sabato 7 febbraio 2026

Send help – Sam Raimi

niente di quello che vedrai nel film te lo immagini prima, grazie a una sceneggiatura che non lascia scampo, dove poco è quello che sembra.

da Ulisse a Robinson Crusoe il naufragio in un'isola che sembra deserta lo conosciamo bene, in Send help viene declinato in modo sorprendente, la classe non è acqua, Sam Raimi è davvero bravo, per nostra fortuna.

Linda (interpretata da Rachel McAdams) è l'eroina della storia, che si vendica delle ingiustizie del mondo, dal maschilismo al finto merito, dalla prepotenza al disprezzo, dall'imbroglio al potere degli incapaci.

e per chi lo vede al cinema (come piace a Sam Raimi) è proprio un godimento raro.

buona (survival) visione - Ismaele

 

 

Una delle cose eccezionali di Send Help però è il tono scelto per raccontare questa storia, il più difficile da mantenere senza scadere nel ridicolo. Non è un dramma, certo, è una commedia ma di quelle con soluzioni e implausibilità comiche da cartone animato, ed è anche una satira politica, ed è un piccolo horror fatto di sangue ed efferatezze comiche. Tutto finalizzato a far fare allo spettatore un percorso intellettuale molto serio. I film banali e sciocchi enunciano, spiegano e mandano messaggi, i film migliori giocano con le aspettative e la testa degli spettatori…

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…Raimi ha spiegato che Sony, inizialmente distributrice del progetto, aveva deciso di rinunciare alle sale dopo le difficoltà produttive causate dalla pandemia:

«Ci dissero: “Non possiamo farlo come film da sala. Possiamo farlo come un film streaming, a budget ridotto e più controllato”».

Una soluzione che però non convinceva affatto il regista, che concepisce il cinema come un’esperienza collettiva:

«Non voglio sembrare snob, ma progetto i miei film per il pubblico in sala. Ho bisogno di quell’interazione. È un sapore diverso, e io lavoro proprio su quello»…

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La sua forza – il caotico terzo atto non soddisferà ogni palato ma il film non può muoversi in una direzione diversa, date le ambizioni e il mix di generi – è la precisione con cui temi e spettacolo si intrecciano. Send Help non ha pretese di analisi sociologica su storture professionali e dinamiche di coppia nel mondo del lavoro, né allestisce un intrattenimento pretenzioso che nasconde la sua vacuità dietro una superficie di intelligenza solo ostentata. Riesce a essere, senza sacrificare il suo rapporto con il pubblico, un bel mix di intelligenza e azione. Sam Raimi gioca sul sottile equilibrio di arte e artigianato. C’è il felice ritorno al genere che lo ha consacrato, una chiara visione d’autore, gusto per lo spettacolo ma rispetto per l’intelligenza del pubblico. Soprattutto, c’è la precisione millimetrica, la cura artigianale, appunto, con cui le idee e l’attualità dei discorsi sollevati dal film si mescolano all’impasto di genere, all’orrore, al divertimento e alla violenza. La casa di Sam Raimi è l’horror: smaliziato, divertente, sanguinoso e diverso dagli altri.

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…Puro Raimi 100%. Pochissimi effetti, tantissime idee brillanti. Send Help è ancora l’esempio di un cinema artigianale analogico, accompagnato dalle musiche di Danny Elfman, capace di costruire la tensione con tanti dettagli che, sommati, si accumulano e provocano uno stato di persistente turbamento. Si può pensare a una variazione di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto con i ruoli ribaltati, ma in realtà Send Help mantiene uno stretto rapporto con il cinema amricano classico. Il nuovo film di Sam Raimi potrebbe sembrare un Preston Sturges rivisitato in chiave horror nel modo in cui mostra il lato distorto del sogno americano. Al tempo stesso il cineasta mette in atto una sfida fisica, proprio come aveva fatto Robert Zemeckis con il corpo di Tom Hanks in Cast Away; per circa il 70% del film ci sono infatti sullo schermo soltanto due personaggi. Rachel McAdams è una strepitosa variazione grottesca del cinema di Raimi, Dylan O’ Brien è la vittima sacrificale, proprio come un eroe negativo della sua trilogia di Spider-man.

Send Help gioca sempre sul limite. Sta li sul punto di illudere lo spettatore su possibile alleanze e poi riprende una guerra che non ha più tempi morti. Non mancano sangue, vomito, lingue nere segni di un umorismo dark che esplode nella grandiosa scena dell’attacco del cinghiale o nella minaccia di castrazione. Poi Send Help scopre l’isola. Va oltre la spiaggia e rivela le zone più pericolose e impraticabili. Uno spazio concentrico che rivela nuovi luoghi prima nascosti nel fuori-campo, in pieno stile Shyamalan. Non c’è tregua. Non ci si stacca dallo schermo e ci si diverte tantissimo. Ancora, pura vertigine.

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