Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
martedì 24 marzo 2020
lunedì 23 marzo 2020
Bait - Mark Jenkin
ci sono tante cose in questo film, in un bianco e nero antico e pieno di futuro.
un villaggio di pescatori viene sempre più abitato nelle vacanze da ricconi, che mettono ai margini gli abitanti del luogo.
è la gentrificazione, modello economico antico, che cambia pelle, si tratta dell'esproprio e del furto da parte dei potenti contro i più deboli.
il film è davvero potente, una piccola storia ignobile che diventa una storia di resistenza, nelle mani di un regista con occhi e tecnica ottimi, e con una sceneggiatura sempre viva.
cercatelo e godetene tutti - Ismaele
un villaggio di pescatori viene sempre più abitato nelle vacanze da ricconi, che mettono ai margini gli abitanti del luogo.
è la gentrificazione, modello economico antico, che cambia pelle, si tratta dell'esproprio e del furto da parte dei potenti contro i più deboli.
il film è davvero potente, una piccola storia ignobile che diventa una storia di resistenza, nelle mani di un regista con occhi e tecnica ottimi, e con una sceneggiatura sempre viva.
cercatelo e godetene tutti - Ismaele
…«Fishes
live in the sea, as men do a-land; the great ones eat up the little ones»,
scriveva Shakespeare molti secoli fa, in una legge che pare ancora vigere oggi
nella terra d’Albione, sulle sue rive scoscese. E Bait è
esattamente questo, un turbine ciclico di primi piani strettissimi e campi
infiniti, un montaggio estremo e di attrazioni vorticose, un rutilare di libere
associazioni, figlie dell’avanguardia che fu e nuove rappresentanti delle
tensioni sociali dell’oggi. Il rituale della pesca, filmato copiosamente in
ogni dettaglio, riflette quasi la forma del documentario etnografico o
d’inchiesta, quasi come fosse il necessario (e forse unico possibile) punto di
partenza per tornare a far film in maniera politica nell’Inghilterra post-industriale,
ora nelle briglie ancora sconosciute della Brexit e nelle sue derive
incontrollabili. Jenkin guarda a Kuleshov più che a Ejzenstejn, cerca una
primitività dello specifico filmico donandoci immagini graffiate e
scintillanti, che tremolano costantemente attraverso la luce e che finiscono
dissolte nelle tenebre. Per un’opera assai (e dichiaratamente) derivativa, che
però trova il suo essere in un’impossibile classificazione (soprattutto
attuale), cruda e straniante anche nell’uso del suono forzato ed
extra-diegetico, anch’esso pienamente espressionista. Bait è
un film che respira lo stesso disorientamento che vivono i suoi
protagonisti, aggrappati costantemente a un filo in attesa del disastro,
del naufragio (metaforico) in cui è incapsulato questo dramma narrativamente
classico e minimale. Anche l’emotività così è stilizzata e sospesa, quella di
chi vive il dramma come quella di coloro che lo guardano smarriti, come davanti
a un oggetto misterioso ed estremamente affascinante, difficile da decifrare.
Un’odissea il low-fi che lascia interdetti e attoniti, un’estetizzazione
anti-spettacolare tra le più radicali degli ultimi tempi, filmando la realtà
per costruirne un’altra apparente in cui lo spazio-tempo è deformato e piegato
ai nostri deliri come alle nostre ossessioni. Un piccolo gioiello che, in poco
più di un’ora, ci riporta indietro ad un’altra società (come a un altro
cinema). A noi volerci accedere.
…Da dove cominciare a elogiare Mark Jenkin per Bait?
