un film epico, la lotta fra Male e Bene, fra individui (scanners) che hanno la possibilità di entrare nella mente degli altri, e il combattimento non coinvolge le mani, solo i cervelli.
una corporation che usa gli scanners per fare degli esperimenti, per usare gli scanners per certi obiettivi, che coincidono con il profitto di alcuni.
il film non fa annoiare un attimo, la lotta è appassionante, gli effetti speciali, che oggi sembrano semplici, sono coinvolgenti e molto efficaci.
un film da non perdere, senza se e senza ma.
buona (scanner) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film completo
Arriva dopo appena dieci minuti dall’inizio del film. È la
celebre sequenza della testa che esplode. Dal 1981 in poi avrebbe riempito i
nostri occhi e colonizzato le nostre coscienze audiovisive in una maniera, va
da sé, molto cronenberghiana. Questione di fascinazioni tra corpo
e mente, che si rincorrono da decenni nella filmografia del regista canadese.
Questione anche di bieca cultura pop, visto l’uso espanso della sequenza in
questione, sotto forma di gif, nel web 1.0 degli anni ’90/2000, quando
ancora non esistevano meme e social e i
forum di discussione erano la forma primigenia di piazza virtuale…. Eppure
stiamo parlando di nient’altro che frattaglie animali inserite nella testa di
un manichino e fatte deflagrare con un colpo di fucile dal laborioso Dick
Smith, supervisore effetti speciali della vecchia scuola, quando le
cose si facevano ancora con le sostanze, i materiali posticci e i coloranti rossi…
…esistono tantissimi horror e thriller psicologici. Scanners è fra i pochi, altissimi e angosciosi,
che mettono davvero i brividi. E possiede un finale ambiguo oltre ogni dire.
Inoltre, può vantare due scene oramai leggendarie e indimenticabili,
quella mostruosa, sbalorditivamente agghiacciante, di una brutalità estrema e
insostenibile, dell’esplosione del cranio di un uomo durante un pericoloso
esperimento extra-sensoriale, e quella finale del sanguinolento, metamorfico
duello tra i due fratelli, Cameron e Darryl, è il caso di dirlo, da far
scoppiare la testa e le budella, non solo loro.
Bravo Stephen Lack ma ci par giusto evidenziare la stratosferica
fotogenia agghiacciante di un Michael Ironside al massimo del suo
filmografico status da villain magnificamente magnetico.
…si
può riflettere sul modo in cui Cronenberg immagina che gli scanner esercitino
il loro potere, e si può pensare apparentemente che lo facciano attraverso la
vista. Invece la scena del pre-finale in cui un feto-scanner, ancora dentro la
pancia della madre, attacca la scanner Kim ci dice chiaramente che non è così,
che non si scannerizza attraverso la vista, ma proprio attraverso la mente.
Nonostante lavori con le immagini, Cronenberg dunque ci dice che vista e
cervello non coincidono, o forse non ancora (la corrispondenza tra l’uno e
l’altra avverrà in Videodrome, per
il tramite del segnale televisivo). Dunque, nel ritratto d’artista che
Cronenberg ci regala in Scanners si
può anche trovare un suggerimento sul modo in cui il cineasta canadese vede se
stesso e il suo operare in campo cinematografico. Nel suo cinema infatti non
prevale mai lo sguardo, quanto il lavorio di masse corporee, che possono essere
anche senza occhi, ma che – ancora prima di poter vedere – sono sicuramente già
in grado di sentire, di percepire e anche di penetrare, di odiare e di amare. Il processo di
malformazione, di deformazione, di trasformazione prostetica; è questo il
segreto del cinema di Cronenberg. E dunque l’artista di Scanners non poteva che essere uno scultore,
un creatore di forme. Ed è curioso che un cineasta così tanto profetico abbia
legato in modo indissolubile la sua filmografia, almeno fino ad un certo punto,
agli effetti della prostetica, ormai purtroppo superati dagli effetti speciali
digitali. È curioso, ma non insensato. Anzi, forse, come la carne e la mente,
come il dolore e il piacere, come l’attrazione e la repulsione, si certifica
in Scanners – e in tutto il Cronenberg della
prima parte della carriera – il coincidere di passatismo e di futuribile,
trovando dunque ribadito ancora una volta il superamento del classico principio
di non contraddizione aristotelico. Scanners è
dunque un film vintage per i suoi mirabolanti effetti prostetici e per quel suo
dare rilevanza assoluta alla materialità di corpi/mente, ma è allo stesso tempo
un film già digitalizzato per quella sua
particolare declinazione delle virtù telepatiche degli scanner. Ed è forse allo
stesso tempo il tripudio e la catastrofe del corpo, che esplode, si sfalda,
viene sopraffatto dall’autocombustione. È l’esplosione e l’implosione dell’uomo
così come l’avevamo conosciuto, al cospetto di una nuova era. È, infine, per
dirla alla Ghezzi, il catastrionfo dell’umano.
