Anna Ferzetti è la professoressa di una classe nell'anno della maturità, una classe di ragazzi e ragazze in un mondo difficile, come sempre a quell'età.
la professoressa d'inglese è una donna sola, ha solo quegli alunni e alunne, a cui si affeziona senza se e senza ma.
chi ha fatto quel mestiere (l'insegnante intendo, non lo spacciatore) riconosce quelle studentesse e studenti, li abbiamo conosciuti, ci abbiamo parlato, ci hanno fatto star male, ma anche bene, a volte.
dice Paul Nizan: Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita.
buona (scolastica) visione, in non molte sale.
…La regia di Umberto Carteni è nervosa e mobile come
s'addice a un film che ha in mente un pubblico di giovani ma alterna anche
momenti più statici e riflessivi grazie ai quali studia i personaggi a cui si
avvicina con i primi piani. C'è a questo punto uno stupefacente meccanismo
narrativo, con una adeguata soluzione linguistica che è meglio non svelare, che
emoziona e che consente allo spettatore di empatizzare con ognuno degli
studenti di questa classe.
C'è amore per loro, per ognuno di loro, nella scrittura di
Gaja Cenciarelli e nei movimenti della regia di Umberto Carteni. E vengono in
mente i versi del grande sociologo, poeta e educatore Danilo Dolci: «C'è pure
chi educa, senza nascondere l'assurdo ch'è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo
ma cercando d'essere franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora
non sono: ciascuno cresce solo se sognato».
Che è esattamente il punto di Domani interrogo in cui la professoressa ripone fiducia e
speranza negli studenti, loro piano piano sentono tutto questo e si
predispongono, quasi miracolosamente, per non deludere quella attesa. Sembra
facile - invece naturalmente ci vuole un'intera vita dedicata - mentre rischia
di essere ancora un'utopia nelle nostre scuole di ogni ordine e grado.
Nell’ottavo film di Umberto Carteni l’attrice – che di
recente ha interpretato la figlia del Presidente della Repubblica in La grazia – incarna infatti il prototipo di quegli insegnanti. È una figura quasi
mitologica, un simbolo più che un personaggio vero e proprio, non a caso senza
nome. O meglio, un nome ce l’ha, ed è l’unico termine per lei possibile:
“Professoressa” (anzi, “Pressoré”: siamo pur sempre a Roma). Donna solitaria,
senza partner, senza amici, senza nemmeno un animale domestico, Ferzetti vive e
respira nelle mura scolastiche. Per lei esistono solo i suoi studenti:
Alessandra, Daniele, Sofia, Flavio, Rabhil, Margherita, Tarek, Francesco, Er
Faso e Marco, i figli che non ha mai avuto e che sente di dover condurre nelle
loro difficoltà, aspirazioni e ansie quotidiane…
…l’operazione di Carteni non rivendica alcuna originalità discorsiva,
ma conserva la sincerità del testo da cui prende le mosse. Tuttavia l’ottavo
lungometraggio diretto dal cinquacinquenne regista romano è un testo
attraversato da luci e ombre, animato da un’intenzione nobile e sostenuto da
alcune scelte espressive convincenti, ma non privo di difetti che ne
indeboliscono l’esito complessivo.
Tra i punti di forza c’è sicuramente il livello generale delle
interpretazioni, guidato dalla rimarchevole prova di Anna Ferzetti, al suo
primo ruolo da protagonista. Ma ben assortito è anche il cast dei ventiquattro
ragazzi che compongono la classe, capaci di restituire la ruvidezza e la
fragilità, la vulnerabilità e la rabbia dei loro coetanei senza che il film
scivoli mai nel bozzetto caricaturale. Di assoluto rilievo anche la
fotografia di Vladan Radovic, che contribuisce in modo decisivo alla qualità atmosferica del
film, trasformando le aule e i corridoi del liceo di Rebibbia in spazi
claustrofobici, attraversati da una luce naturale che filtra come promessa di
apertura. Un’ambientazione che riesce così a farsi specchio di uno stato
d’animo collettivo, sospeso tra attesa e timore.
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