un padre prodigo torna a casa in occasione del funerale della moglie e ritrova le due figlie, che non vedeva da molti anni, Nora e Agnes, abbastanza rancorose verso il padre, Nora sopratutto.
il padre, regista in declino, vuole girare il suo ultimo film, vorrebbe che fosse Nora, attrice di teatro, la protagonista, ma lei neanche vuole sentirlo, lui sceglie Rachel, un'attrice d'oltreoceano, che sembra un po' svampita.
poi la misteriosa riconciliazione, grazie alla sceneggiatura del film, Rachel se ne va, capisce che quel film è un dramma familiare, un'elaborazione di traumi passati, e solo Nora può farlo.
la storia è abbastanza semplice, se vogliamo, niente di nuovo sotto il sole, la bravura di Joachim Teier, e dell'altro sceneggiatore Eskil Vogt, è quella di fare un film convincente e non urlato, senza le solite scene madri, con interpreti davvero in stato di grazia.
un piccolo film che merita molto, già vincitore del Gran premio della giuria a Cannes e degli European Film Awards.
buona (scandinava) visione - Ismaele
…Sentimental Value, per quanto mi sia
piaciuto abbastanza, per quanto sia gradevolmente molto
metacinematografico, per quanto giochi bene col suo mix di realtà e
finzione, per quanto sia parecchio bergmaniano, non mi coinvolto
emotivamente quanto speravo. Non che da un film nordico mi aspettassi di essere
travolto, però mi è sembrato un po' troppo freddo persino per gli standard del
paese e da un drammone familiare come questo era comunque lecito attendersi un
maggiore trasporto, grande assente per gran parte della visione e che arriva
soltanto nella parte finale…
…Con Sentimental Value il regista
norvegese porta in scena un dramma sobrio, elegante nella
forma e nella regia, dove le emozioni sono autentiche e mai esasperate. Il
tormento, il rancore, i rimpianti e le frustrazioni dei protagonisti emergono
più coi non detti che con le parole e la regia di Trier accompagna, e
spesso travolge, portando nel cuore e nella storia dei
personaggi con lucida immediatezza e un trasporto composto, esaltato dalle
ottime interpretazioni di Skarsgård, Reinsve e Ibsdotter Lilleaas.
Unica pecca qualche passaggio in cui la sceneggiatura,
firmata dallo stesso Trier insieme a Eskil Vogt, insiste un po’ troppo sui
medesimi concetti per sottolineare contrasti e tensioni che non avrebbero avuto
bisogno di essere spiegate a parole
…È
alto linguaggio cinematografico quello a cui Trier affida il sentimental
value del proprio cinema. Un valore condiviso con il teatro e l'arte
in generale, che attraverso la finzione riesce ad affrontare la realtà, e
attraverso la sublimazione a superare il trauma, in un moto sia mimetico che
terapeutico. Solo distaccandosi dai sentimenti si può dare loro un valore, come
Nora che risoltasi infine a interpretare Karyn riesce a esorcizzare i propri
fantasmi e quelli del padre, in una casa divenuta set oppure un set divenuto
casa, come a suggerire che solo abitando l'arte si possa imparare ad abitare la
vita.
… Ripetere non guasta: non c’è granché di
originale, o di spiazzante, nella (ri)costruzione a mezzo cinema del caos
famigliare di Sentimental Value. Ma è chiaro che
per Joachim Trier l’importante non è il cosa, ma il
come. Dei tanti livelli di lettura del film, non uno che si imponga a spese
della fluidità della narrazione o della potenza del sentimento. Il film è
accessibile nei significati, mai didascalico e non costruisce la sua
intelligenza soffocando l’emozione. Il nucleo tematico è la famiglia, la
necessità e il caos per niente organizzato dei suoi legami. A un livello più
sottile, segue la riflessione a doppio senso di marcia sul rapporto tra arte e
vita privata: il cinema crea un solco e allontana Nora e Gustav ma, alle giuste
condizioni, è l’unica via possibile per il ricongiungimento. Il tentativo, poi,
è di dare tangibilità e concretezza al tempo, e misurarne l’impatto sulla vita
emotiva delle persone. Infine, ultimo livello di lettura, il film è il racconto
del potenziale nascosto delle cose. Nel cast di prestigio di Sentimental
Value un posto d’onore Joachim Trier lo
riserva alla grande, austera, opulenta casa di famiglia dei Borg. Il film la
cattura dall’alto e in basso, piena di vita e deserta, ordinata o meno. Ne
ascolta il battito, ne raccoglie i segreti, le gioie e i rimpianti. Gli oggetti
spiegano la vita delle persone; è navigando in questo mare di cose, di luoghi,
di detto e non detto che Nora e Gustav possono (ri)trovarsi. Aiuta, a rendere
tutto più vero, che a interpretarli siano attori del calibro di Renate
Reinsve e Stellan Skarsgård…
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