martedì 18 agosto 2020

Die Fremde (When We Leave) - Feo Aladag

a suo tempo, se fosse passato nei cinema italiani, il film di Feo Aladag sarebbe stato fra i migliori dell'anno, almeno allo stesso livello de La sposa turca (di Fatih Akin), di qualche anno prima.

la protagonista è Sibel Kekilli (già interprete in La sposa turca) , e appare Florian Lukas (già interprete in Good Bye Lenin!).

il film ha per protagonisti una donna e il suo bambino (Umay e Cem), che cercano di uscire da un medioevo che ancora incatena il mondo.

i costi per uscirne sono immensi, ma la forza di chi ci prova non è da meno.

il film è doloroso, insostenibile a tratti, eppure grandissimo.

lasciate ogni speranza, voi che lo guardate, ma non per sempre.

buona (imperdibile) visione - Ismaele


 

 

Dopo aver rifiutato le tradizioni moraliste ne La sposa turca, Sibel Kekilli ritorna ad interpretare un personaggio ribelle che non accetta di essere sminuita dal maschilismo imperante del fondamentalismo musulmano. Lo sguardo impaurito contraddice la sua forza di reagire, anche quando la riconciliazione con i parenti che la rifiutano, sembra impossibile da portare a termine. Come nel film di Akin, anche qui la stretta culturale della famiglia porta allo sfinimento chi non accetta quelle convenzioni, fino a costringerlo a punirsi con atti violenti vicini alla morte. La regista Feo Aladag affronta la drammaticità del tema con coraggio, andando a fondo della questione; più che alla forma, pensa al contenuto, e non sbaglia a mettere al centro dell'attenzione gli occhi di Umay. Lo spettatore osserva la storia dal punto di vista della donna, entra a contatto con un sistema di valori restrittivo che bada all'apparenza di un rigore da mostrare agli altri, non a se stessi. L'immedesimazione con la protagonista avviene a piccoli passi. Dopo le prime rappresaglie, la sua lotta di indipendenza ci coinvolge emotivamente fino a lasciarci impotenti di fronte alla crudeltà inaccettabile del delitto d'onore. La reputazione è salva, l'umanità no.

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…Ogni personaggio della storia, tranne Umay e il piccolo Cem, è blindato nella sua cultura originaria e nulla lo può cambiare. Anche vivere in un paese completamente diverso e in cui hanno lavorato e cresciuto i figli non ha minimamente scalfito le loro certezze. E poi questo giudicare la figlia e il nipotino senza amore, senza l’affetto dei genitori verso una figlia sfortunata e, infine, il disprezzo dei fratelli verso la sorella. E in tutta questa cieca e sorda immutabilità dei genitori e dei fratelli c’è Umay e il suo bambino che non riescono a comprendere, loro che sono diversi, come la propria famiglia possa giungere a questo. Lei e il suo bambino sono, nella cultura della sua famiglia anche se vissuta in Germania, delle cose, degli oggetti senza sentimenti, senza pensieri propri e senza nessuna possibilità di percorrere una strada diversa da quella loro assegnata dalla cultura della loro etnia.

Eppure basterebbe così poco ad Umay per essere serena, un piccolo lavoro, suo figlio e la possibilità di vedere i suoi. Il titolo del film in tedesco è La straniera ed Umay per i suoi è una straniera, un'aliena che deve essere eliminata.

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Ogni via di uscita  è un miraggio passeggero: un magnifico  sogno che irrompe nell’immagine come un lampo di luce,  per rivelarsi, subito dopo, come il passeggero riflesso di un’assurda illusione. Il romanticismo si affaccia timidamente, di tanto in tanto, nei momenti in cui il dramma si concede una pausa, e la freddezza del cinismo  cede il passo all’infiammato coraggio della passione. Ma l’intermezzo dura lo spazio di un secondo, come  un guizzo del pensiero che riesca fortuitamente a sfuggire all’ottuso peso del rigore. La poesia è imprigionata in un sistema che sa solo emettere giudizi e valutare le convenienze, e si rifiuta di riconoscere l’imperfezione che produce la debolezza e scatena il dolore, e la bellezza che chiama con sé  la spontaneità e la fantasia. Un figlio non è un virgulto di gioia, ma solo un articolo da possedere: il piccolo Cem è ridotto ad un oggetto conteso, al termine di un ricatto, e quindi è trattato come un essere inanimato,  di cui si dimenticano i sentimenti e si calpestano i desideri. Tutto ciò fa parte di un gioco spietato in cui sopravvivere significa resistere, e resistere significa essere ciechi.  Significa, in altre parole,  negare la vita stessa, che è fatta di movimento e di diversità. Il movimento del titolo inglese, When We Leave, che ci fa andare via, lasciandoci qualcosa alle spalle. E la diversità del titolo originale Die Fremde (La straniera),  che ci vede esuli in mezzo a gente estranea, costringendoci ad affermare la nostra identità, a dispetto di quelli che si ostinano a non volersi mettere in discussione e cercare di cambiare.

