giovedì 29 giugno 2023

Dark Matter - Stefano Odoardi

visto in sala alla presenza dell'autore, che alla fine del film ha risposto alle curiosità del pubblico.

il film racconta di alcuni fatti relazionati alla materia oscura, quella parte della natura che non è decifrabile, come pure alcune parti oscure della mente umana.

ci sono varie citazioni, naturalmente, per esempio quel monolite sotto il Gran Sasso (che ricorda Kubrick).

la fotografia, per essere un film sulla materia oscura, è forse troppo luminosa, e la sceneggiatura lascia qualcosa di non detto, ma un po' di sforzo dello spettatore ci vuole, o no?

non male, merita (se lo trovate).

buona (oscura e angosciosa) visione - Ismaele

 

 

Dark Matter è un film mistico e inusuale, un thriller sospeso che chiama in causa i misteri dello Spazio per affrontare quelli dell’essere umano, della forza inafferrabile e oscura che regola i sentimenti, i legami di sangue e in generale la vita quotidiana nel suo procedere (apparentemente) insensato.
In questa oscurità da (non) illuminare, a noi spettatori (e protagonisti) non resta che abbandonarci alla visione e farci trasportare dalle leggi invisibili che la (e ci) governano dall’alto.

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Efficaci i duetti tra Elena e il piccolo Thomas, una boccata d'ossigeno in una girandola di personaggi con i quali diventa difficile empatizzare. Ma Dark Matter è anche un film di padri: ingombranti e violenti come il padre di Elena, discreto quasi un'ombra come quello del protagonista, o assente e anaffettivo come Antonio. Peccato per i molti (troppi) piani di significato da tenere insieme, per una spinta esistenzialista che si consuma troppo velocemente e per quella intima connessione tra l'umano e il sovrumano che finisce a dispetto delle premesse per essere marginale.

Stefano Odoardi realizza un film che dà il meglio di sé nei momenti in cui è capace di giocare con le sottrazioni, i silenzi e le atmosfere sospese del thriller psicologico. Meno riuscito invece nella resa dei personaggi con cui risulta difficile empatizzare, percepiti più come figure distanti e prive di sfumature che non come esseri umani mossi da emozioni qualsiasi esse siano.

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Dark Matter ha un'attenzione particolare allo spazio, sia pubblico che privato, sia reale che immaginifico, sfruttando location come il Tecnopolo di Modena o il Laboratorio Ciclope di Predappio. Com’è stato il lavoro sulla scenografia, come avete costruito quegli ambienti fisici ma anche e sopratutto mentali?
Mi sono accorto che sempre di più nei miei film gli spazi sono fondamentali. È quello che dicevamo prima sull’inquadratura, perché un attore non è solo quello che interpreta ma anche un corpo che si muove in uno spazio. Ma se lo spazio dove si muove non è esatto l’immagine non lo sarà a sua volta. Per questo la mia ricerca degli spazi è maniacale. Vado in giro in auto e cerco dei luoghi che già esistono, dove il mio intervento deve essere limitato.
La casa di Elena l’ho trovata lungo il fiume, e immediatamente è subentrata l’immaginazione interrogandomi sul dove collocare l’orto, dove potevano esserci i fasci di luce. C’è questo rapporto tra realtà e immaginazione che torna anche sul posto di lavoro di Antonio, il padre, ad esempio nel suo laboratorio dove c’è un tubo per gli esperimenti sul vento, tutte cose esistenti. Lì ho collocato il cilindro per le rilevazioni sulla materia oscura, ma in realtà si trattava di una piccola struttura che serviva agli attori per le distanze, tutto il resto è stato ricostruito da una bravissima ragazza che lavora con gli effetti speciali ad Amsterdam. È un po’ come il film, che ha una sua collocazione reale con le sparizioni dei bambini, le famiglie tossiche, l’incesto, la pedofilia, che però vengono attraversate da una dimensione magica, misteriosa.

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malgrado il film di Odoardi inizi sviluppando l’interesse dello spettatore, l’evoluzione della sceneggiatura e il finale non riescono a convincere, anzi, deviano da ciò che sembrava un seme pronto a germogliare.
Nonostante il buon lavoro fatto dalla fotografia di Adri Schrover e le musiche originali di Carlo Crivelli, Dark Matter ha l’aria di essere un film che ha puntato troppo in alto, forse andando troppo fuori dalla comfort zone della cinematografia attuale del Bel Paese.

Nell’ultimo film di Odoardi, il comparto tecnico non convince, al pari dell’interpretazione degli attori (nel cast anche Daniela Poggi e Orso Maria Guerrini), spesso mancanti di autenticità e quasi ingessati, né tantomeno la diegesi di una sceneggiatura che presenta non poche lacune.

Peccato, perché il soggetto era potenzialmente forte e interessante e le premesse della prima parte di questa pellicola ben poste: il tema della Materia Oscura è qualcosa di futuristico, ma quanto mai attuale, un filone narrativo che si dimostra di grande appeal sia per le vecchie che, soprattutto, per le nuove generazioni. D’altronde, la Materia Oscura metaforicamente rappresenta l’Ignoto, l’immensità di un Universo di cui l’uomo non è mai sazio, un universo ancora tutto da conoscere.

La fotografia e il montaggio puliti e il sonoro coinvolgente non bastano a fare di Dark Matter un film che, una volta guardato, resterà nella memoria dello spettatore come un buon prodotto di cinematografia.

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