In qualità di sceneggiatore, ha intrecciato insieme un’illuminante racconto
sulla Gran Bretagna contemporanea che si svolge subito dopo il referendum per
la Brexit a Charlestown e Penzance, ruotando attorno alla fiorente industria
della pesca, alla gentrificazione e alle divisioni di classe. In qualità di
regista, Jenkin ha un’incredibile maestria del linguaggio filmico e osa
nell’uso della recitazione iperrealistica per stabilire e ottenere un tono
comico. Quale direttore della fotografia, ha creato sequenze squisite in bianco
e nero utilizzando una Bolex 16 mm a carica manuale degli anni ‘70 del secolo
scorso e ha elaborato manualmente la pellicola Kodak utilizzando il caffè, tra
gli altri materiali naturali, per produrre un aspetto che fosse come la
caffeina per la cornea. L’editing è ottenuto dallo stesso tessuto di Sergei
Eisenstein, utilizzando il montaggio per costruire un mondo ricco, produrre
tensione e giustapporre i diversi stili di vita conflittuali, creando un
mosaico di personaggi sfacciati. E inoltre ha gestito la musica, realizzando un
quadro con un paesaggio sonoro impressionante, dove una borsa per terra può
suonare come un terremoto e il vento ululante è come il crescendo di
un’orchestra…
Cornish
film-maker Mark Jenkin’s breakthrough feature is a thrillingly adventurous
labour of love – a richly textured, rough-hewn gem in which form and content
are perfectly combined. A refreshingly authentic tale of tensions between
locals and tourists in a once-thriving fishing village, it’s an evocative
portrait of familiar culture clashes in an area where traditional trades and
lifestyles are under threat. Shot with clockwork cameras on grainy 16mm stock,
which Jenkin hand-processed in his studio in Newlyn, Bait is
both an impassioned paean to Cornwall’s proud past, and a bracingly tragicomic
portrait of its troubled present and possible future. It’s a genuine modern
masterpiece, which establishes Jenkin as one of the most arresting and
intriguing British film-makers of his generation…
domenica 22 marzo 2020
sabato 21 marzo 2020
The Whisperers - Bryan Forbes
la signora Ross (Edith Evans) vive sola, aiutata dai servizi sociali.
è una solitudine pesante la sua, parla con qualcuno che non c'è, riceve la visita, dopo molto tempo, di un figlio che ha bisogno in un nascondiglio per i suoi soldi (sporchi?), fa credere di essere una donna importante, viene a casa il marito, dopo anni (è un sogno?), litiga con la vicina, che la minaccia, insomma non è una bella vita.
il film, in bianco e nero, è ambientato nella periferia di Manchester, dove i btutti sporchi e cattivi abbondano.
se vuoi ridere, questo non è un film per te, ma se vuoi conoscere una grande attrice il film (un gioiellino sconosciuto ai più) ti aspetta.
buona visione - Ismaele
è una solitudine pesante la sua, parla con qualcuno che non c'è, riceve la visita, dopo molto tempo, di un figlio che ha bisogno in un nascondiglio per i suoi soldi (sporchi?), fa credere di essere una donna importante, viene a casa il marito, dopo anni (è un sogno?), litiga con la vicina, che la minaccia, insomma non è una bella vita.
il film, in bianco e nero, è ambientato nella periferia di Manchester, dove i btutti sporchi e cattivi abbondano.
se vuoi ridere, questo non è un film per te, ma se vuoi conoscere una grande attrice il film (un gioiellino sconosciuto ai più) ti aspetta.
buona visione - Ismaele
…La réussite de “The Whisperers” doit
beaucoup à l’incroyable prestation d’Edith Evans, impressionnante et touchante
dans le rôle de cette vieille femme qui se créé un monde rien qu’à elle pour
échapper à une dure réalité. Sa prestation lui a d’ailleurs valu un Bafta, un
golden globe, un ours d’argent à Berlin, et sa troisième nomination aux Oscars
(pour la première fois pour un rôle principal).
La banlieue de Manchester des années 60,
vérolée de terrains vagues est un cadre parfait pour ce drame. La très belle
photo de Gerry Turpin et la superbe musique de John Barry font le reste. “The
Whisperers” dégage une véritable ambiance.
…For years we have been brainwashed into expecting
"significance" and "a story" every time we go to the
movies. Only occasionally does a director reject conventional plots and
melodramatic adventures in order to give us all of the depth of common human
life. Satyajit Ray's splendid "The Big City," which closed at the Hyde Park after
only a week's run, was such a film. "The Whisperers" could have been
another.
Still, it is well worth seeing exactly as it is because of the superb
performance by Dame Edith. She is a beautiful woman and a great actress. Eric Portman plays her husband, reunited with her
after a long separation, and brings a delicate mixture of pride, anger and
diffidence to their marriage relationship.
I wish Forbes had been content simply to work out the conflicts
between those two people and the daily threats of poverty and old age. Instead,
he inserted some cops and robbers. They serve the purpose of bringing the old
lady briefly into the outside world. But at the end of the film, abandoned once
again by her husband, she is still peeking into corners and whispering,
"Are you there?" And those private fears are really what the film is
about.
… What distinguishes The
Whisperers from many archetypal cinematic representations of ageing
is the utter refusal of an emotional outlet for the character’s central
predicament and consequently, for the audience. The story features no
companionship as in Harold and Maude (Hal Ashby, 1971)
and The Sunshine Boys (Herbert Ross, 1975); no heroism such
as in Ikuru (Akira Kurosawa, 1952) or Gran
Torino (Clint Eastwood, 2008); and no discernible emotional or
physical journey such as in Wild Strawberries (Ingmar
Bergman, 1957) or The Straight Story (David Lynch, 1999).
