in un piccolo paesino di campagna, in Brasile, in coincidenza con la morte dell'anziana del villaggio, succedono cose terribili, omicidi senza motivo e senza spiegazione, in poche ore.
gli abitanti, destinati al genocidio, riusciranno a salvarsi?
un film strepitoso, senza se e senza ma, un piccolo capolavoro, vedere per credere.
ogni riferimento ai nostri tempi non è casuale.
buona (istruttiva) visione - Ismaele
…Bacurau révèle
les aspects les plus déjantés des réalisateurs. Ils livrent une oeuvre
cinématographique très bien réalisée issue des inspirations fantastiques
de John Carpenter. Tel un western du futur,
l’hémoglobine coule à flot, tout ça pour dépeindre en toile de fond l’injustice
d’une population brésilienne laissée pour compte par des politiques distants.
Derrière ce conte incroyable, c’est surtout le malaise des habitants ruraux
emmurés dans leurs quotidiens que les réalisateurs souhaitent mettre en avant.
Le film met l’accent sur les promesses électorales laissées lettres mortes,
alors même que les politiques vont un semblant de campagne risible dans un
camion bourré d’écran LCD…
…Giocando con i genere, i registi mettono insieme una
storia che mescola western, thriller e un surrealismo sottile, presente in
tutto il film ma mai preponderante o invadente, sempre in equilibrio con il
plausibile.
Impossibile non farlo notare, Bacurau presenta
anche una forte e manifesta componente politica: gli Stati Uniti invasori si
approfittano dell’intero Brasile, che passivamente accetta l’invasione; ma
questo non si verifica in questo villaggio, che invece combatte con tutte le
armi che ha a disposizione e anche con quelle che non ha, con tutti i membri
della piccola comunità, che sembrano una sorta di campione rappresentativo
dell’intera popolazione brasiliana, con le sue fasce sociali e le sue caste.
Sono pochi ma agguerriti e pronti a tutto, anche a ciò che è illecito.
Meglio di quanto fatto nel 2016 con Aquarius, presentato
sempre a Cannes, Mendonça Filho racconta questo
micro universo rimanendo in equilibrio tra l’indulgenza verso i suoi
protagonisti e la loro piccola realtà e la compiaciuta messa in scena della
trivialità; i registi evitano entrambi gli eccessi, rimanendo in un equilibrio
vivace. Tuttavia è chiara la volontà di voler scuotere lo spettatore e di
coinvolgerlo in un gioco basato sulla libertà espressiva e sull’anarchia
dell’immagine, senza mai perderne il controllo.
Bacurau (2019) es
una de las películas más sorprendentes y ambiciosas que haya dado el cine
latinoamericano en mucho tiempo, una especie de weird western que retoma la
violencia alegórica de Alejandro Jodorowsky y Nicolas Winding Refn y sobre todo
la estructura de Los Siete Samuráis (Shichinin no
Samurai, 1954), de Akira Kurosawa, con el objetivo manifiesto de repensar
el accionar de la basura política neoliberal actual -tan devastadora como
gatopardista, siempre tendiente a modificar dos o tres pavadas para que todo
siga igual o empeore paulatinamente- en sus dos vertientes principales, la
mafiosa clásica adepta a los negociados símil Jair Bolsonaro o el macrismo
argentino y su homóloga caudillista cleptocrática en sintonía con algunos
payasos del Partido de los Trabajadores o las mil caras del peronismo y/ o
kirchnerismo. Esta fábula acerca de la desigualdad siempre creciente en las
sociedades del cono sur, aquí empardada literalmente a un exterminio, se centra
en el pueblito del título, una comarca inhóspita y agreste del sertón brasileño
que luego de la muerte de la nonagenaria matriarca del lugar, Carmelita (Lia de
Itamaracá), ve cómo desaparece el mismo poblado de los mapas, se dan cita unos
misteriosos drones sobrevolando el cielo y comienza a recorrer la zona un par
de motociclistas asesinos en atuendos ultra coloridos, João (Antonio Saboia) y
Maria (Karine Teles), quienes masacran a toda una familia y hasta a los
testigos de ocasión que encontraron el tendal de cadáveres…
…Ma è infine con l’attesa, liberatoria e assai ironica
mattanza finale che Bacurau, la cui
trama a questo punto non appare poi troppo dissimile da quella di Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, libera
ogni energia repressa e volontà rivoluzionaria, nel nome dell’identità locale e
contro il volgare e incauto invasore.
Nonostante qualche digressione (si veda la lunga
riunione strategica di Udo Kier con la sua truppa), e una sostanziale ma in
fondo funzionale reticenza nel rivelare i suoi obiettivi, Bacurau riesce dunque ad alimentare
costantemente il suo messaggio politico, sempre ben netto e presente, in ogni
sua folle virata di stile.
E nel corso del film, necessariamente si fa
strada nello spettatore una domanda fondamentale: il futuro prossimo qui
descritto assomiglia più al passato o a un presente già in atto? Gli echi del
glorioso Cinema novo di un tempo e della sua portata rivoluzionaria, la
politica filo statunitense dell’attuale presidente Bolsonaro, conflagrano
infatti rumorosamente sullo schermo, mentre si fa strada la convinzione che per
sopravvivere e difendere la propria identità la lotta, eventualmente, in caso
di aggressione, anche armata, sia inevitabile.
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