseguire una passione, Paul. Ma, dopo tre libri, il successo non arriva. L’editore – Virginie Ledoyen – gli riconosce il talento, ma adesso, al quarto tentativo, serve un’opera di successo. Il progetto di un libro autobiografico sulla fine di una storia d’amore non convince. I diritti d’autore sono irrisori e allora Paul deve trovarsi un lavoro che possa permettergli di continuare a scrivere. La moglie e i figli partono per il Canada. Paul resta solo con i suoi fantasmi e la sua scelta di vita radicale. Vive in un seminterrato e inizia a lavorare per venti euro al giorno, o anche meno, facendo di tutto: traslocatore, giardiniere, autista. E così il film diventa un’incursione – borghese? certo, ma non lo siamo tutti oggi? – nel sottobosco urbano dello sfruttamento del lavoro, con le app, gli algoritmi e le valutazioni dei clienti a scandire ritmi lavorativi, retribuzioni e qualità della vita. E qui La mattina scrivo prova a mettersi sulla tracce di un cinema militante sul mondo del lavoro che dai fratelli Dardenne porta a Stephane Brizé, e al più recente e notevole La storia di Souleymane. Ma Donzelli è una cineasta più “pazza” e meno rigorosamente neorealista rispetto a questi riferimenti. Per questo il film è più interessante come cronaca dal sottosuolo, come viaggio nei bassifondi del precariato che assume i contorni dell’incubo allucinatorio – come dimostrano i ricordi e i dettagli della giornate di lavoro in pellicola sgranata che il protagonista rielabora la notte e appunta sui suoi taccuini, diventando poi il libro che scriverà…

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