Even in a punishingly melancholy film like Amour (Michael
Haneke, 2012) which depicts two birds in a cage growing old, while outside the
cage is a wasteland, at least the birds have each other. In The
Whisperers, when the government blackmails Mrs Ross’s husband into
moving back in with her, he accepts purely on financial grounds, using her
meagre funds to sleep with prostitutes. Their marital interaction, beyond one
or two banalities about money, is completely void. On one occasion he climbs
into bed with her, saying, icily: “are you awake?….never mind, you’ve got
nothing I want”…
venerdì 20 marzo 2020
giovedì 19 marzo 2020
La habitación del niño - Álex de la Iglesia
una casa stregato, una coppia con un bambino, e un fantasma.
non c'è niente da ridere.
e trovare il bandolo della matassa non è facile.
ma Álex de la Iglesia ci riesce, per nostra fortuna.
buona visione - Ismaele
non c'è niente da ridere.
e trovare il bandolo della matassa non è facile.
ma Álex de la Iglesia ci riesce, per nostra fortuna.
buona visione - Ismaele
mercoledì 18 marzo 2020
Chere inconnue - Moshe Mizrahi
film poco conosciuto, con un trio di attori di serie A.
i due fratelli convivono da sempre, lei gli fa da mamma e badante, in una villa isolata di fronte al mare bretone.
i cari sconosciuti sono quelli che si scrivono lettere d'amicizia e di sostegno e di affetto, ma non sappiate di più, cercate il film e poi giudicherete voi, per me un piccolo grande film da non perdere - Ismaele
i due fratelli convivono da sempre, lei gli fa da mamma e badante, in una villa isolata di fronte al mare bretone.
i cari sconosciuti sono quelli che si scrivono lettere d'amicizia e di sostegno e di affetto, ma non sappiate di più, cercate il film e poi giudicherete voi, per me un piccolo grande film da non perdere - Ismaele
Louise, dévouée à son frère paraplégique, souffre cependant
de sa solitude affective. Elle passe une petite annonce dans un journal local,
mais c'est son frère qui, sans le savoir, lui répond.
Simone Signoret est formidable et les autres acteurs aussi.
EXCELLENT !!!
Simone Signoret est formidable et les autres acteurs aussi.
EXCELLENT !!!
Chère inconnue est un film plutôt singulier. L'action est
presque uniquement centrée au sein d'une maison qui a presque les pieds dans
l'eau. Pourtant on ressent un profond enfermement plutôt qu'une ouverture vers
la nature. Les 2 occupants, frère (handicapé) et sœur, y vivent d'ailleurs un
peu reclus. Un peu déprimés tous les 2, vieux garçon et vieille fille, ils
n'aspirent qu'à trouver l'amour et à partir. Par un hasard, ils vont tous les 2
échanger une correspondance amoureuse. L'un manipulant l'autre, mais c'est ce
second qui va s'en tirer le mieux. On retrouve une Signoret égale à elle même,
sans surprise presque et un Rochefort, plein de fougue et de verve malgré son
handicap. Le film est un peu lent, mais finalement ça va, une fois que
l'intrigue s'est mise en place.
da qui
da qui
Comme je ne connaissais pas du tout ce film, ni entendu
parler, j'avoue que j'ai été surpris de voir autant d'émotions, dans le genre
des sentiments rentrés, d'un homme qui croit ne pas pouvoir tomber amoureux à
cause de son handicap et d'une femme qui tend à maintenir l'illusion de l'amour
pour que son frère puisse s'enflammer, et par la même occasion de se dévoiler
elle aussi dans ces lettres.
Les deux acteurs principaux, Jean Rochefort et Simone Signoret, sont magnifiques, jamais dans l'outrance ou le cabotinage, et gardent ces réflexes de vieux (garçon et fille), et découvrent en quelque sorte l'amour dans ces conversations à sens unique. Nul inceste là-dessous, mais le maintien d'une flamme passionnelle, de l'ardent désir…
Les deux acteurs principaux, Jean Rochefort et Simone Signoret, sont magnifiques, jamais dans l'outrance ou le cabotinage, et gardent ces réflexes de vieux (garçon et fille), et découvrent en quelque sorte l'amour dans ces conversations à sens unique. Nul inceste là-dessous, mais le maintien d'une flamme passionnelle, de l'ardent désir…
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