lunedì 9 febbraio 2026

Society – The Horror (1989) – Brian Yuzna

in questi tempi di Epstein files, Society aveva gia fatto vedere tutto, non su un'isola delle Virgin Islands, ma solo in una bella villa da ricchissimi.

s'inizia ridendo e scherzando, poi il film vira verso il dramma e l'horror (ma per questo film il genere è riduttivo).

e sopratutto è un film politico, che non fa sconti alle squallide elites che governano quella città (e il mondo).

col tempo il film (che è un piccolo capolavoro) non ha perso un briciolo della sua potenza.

buona (indimenticabile) visione - Ismaele



QUI si può vedere il film completo, in italiano

  

 

"Cosa fai questo weekend?"

"Ma, io vado al mare e te?"

"Io penso di andare a Sarajevo!"

Dal caso Epstein a i "cecchini del weekend" sembra sempre di più di assistere a un film horror di quelli estremi, dove il villan non è quello che ti aspetti sudicio, malvestito isolato dal mondo come i redneck, i reietti e bifolchi, ma quelli che meno ti aspetti, i ricchi coloro che con il denaro e pure tanto, possono comprare vite umane non propriamente disponibili a essere stuprate e uccise in modo barbaro.

E pensare che si è sempre detto "ma sono solo film! la realtà è ben diversa".

da qui

 

Yuzna dirige questo horror con atmosfere ed anche tematiche(complotto sì complotto no e borghesia) a tinte polanskia ma con una regia originale(non c'è la camera a spalla a seguire la Farrow come in Rosemary'sbaby), ma ed esempio il film inizia con dinamiche simile allo slasher ma per poi puntare su tutt'altro.Ed' notevole come Yuzna caratterizza molto bene tutti i personaggi e allo stempo tempo mette questo alone di mistero alla storia senza far mancare colpi di scena e momenti horror.
Fotografia bellissima che ricorda il primo Cronenberg con questi rossi e verdi e grande utilizzo del neon per illuminare i personaggi a seconda della situazione(caratteristica tipica di Yuzna).Non manca lo huomor nero e la grande critica sociale alla borghesia che vuole essere la classe dominante sovrastando gli altri,e notevoli gli effetti artigianli che resistono anche oggi.

Per me capolavoro.

da qui

 

Sicuramente talento registico e immaginazione non mancano al bravo Yuzna.Qui mette in scena il mondo edulcorato di Beverly Hills,quello che trovi nelle fiction giovanilistiche e lo abbatte a colpi di macete con una visualizzazione alquanto macabra dei mostri che sono dentro i personaggi,un incrocio malefico tra La cosa di Carpenter e l'Invasione degli ultracorpi e relativi remakes.L'inizio non è brillantissimo ma la progressione è inarrestabile,visivamente potentissima fino ad arrivare ad un finale abbastanza raccapricciante con una serie di creature veramente mostruose,molto ben realizzate dal team dei trucchi visivi.E l'ultima scena non è affatto rassicurante....

da qui

 

Il film, un tempo severamente vietato ai minorenni, cosa che ne affossò gli incassi, può essere rivisto con il medesimo entusiasmo sia circa per la rappresentazione, sia per la lettura sociale ribadibile ieri come oggi; anzi, oggi ancor più ficcante se s'intende non tanto la cerchia plutocratica ma un ceto medio borghesizzato benpensante e colloso dal volto benigno ma capace di intolleranza demolitiva, perciò abile a fagocitare tutti coloro che, intimoriti dall'essere additati come "cattivi", non dicono o, più sovente, dicono quello che ti dicono sia meglio dire. Questo film di lotta di classe che diventa una questione di sopravvivenza biologica, certo non è perfetto in scrittura, ma è stato comunque ingiustamente marginalizzato e, poi, dimenticato a vantaggio di altre pellicole più riccamente distribuite ma assolutamente meno meritevoli. I giovani appassionati di horror lo recuperino assolutamente.

da qui

 

