un incontro frapersone sole, in un albergo di Sarajevo, a cura di un'organizzazione abbastanza squallida.
i partecipanti soffrono di solitudine, qualcuno pensa a un matrimonio di convenienza, come capita.
Asja e Zoran sono una coppia in questo appuntamento collettivo, il problema è che hanno qualcosa in comune, che risale a quel merdoso assedio di Sarajevo. Zoran lo capisce subito, Asja dopo un po', Zoran ha sofferto, Asja pure.
il resto lo scoprirete vwdendo questo piccolo grande film, dell'ottima regista Teona Strugar Mitevska.
un film da non perdere, promesso.
buona (dolorosa) visione - Ismaene
…L’appuntamento, conferma la grande capacità di scrittura di Teona Strugar Mitevska, dopo il sorprendete Dio è donna e si chiama Petrunya, in quanto autrice cinematografica dalla ricerca narrativa sempre incisiva, acuta, nerissima e incredibilmente interessante, focalizzata in questo caso sul significato profondo del termine conflitto e sull’incontro dialogico e ideologico tra la volontà di morte e quella di rivalsa, perciò di riscatto e desiderio istintivo di vita e ricerca dell’amore. Un film che gode di ottime interpretazioni e che poggia su strutture teatrali audaci e in costante incontro e scontro con quelle che sono proprie invece del cinema, dando vita ad una visione registica assolutamente personale, riconoscibile, perciò degna di nota.
…La sceneggiatura, scritta con Elma Tataragic´, ci immerge
da subito in uno dei due livelli della narrazione. Siamo in un edificio moderno
attrezzato per ospitare degli incontri finalizzati a creare delle coppie sulla
base di una serie di stimoli proposti da chi conduce. A questo piano
collettivo verremo continuamente rinviati per tutta la prima parte del film
anche quando i due protagonisti avranno iniziato il loro doloroso percorso di
conoscenza reciproca. Asja non si fa proporre un partner qualsiasi. Lo ha già
contattato online pensando di avere scelto e non sapendo di essere stata invece
scelta. Come quella sera di tanti anni prima in cui era entrata nella
traiettoria della pallottola che proprio chi si va a sedere dinanzi a lei ha
sparato.
Con l'incontro/scontro tra queste due persone Mitevska ci ricorda che al di là
del confine ad Est del nostro Paese c'è un mondo non ancora realmente
pacificato. Le cronache recenti hanno riferito della crescente tensione tra
Serbia e Kosovo ma la forza di un cinema come quello della regista, che è nata
a Skopje nel 1974 e che quindi ha vissuto direttamente tutto quel periodo, è
capace di offrirne una lettura tanto profonda quanto emotivamente forte. I
quesiti che ci pone sono al contempo universali e localizzati…
…La regista non rinuncia al suo tocco pungente, paradossale e perfino
un po’ onirico, che si traduce soprattutto nella rappresentazione del concorso
per anime gemelle e nella descrizione dei partecipanti, ma anche della stessa
vetusta struttura demodé e ampiamente kitsch che accoglie tutti i partecipanti
a quel gioco delirante in cui tuttavia tutti i concorrenti un po’ credono per
davvero.
Ecco allora che il bisogno d’amore e di una coerente vita affettiva
si alternano al tentativo, tardivo ma cocciuto, del timido partner della donna,
di svelare al più presto le sue carte per liberarsi da un rimorso del carnefice
che, alla fine, non risulta meno devastante di quello che divora le vittime.
Argomenti scottanti e sempre vivi nella mente e tra l’opinione
pubblica, e il desiderio di reagire con sferzate di ironia che funzionano e si
rivelano sempre sagaci, permette al film della Strugar Mitevska di
considerarsi riuscito e un nuovo capitolo fondamentale di un percorso artistico
che si rivela sempre più stimolante.
…Asja e Zoran si guardano negli occhi per raccogliere i
cocci delle rispettive identità, per farne cosa nuova. Aprendosi, o almeno
provandoci, se non al perdono perché è difficile, almeno a un buon nuovo
inizio. L’appuntamento funziona soprattutto nella
prima parte. La regia di Teona Strugar Mitevska mescola
lo stupore, l’imbarazzo e il mistero dello speed dating, i buffi rituali del
corteggiamento che contribuiscono a svelare l’intimità dei personaggi, per
distoglierci dalla pista originale, la commedia sentimentale sui generis, e
condurci altrove. Lo fa affidandosi alla verve di due eccellenti protagonisti.
Si intrecciano bene, la tensione nervosa di Adnan
Omerovic e le mille giravolte emotive di Jelena
Kordic Kuret, prima complice, poi pazza di dolore, quindi commossa,
infine chissà. Il film sa valorizzare l’unità di luogo e i tempi ristretti,
circonda i protagonisti di una platea di personaggi minori cui trova il tempo
di definire psicologie, nevrosi e brandelli d’identità. Fa una scommessa sul
finale, inseguendo contemporaneamente precisione e ambiguità. A differenza del
precedente, stavolta il film cerca di equilibrare i punti di vista e le ragioni
maschili e femminili. Un cinema sempre in prima persona femminile. Dio
è donna e si chiama Petrunya era la fotografia di un’autrice che
misura possibilità, punti di forza e debolezze di uno stile, riflettendo su
limiti e portata del suo discorso cinematografico. L’appuntamento arriva
che la gran parte di questi dilemmi sono stati superati. Acquisita la
padronanza del mezzo, è ora di guardare avanti.
…Mi viene però da riflettere su cosa significhi
sopravvivere ad una guerra o ad un conflitto fratricida come quello vissuto
allora nelle strade e tra le case di Sarajevo, come pure – in un altro contesto
ma con molte analogie – al genocidio ruandese. Mi viene da pensare a cosa
succederà quando saranno finiti i combattimenti tra russi e ucraini: se ci sarà
ancora coabitazione tra due popoli così prossimi e come chi è sopravvissuto
riprenderà più o meno a vivere, cominciando però ad incrociare con sospetto lo
sguardo di chi incontra, inquietato dall’odio e dalle concrete possibilità che
il vicino di oggi sia magari il nemico combattente di ieri. Grazie a Teona
Strugar Mitevska, ai suoi collaboratori ed agli eccellenti interpreti del film
per averci condotto – con quest’opera così emozionante – a riflettere sulla
devastazione della guerra, tra le pieghe profonde dell’animo umano, sui
sentieri impervi della coabitazione possibile.
…L’appuntamento al buio, dunque, raccoglie ciò che
semina; attraverso la nobile, quanto naturale, causa dell’amore libero e
democratico, giunge al presente prossimo, mette le basi per l’autodistruzione
del popolo stesso. In sé, sebbene le cicatrici nella Sarajevo riprese nel
prologo si intravedano ancora sui muri delle case, la guerra de L’appuntamento sembra
dopotutto una realtà lontana e ormai oggetto di una memorialistica
a tratti posticcia. Tuttavia, è proprio quel vedo-non-vedo che
destabilizza un ambiente in equilibrio precario: Asja, Zoran, e tutto il gruppo
dell’appuntamento al buio rischiano continuamente di cadere nello stesso
identico precipizio di trent’anni prima; è questione di attimi, forse anche
secondi, per risprofondare in quelle solite premesse belliche, che
macchinosamente avevano deciso di lasciarsi alle spalle…
Nessun commento:
Posta un commento