Credo che accanto ai mostriciattoli di The Breed gli Scanners
siano le creature piu'inquietanti partorite dalla fervida mente di
Cronenberg.Nonostante sia solo un film di genere il discorso che viene portato
avanti è l'eterna lotta tra Male e Bene(epico lo scontro finale tra i due
fratelli con un finale assolutamente non ovvio)e la sede di tutto è sempre il
cervello.Cronenberg sembra ossessionato dall'anatomia e dalle sue deviazioni e
lo spettatore diviene vittima lui stesso delle ossessioni del regista
canadese.Qui la trama è abbastanza involuta ma si adombrano sospetti terribili
sull'uso di farmaci(L'ephemerol genera scanners)da parte di poteri economici
forti.No global ante litteram?Memorabile la scena in cui il capelluto Ironside
fa scoppiare la testa al sedicente medium.
… David Cronenberg, ancora una volta
nei panni di regista e sceneggiatore, con questa pellicola compie forse il suo
passo più grande nel genere horror. Che il regista canadese intendesse
affondare nel tema delle mutazioni il forte legame tra mente e corpo, relazione
di matrice freudiana, si era già notato nel precedente Brood (1979)
pellicola che incominciava con un dialogo psicanalitico che presto si mostrava
come cicatrici sul corpo di Michael. Con Scanners, l’orrore
cronenberghiano diventa sofisticato ed intellettuale, dove sono le menti a
confrontarsi ed i corpi a mostrarne i segni di una malleabile trasparenza (dice
Cameron al dottor Ruth “Mi sento trasparente”). Una scena molto
suggestiva difatti è proprio quella della morte dello scultore Benjamin Pierce,
la cui mortalità non è nel corpo ma nella voce che si dissolve nella morte (o
come quando Kim, dopo che i compagni sono uccisi mentre erano in contatto
telepatico, dice “Adesso so cosa vuol dire morire….”). Per quanto
riguarda i personaggi, il regista porta sullo schermo due lati della stessa
medaglia, Cameron e Revok, lasciando però che alla fine i doppi si
sovrappongano. La scena del confronto finale, il passaggio di una mente in un
altro corpo. Il cervello è solo la rarefazione del corpo, la sua
concentrazione nel posto del comando, la sua localizzazione nel punto più
complesso (Enrico Ghezzi – Paura e desiderio). Si fa strada intanto un
nuovo percorso dell’autore, il rapporto con le macchine: il sistema nervoso di
Cameron come quello di un computer è il passo che porterà all’insieme di corpi
e metalli, l’unione di carne e ferro. Lo stesso titolo, la stessa definizione
degli scanners, il cui termine si riferisce ad un dispositivo
d’esplorazione, un termine tecnico utilizzato nella manutenzione
televisiva, segna il passaggio dai corpi arrabbiati, dalle covate
malefiche. Il fatalismo apocalittico del regista è nella lunga lista di
pazienti sottoposti ad Ephemerol e che con molta probabilità, lo spettatore
intuisce, non potrà essere controllata interamente da Kim e Cameron. Il merito
degli effetti speciali, e soprattutto della testa che esplode mostrando il
corpo come un rivestimento del pensiero, è di Dick Smith. Il film ebbe due
seguiti, Scanners 2 – Il nuovo ordine (1991) di Christian
Duguay e Scanners 3 - The takeover, inedito in Italia, ed ispirò
un’intera serie televisiva.
Cronenberg dimostra di qui di possedere un inimitabile
talento visionario; sa infondere un'atmosfera inquietante a tutta la pellicola,
sa abilmente sfruttare la colonna sonora per infondere una maggiore angoscia
allo spettatore, sa mantenere il ritmo avvincente senza mai scivolare nella
noia, sa colpire allo stomaco ed inventare imprevedibili colpi di scena e
non fa un uso eccessivo di splatter fine a sé stesso ma rende l'orrore bello,
affascinante e poetico. Scanners è un
horror fantascientifico davvero inquietante, che colpisce nervi, cuore e
cervello.
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