Cassie (interpretata da Carey Mulligan) è una donna che doveva diventare medico, ma quando i colleghi studenti violentano Nina, la sua migliore amica, che poi muore, si arrende, e si lascia andare, per anni.
trova un senso nell'umiliare i potenziali violentatori, e quando scopre un terribile video della violenza a Nina decide di vendicarsi.
la sceneggiatura a orologeria non lascia scampo, e Carey Mulligan è un attrice straordinaria.
voleva che qualcuno chiedesse perdono, solo un avvocato lo fa.
un gran film, che non si dimentica.
buona (Carey Mulligan) visione - Ismaele
…La
Fennell si tiene lontana da atmosfere dark e al contrario predilige uno stile
ultrapop e tinte accese e pastello, a partire dagli abiti da Cassie che
sottolineano il suo blocco psicologico: da giovane donna promettente che
sembrava aspirare a un brillante futuro da medico, è rimasta cristallizzata
agli anni post adolescenziali del college, incapace di crescere e vivere perché
dedita solo al suo bizzarro ruolo di giustiziera.
È interessante vedere una
protagonista così fuori dagli schemi, una (anti)eroina chiaramente squilibrata
che contrasta non solo il maschilismo ma anche l’ipocrisia della società che
non crede o non dà peso alle vittime. Pur ricco di momenti davvero notevoli, il
film della regista è però spesso manicheo, con un universo maschile
ridicolizzato sino all’eccesso. Non tutto funziona alla perfezione, insomma, ma
questo film per certi acerbo e per altri lucido e vibrante lascia intendere che
la vera “donna promettente” sia Emerald Fennell, autrice che se prosegue la
strada della regia (è anche attrice) potrebbe regalare cose davvero
interessanti.
…Il film allora ci
pone una domanda scomoda, profondamente spirituale: come si guarisce da un
torto che nessuno ripara? È possibile ritrovare pace senza vendetta? Fennell
non offre risposte facili, ma ci costringe a guardare la verità con occhi
limpidi. Forse la vera forza non è nel colpire, ma nel non lasciarsi corrompere
dal male che si combatte.
Cassandra diventa così un simbolo della tensione tra
giustizia e misericordia, tra dolore e amore. Il suo sacrificio finale,
doloroso e quasi redentivo, parla di una giustizia che non si misura con la
violenza, ma con la fedeltà alla verità. È come se la sua vita diventasse
un’offerta: non una vittoria, ma un dono che smaschera l’ipocrisia e
restituisce dignità a chi è stato dimenticato.
Alla fine, il film ci lascia turbati ma anche purificati. Ci
ricorda che la luce non entra nelle nostre vite se non attraverso le ferite e
che la memoria delle vittime è un luogo sacro dove Dio stesso continua a
parlare, chiedendoci di scegliere da che parte stare. Cassandra sembra
scegliere una forma di riscatto che ha il sapore del sacrificio. Non si limita
a vendicare, ma a testimoniare. È come se dicesse: la giustizia può anche
tardare, ma la verità non muore. E in questa offerta estrema si intravede una
luce di redenzione.
“Una donna promettente” non è solo una denuncia sociale, ma
una meditazione sul mistero del male e sulla possibilità del bene. È un film
che inquieta perché mostra quanto sia difficile perdonare, ma anche quanto sia
necessario, per non restare prigionieri dell’odio.
Come tutte le grandi storie, ci lascia con una domanda più
grande di noi: chi sarei, io, se il dolore bussasse alla mia porta?
In fondo, Cassandra ci ricorda che la memoria delle vittime è
sacra, e che ogni ferita non riconosciuta continua a gridare. Ma ci ricorda
anche che solo la grazia può trasformare quel grido in speranza.
Bel film, spietato e crudele. Non capisco chi lo critica. La
regista avrebbe potuto spingere di più sul tasto della crudeltà (nei confronti
di Madison e della rettrice). Il film si ammorbidisce un po' troppo nella parte
centrale (e non mi è andata giù la morte della protagonista), ma si riprende
alla grande nel finale a sorpresa in cui i cattivi vengono assicurati alla
giustizia. La "promettente giovane donna" del titolo non è Cassandra,
ma Nina, l'amica morta (la vera protagonista del film). Clamorosa prova
attoriale di Carey Mulligan.
Un film (bellissimo) che è già un cult, forse di più: un simbolo di orgoglio e ribellione, che celebra il femminismo in modo esemplare. Peccato che la Fennell dopo non si sia ripetuta nel (per me) poco riuscito Saltburn. Ma ora attendo con ansia le sue Cime Tempestose... sarà la prova del nove!
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