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Ogni via di uscita  è un miraggio passeggero: un magnifico  sogno che irrompe nell’immagine come un lampo di luce,  per rivelarsi, subito dopo, come il passeggero riflesso di un’assurda illusione. Il romanticismo si affaccia timidamente, di tanto in tanto, nei momenti in cui il dramma si concede una pausa, e la freddezza del cinismo  cede il passo all’infiammato coraggio della passione. Ma l’intermezzo dura lo spazio di un secondo, come  un guizzo del pensiero che riesca fortuitamente a sfuggire all’ottuso peso del rigore. La poesia è imprigionata in un sistema che sa solo emettere giudizi e valutare le convenienze, e si rifiuta di riconoscere l’imperfezione che produce la debolezza e scatena il dolore, e la bellezza che chiama con sé  la spontaneità e la fantasia. Un figlio non è un virgulto di gioia, ma solo un articolo da possedere: il piccolo Cem è ridotto ad un oggetto conteso, al termine di un ricatto, e quindi è trattato come un essere inanimato,  di cui si dimenticano i sentimenti e si calpestano i desideri. Tutto ciò fa parte di un gioco spietato in cui sopravvivere significa resistere, e resistere significa essere ciechi.  Significa, in altre parole,  negare la vita stessa, che è fatta di movimento e di diversità. Il movimento del titolo inglese, When We Leave, che ci fa andare via, lasciandoci qualcosa alle spalle. E la diversità del titolo originale Die Fremde (La straniera),  che ci vede esuli in mezzo a gente estranea, costringendoci ad affermare la nostra identità, a dispetto di quelli che si ostinano a non volersi mettere in discussione e cercare di cambiare.

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Umay é uma alemã de origem turca que após casar, vive em Instambul com o marido e o filho. Extremamente infeliz com o seu casamento, decide partir com o filho para Berlim, onde se encontram os seus pais e irmãos, a fim de trabalhar e levar uma vida independente. Esta situação não é bem aceite no seio de uma família demasiado rígida nos seus princípios conservadores característicos da religião muçulmana. Umay terá então de sair de casa para viver sozinha, sendo completamente negligenciada pela família. No entanto, a sua luta e persistência irão continuar para que volte a ser aceite. Um filme poderoso e corajoso que denuncia os excessos resultantes do fanatismo de uma religião severa.

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Mención especial merece la preciosa fotografía a cargo de Judith Kaufmann que embellece (al igual que ocurre con la partitura de Stepháne Moucha) de manera poética el vía crucis de esta mártir. Aunque la película tenga para un servidor un final un tanto efectista que no hace sino presagiar un desenlace fatal, sí es cierto que la realizadora sabe manejar a la perfección los recursos técnicos. La extraña es un filme muy duro, pero al final nos deja una puerta abierta, quizá a la controversia, pero también y sobre todo, a la reflexión sobre cómo liberarnos de nuestras ataduras, o si de verdad debemos hacerlo.

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In an interview, the director Feo Aladag comments:

"Even if the story takes a tragic course, it was important for me to make clear to the audience how close the characters in the story come to a possible reconciliation and how hard it is for them at the end to overcome these problems in spite of themselves. That makes the absurdity of the dynamic of honor crimes more tangible. There are no winners in crimes of honor and honor killings. Even if it might appear from the outside that the family's honor has been restored, most families fall apart as a result."

It is also shocking to realize that according to UN Reports, there are more than 5,000 cases of honor crimes committed against women each year.

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