Ho conosciuto Silvano Agosti presentandogli Alda Merini, fu un incontro spettacolare tra due anime e due corpi meravigliosi (i poeti sono tutti belli), portai la signora Merini a vedere La seconda ombra, il film che Silvano dedicò al suo amico Franco Basaglia, un altro grande liberatore. Silvano le schioccò un bacio portentoso sul volto e Alda esclamò: “Ma che bacio eclatante“.
Eclatante,
poteva scegliere tra mille aggettivi, scelse “eclatante”. Perfetto, non poteva
dirlo meglio. I poeti hanno questo di meraviglioso: sanno scegliere le parole
giuste. E provate ad ascoltare Silvano Agosti quando parla di libertà, della
nostra libertà, la libertà che ci è dovuta e che dobbiamo conquistare ogni
giorno, non c’è una parola fuori posto, e i concetti più complessi
diventano magicamente lievi come il volo di una farfalla.
Quell’incontro
tra due titani gentili è un mio vanto, ne sono stato l’artefice, ma la cosa che
mi colpì di più furono le parole che mi disse Silvano: “Sento che tra noi due
sta per nascere una bellissima amicizia”. Era il Duemila, sono passati 26 anni,
26 anni di un’amicizia inestinguibile. Pensate all’emozione per un filmmaker
dilettante come me, sentirsi dire queste parole da un poeta del cinema; dico
sempre che la mia scuola di cinema è stata Silvano Agosti, passare con lui
giornate deliziose a Roma o a Milano,
osservarlo, filmare il suo sguardo che si posa sul mondo per ricrearlo,
sentirlo dire: “Guarda quei piccioni, camminano tutti con le mani in tasca”,
tutto questo ha più valore di cento lezioni sul piano sequenza o il montaggio
alternato.
Uno dei
ricordi più suggestivi (tra i tanti) è stato vederlo uscire dalla presentazione
del suo libro Lettere dalla Kirghisia alla Feltrinelli di piazza
Piemonte, dopo essere stato più di un’ora a firmare il libro e a trovare per
ogni copia una dedica speciale, Silvano aveva la vescica piena e doveva
fare la pipì, capita anche ai poeti di fare la pipì, eravamo proprio fuori
dalla libreria, vicino a un’aiuola in mezzo al traffico, l’ho visto tirare giù
la cerniera e svuotarsi allegramente su un docile e accogliente alberello, come
un fanciullo innocente, intoccabile da qualsiasi multa, puro come un sogno, e
mi sono detto: “E’ immortale, non poteva che fare la pipì così, è un
poeta”. Poi ha accarezzato l’erba per asciugarsi le mani, ha raccolto tre
piccole margherite e me le ha donate.
Le volte che
ha dormito a casa mia, l’ho visto togliersi un calzino e metterlo delicatamente
sul cuscino mentre mi parlava di Fellini, e ho pensato: “Ecco che cosa voleva
dire Mallarmé quando dice ‘il fantasma di un gesto’.” La mattina, prima di
ripartire per Roma, mi lasciava sempre una composizione colorata di peperoni
sul tavolo, con un biglietto di ringraziamento per l’ospitalità. I fiori
sarebbero stati banali, niente fiori, peperoni. Ecco che cosa hanno di
straordinario i poeti, ti sorprendono, ti lasciano a bocca
aperta, fanno sempre qualcosa d’insolito che ti resta dentro e che ti
suggerisce un altro modo di vivere, di stare al mondo, un altro modo di pensare
e di godere, godere di ogni attimo che ci trafigge con amore.
Silvano è un genio della libertà, stare vicino a lui ti fa sentire possibile questa fantomatica felicità che tutti cercano, ti fa capire che la felicità non è nulla di estatico o eclatante (come direbbe Merini), me lo insegnò una notte, bevendo alla fontanella che sgorga vicino al suo cinema Azzurro Scipioni, “Sai, Riccardo, la felicità non è un fenomeno isterico, non significa fare salti di gioia, la felicità è la cosa più semplice e naturale che ci sia, ti devi immaginare di avere una macchina con la benzina, le ruote gonfie, poi infili le chiavi, metti in moto e vai, tutto qui”. Nonostante i rincari del carburante, penso sia la definizione di felicità più bella che abbia mai sentito.
Ridendo e
scherzando Silvano è arrivato a 88 anni, età ancora acerba per lui che vuole
dimostrare che un uomo felice può in tutta tranquillità spegnere 140 candeline,
se non 150. Del resto che cosa vuoi dire a un uomo che sulla sua lapide vuole
incidere questa frase: “Torno subito”. Che altro c’è da aggiungere?
Solo la
vita. Nient’altro. Ho saputo che recentemente Silvano ha ricevuto un premio
dalla Fedic, la federazione italiana dei cineclub, ecco a voi la
motivazione: “Per una vita dedicata a un cinema libero, radicale e
indipendente, capace di interrogare il potere, difendere l’autorialità e fare
della cultura cinematografica uno spazio di libertà”. Mi sembra un’ottima
motivazione, è vero, Silvano ha sempre interrogato il Potere e lo ha sempre
rimandato a settembre, chissà, magari un giorno anche il Potere si risveglierà
fanciullo e verrà finalmente promosso… nel regno dei viventi.
Nessun commento:
Posta un commento