martedì 17 febbraio 2026

O som ao redor (Il suono intorno) - Kleber Mendonça Filho

già dal primo lungometraggio si capisce che Kleber Mendonça Filho è bravo.

in un film che all'inizio sembra una piccola cosa col passare dei minuti, come in una sinfonia, aumentano i personaggi e le storie di una piccola strada (quasi come una gabbia) diventano davvero interessanti.

e alla fine c'è un grande mistero, il passato non è passato e qualcosa succederà.

un'opera prima davvero buona, da non perdere.

buona (in crescendo) visione - Ismaele

 

 

 

Le abitazioni in cui vivono i protagonisti del film sono costruite per proteggere l'io: sbarre alle porte e alle finestre, telecamere di sorveglianza per mettere al riparo da potenziali attacchi esterni. L'intero lungometraggio è attraversato da un presentimento costante di minaccia incombente, favorito dai suoni diegetici che fanno da colonna sonora a un thriller che non è un thriller, perché la violenza che ossessiona e funesta i sogni di questi nuovi ricchi non esplode mai sullo schermo. L'intrusione e l'aggressione altrui si manifesta attraverso i suoni, capaci di oltrepassare le costose barriere erette tra un'abitazione e l'altra e insidiare la serena routine quotidiana. Ma la tranquillità è solo apparente, in queste vite familiari lacerate da tensioni impercettibili, eppure sempre sul punto di deflagrare. La minaccia, invisibile ma reale, è, dunque, più interna che esterna, in questo microcosmo borghese che si affanna a difendere le proprie recenti conquiste materiali, negando a se stesso il dovere di riconciliarsi con un passato e un "diverso" tenuto a distanza, eppure necessario, rappresentato dalla folta schiera di domestici chiamati a curare le proprietà senza poterne godere.

da qui

 

Un film che racconta il Brasile meno raccontato, quello lontano dalle storie di favelas o delle grande metropoli del paese sudamericano. E' un Brasile, quello dell'esordiente (sulla lunga distanza) Mendonça, in cui la violenza rimane sotto traccia, lambisce appena una strada di Recife, in un quartiere per ricchi. Dentro questi enormi condomini, bianchi e labirintici, si muove una civiltà fatta di esistenze impaurite e solitarie, in cui quasi ogni rapporto sociale è allo sfascio e che affida la propria sicurezza a delle guardie private. Scisso in tre archi temporali precisi, il film si muove lentamente, scrutando nelle vite di queste persone, intrecciandole e restituendo un quadro d'insieme che ha motivi di tenerezza, soprattutto nei volti dei bambini, ancora più soli e perduti dei genitori, e ha segni di una tremenda inquietudine, evocata, a volte, attraverso i sogni dei protagonisti e dai suoni della natura o degli oggetti, come provenissero dal ventre di un'enorme macchina di una fabbrica. Il regista, già pluripremiato per i suoi lavori sui cortometraggi, muove la camera splendidamente, dando al film una forza straordinaria, lasciando che la sua apparente immobilità in realtà pulsi di parecchia vita, tensione, sensualità e paranoia. Tutto pare ineluttabile e così, in fondo, sarà. Gli attori sono magnifici, tutto è molto credibile e anche se necessiterebbe di conoscere a fondo la realtà del nord est del Brasile, la visione regge per tutte le due ore e oltre. Un esordio molto promettente e un film da recuperare.

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…Le immagini di Mendonça Filho sono bellissime quanto cariche di giudizio e sguardo tagliente sulle contraddizioni che il benessere ha creato nel paese a scapito della maggioranza della popolazione. Fortemente antiretorico e quasi minimalista nella messa in scena, il film vive sul generare sulla percezione dello spettatore un costante senso di pericolo, qualcosa di imminente che non si verifica mai ma che sfianca i personaggi del film in un’attesa dell’inevitabile fino a rendere la vita impossibile.

ll suono che filtra all'interno dei loculi bianchi è quello della vita, testimone della stessa infelicità e colonna sonora della società tumulata nel benessere.

Metafora dell’uomo moderno che si crede libero solo perché si è costruito da sé una gabbia a propria immagine e somiglianza, il film di Filho è una riuscita commistione di fiction e solido sguardo documentaristico che ne eleva il valore al rango di prezioso documento antropologico

da qui

 

La vita, istruzioni per l’uso e il caseggiato di Perec diventa idealmente un quartiere brasiliano in cui le storie dei personaggi s’intrecciano senza mai toccarsi davvero, attraversate dalla paura di essere violate dall’incertezza, cifra del quotidiano. Invéro qui la vita è la negazione di un’istruzione per l’uso: individui in transito a disagio con la propria regolare mediocrità, a cui è concesso un attimo di follia che quasi li bestializza per poi ravvedersi un secondo dopo, e chi si sente straordinario non può che allontanarsi dalla pazza folla.

L’ossessione della protezione e del controllo è il fulcro de Il suono intorno, dramma corale che racconta la classe media brasiliana senza sfruttare facili stereotipi, lavorando sulla tensione di esistenze che percepiscono il pericolo per identificarne un senso, sia una relazione discontinua tra le pareti di una casa in cui nessuno interagisce o un rapporto occasionale in un anonimo garage, l’isolamento di chi capisce la decadenza sociale o la solitudine degli alienati alle feste…

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