il regista Barham e la produttrice Sadaf vogliono proiettare un film in Iran, ma si scontrano con mille difficoltà, le autorità, ma anche il fratello gemello del regista, che ha ceduto la sua libertà di pensiero, accettando i mille compromessi e diktat della censura.
Ali Asgari gira un film comico e tragico, satirico e drammatico, citando in primis i giri in Vespa di Nanni Moretti a Roma.
si ride apertamente e amaramente delle vicissitudini del film nel film.
un film che merita, pertroppo sono in una ventina di sale (a proposito di censura, ma di mercato).
buona (non censurata) visione - Ismaele
…I
riferimenti cinefili sono numerosi – da Godard a Matrix – così
come è evidente il debito nei confronti di Nanni
Moretti, soprattutto per le deambulazioni in scooter, il metacinema e
l’uso dell’ironia come strumento politico. Ma Divine
Comedy non è un mero esercizio citazionista: è un film che trova una
propria voce, capace di fondere leggerezza apparente e radicalità del gesto.
L’immagine finale, quella del cane che osserva immobile,
chiude il cerchio con una forza simbolica limpida: il cinema come atto di
testimonianza, come sguardo che resiste anche quando tutto intorno invita al
silenzio. Divine Comedy non è
soltanto una satira contro la censura iraniana, ma un film profondamente umano
sul bisogno di essere visti, ascoltati, riconosciuti. In un contesto in cui
“proiettare un film” diventa un atto di sopravvivenza, Asgari firma così una
delle opere più lucide e necessarie del suo percorso.
…Il protagonista passa da un girone all'altro con la stessa
aria attonita che Elia Souleyman offre ai suoi personaggi attorno ai quali si
muove un'umanità di varia estrazione che cerca di sopravvivere all'assurdità di
quanto la circonda. Bahram ostinatamente, anche se pacatamente, vorrebbe far
trionfare almeno un minimo di razionalità e di libertà di espressione avendo la
consapevolezza di aver realizzato un'opera che merita di essere magari
criticata ma vista
Asgari e Khatami ci propongono un microcosmo che conoscono
bene e del quale sanno porre in evidenza i punti deboli, senza lanciare dei
j'accuse ma affondando il coltello nelle piaghe piccole e grandi che la società
iraniana non riesce a sanare. Oltre a Dante, di cui viene citato per intero un
passo della Commedia, viene in mente il motto latino "Castigat ridendo
mores". Ali e Alireza sanno come applicarlo nel loro fare cinema.
…L’atteggiamento
stralunato e stoicamente rassegnato di Barham Ark, la sicurezza spavalda di Sadaf Asgari e l’esuberanza del cast di contorno trovano
coerenza nello sguardo di un film (e di un cineasta) che mescola realismo e
drammatizzazione e prende il meglio da entrambi. Nulla lo dimostra meglio
dell’intelligente stile visivo. Il ricorso insistito a inquadrature fisse
inquadra l’assurda odissea professionale ed esistenziale di Barham e Sadaf e
offre molte possibilità: permette di analizzare la complessità del contesto
all’interno del quale si muovono i due sfortunati eroi del film, rende
tangibile la granitica stupidità dell’atto repressivo, suscita pathos e
tensione che non ostacolano, anzi rinvigoriscono l’umorismo. Più di tutto, il
senso del cinema di Ali Asgari, abbastanza in controtendenza con il modo
standard di fare commedia, in Iran come nel resto del mondo, è l’ulteriore
grido di libertà – di esprimersi, di fare cinema alle proprie condizioni – di
un film che sa essere estremamente coerente, nella sua voglia di indipendenza,
a ogni livello.
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