In un’epoca storica in cui le mutazioni del corpo sono la scaturigine principale delle riflessioni sulla degenerazione etica, morale e psicologica della società dei consumi – la lezione impartita per lo più da David Cronenberg ha trovato adepti anche in Oriente, come testimonia il canto del corpo elettrico di Shinya Tsukamoto e del suo Tetsuo – Yuzna materializza gli incubi, trasformando l’angosciante timore di un’alta borghesia dedita alle peggiori turpitudini in pura e semplice realtà. I Whitney e tutti i loro amici e vicini sono incestuosi, mostruosi, cannibali. La loro orgia è la fusione di un corpo sociale che si pretende perfetto, e di diritto prioritario. In questa fusione Yuzna si libera di ogni legaccio di realismo per sprofondare in un’allucinazione perversa – rubando il titolo a un film che ha non poche similitudini con questo, e che Adrian Lyne dirigerà un anno più tardi –, permettendo alla sua creatura di volare altissimo, in una sorta di Salò del grottesco. Quasi venti minuti di immersione in un universo altro, doppio satanico e putrescente del mondo in cui viviamo, specchio che deforma pur contenendo nel riflesso la verità più intima. Quello di un mondo di sopraffazione di fronte al quale si può anche fuggire, ma che non può essere sconfitto. Strepitoso inno al kitsch putriscente, sarabanda sarcastica sull’american way of life, smembramento chirurgico del teen-movie e dell’horror, Society è un film a suo modo miracoloso, in grado più di molti altri progetti ambiziosi – ed economicamente più solidi – di cogliere lo stridore assordante sotto la falsa armonia della cosiddetta democrazia.

da qui

 

Society – The horror è indubbiamente un film politico. Come molti altri film del periodo, cito ad esempio Essi vivono (John Carpenter, 1988) o tutti i film sugli zombie di George A. Romero, anche Society utilizza il genere per fare una riflessione politica sulla nostra società e sulle ridicole e assurde leggi che la regolano.

La critica di Yuzna in questo caso è alle classi sociali che, nonostante decenni di lotte e di conquiste, sono li nell’ombra, pronte a emergere non appena che ne sia il bisogno. La famiglia del nostro protagonista, il giovane Billy, è una famiglia potente e influenza governi e istituzioni solamente grazie alla propria elevatissima ricchezza.

La metafora politica, rappresentata letteralmente negli assurdi ma incredibilmente eccezionali ultimi 20 minuti del film, è proprio quella delle classi agiate che, letteralmente, succhiano la vita e l’energia dai corpi dei più poveri. In questo modo loro prosperano e vivono nel lusso più estremo ma solamente grazie alle fatiche del popolo, il cui lavoro viene sfruttato e utilizzato dai più ricchi per fare la bella vita. Non appena dovesse rompersi questo rapporto classe dominante-classe dominata, anche la vita delle persone più benestanti non potrebbe più funzionare come lo è stato fino ad ora…

da qui

 

È così che Society si trasforma presto in una manifestazione esplicita degli orrori apparentemente celati nel tessuto sociale (orrori in realtà ben presenti e radicati), esasperandoli e portandoli all’estremo. Grazie anche al ricorso ai magistrali effetti speciali curati dal talento visionario di Screaming Mad George, la spirale di dubbi e di paranoie di Bill finisce progressivamente per mutare in un vero e proprio banchetto del terrore, uno shunting (la suzione, nella versione italiana) che esibisce concretamente la corruzione libidinosa della borghesia statunitense – le affinità con Buñuel sono evidenti – nonché l’avidità di potere e la mortificazione di un’alterità considerata indegna.

Con un fascino quasi cronenberghiano, Yuzna mette in scena una poetica della carne mutata che racchiude in sé, nella sua massa informe sudicia e putrida, il degrado delle apparenze tipico della società capitalista, dove i ricchi non possono che finire – appunto – per cibarsi dei poveri, risucchiandone la linfa vitale, sia metaforicamente sia letteralmente. L’orgia di puro disgusto che ne consegue (il completo opposto dell’abbuffata anarco-liberatoria de Le margheritine di Věra Chytilová, se vogliamo azzardare un paragone), inaspettatamente, riesce anche a divertire con le sue cadute kitsch – pensiamo ad esempio alla celebre sequenza della “faccia da culo” – unendo alla sua tagliente critica sociale quel gusto camp frivolo e da b-movie che ne smussa, con successo, la “pesantezza” tematica, ponendosi a cavallo tra il cinema di denuncia e la goliardia del divertissement.

da qui

 



Nessun commento:

Posta un commento