Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
sabato 16 aprile 2016
giovedì 14 aprile 2016
mercoledì 13 aprile 2016
martedì 12 aprile 2016
$9.99 - Tatia Rosenthal
un film sul senso della vita, un angelo con le ali, un padre con due figli, uno disoccupato, l'altro pignoratore, un bambino che impara a crescere, un maiale di poche parole, un'attrice di pubblicità, un vecchietto senza niente da fare, vivono sotto lo stesso tetto, in un condominio, quasi non si parlano, fanno la vita di tutti, tutti i giorni, nessuno si senta escluso, sperano in un domani migliore.
la cosa straordinario è che è un film con pupazzi, certo non per bambini, un film pieno, non ti
annoi un attimo, promesso - Ismaele
la cosa straordinario è che è un film con pupazzi, certo non per bambini, un film pieno, non ti
annoi un attimo, promesso - Ismaele
…Sebbene i protagonisti di $9.99 siano pupazzi, la storia ideata da
Etgar Keret (co-sceneggiatore insieme a Tatia Rosenthal) è talmente
coinvolgente da far dimenticare la loro natura gommosa trascinando lo
spettatore in una dimensione sospesa tra immaginario e dramma esistenziale…
…Por si no se ha percatado, $9.99 no
es una película para niños, ni es una comedia; como los escritos de Etgar Keret su
corazón está en encontrar paisajes familiares en medio del absurdo. El mundo
que crea Rosenthal es fuertemente estilizado y al tiempo
familiar, es metafórico y honesto. Si bien el diseño de personajes ayuda a dar
soporte al absurdo de las situaciones también es lo suficientemente orgánico
como para hacer sentir algunos momentos dolorosamente humanos…
Animation is the
cinematic tool of creativity and invention, used where live action is simply
not enough. In this digital FX age, of course, the animator has to have
something even more special than ever before, to out-imagine the technology.
And what this is, is on display in $9.99, a stop motion animation that delivers
unnervingly real characters - made of silicon. But this is achieved not by
perfect physical representation, which in fact is the last thing you can say
about the figures. It's the team's ability to capture the essence of each
character and their human attributes in a much deeper, more subtle fashion,
often by the smallest gesture. A clever and sophisticated technique used for
making the eyelids flexible also helps; surprising how important these are in
conveying complexity or subtlety of emotion in a close up…
…The “$9.99”
comes from the price of a catalog of books, one of which touts to hold The
Meaning of Life which Dave buys. Unfortunately, the characters here seem to be
caught up in living their own lives and falling victim to respective challenges
life presents itself, and so every effort that Dave wants to share gets
spurned, and we the audience, unfortunately, don't get to hear if there are any
insights to that. But of course we all know that there's no silver bullet, and
the characters here, though the course of this emotionally moving film, learn
of that meaning as it applies in their own, with the old man determined to take
a more proactive approach, to a connection between a father and a son, to love
found and running parallel to that, a love broken because of sacrifices that
one has to make, or the lack thereof, and the maturing of a young child…
lunedì 11 aprile 2016
Chocolat (Mister Chocolat) - Roschdy Zem
Rafael Padilla è figlio di schiavi, in tutto il film Chocolat non lo dimentica mai.
e quando diventa famoso sarà sempre uno schiavo, figlio di schiavi, le sirene del successo lo coccolano, ma gliela fanno pagare.
è un sans papier, in fondo, solo che qualcuno lo protegge.
Chocolat non si risparmia, le donne lo amano, come i bambini, l'alcool lo cattura, il gioco d'azzardo lo tiene prigioniero, noi, come Foottit, gli vogliamo bene.
ottimi gli attori, cito Omar Sy, James Thierrée (nipote di Charlie Chaplin, e si vede), Olivier Gourmet, Alex Descas.
bellissima l'amicizia fra Chocolat e Foottit, non sono solo compagni di lavoro.
quando assaggia la galera, Chocolat conosce Victor (Alex Descas), e ascolta cose che non conosceva, la dignità e la negritudine (Victor è di Haiti, e ci ritorna, inseguendo il sogno della rivoluzione, vogliamo pensare).
poteva essere un altro film, dicono molti critici, ma questo è, ed è un film da non perdere.
buona visione - Ismaele
e quando diventa famoso sarà sempre uno schiavo, figlio di schiavi, le sirene del successo lo coccolano, ma gliela fanno pagare.
è un sans papier, in fondo, solo che qualcuno lo protegge.
Chocolat non si risparmia, le donne lo amano, come i bambini, l'alcool lo cattura, il gioco d'azzardo lo tiene prigioniero, noi, come Foottit, gli vogliamo bene.
ottimi gli attori, cito Omar Sy, James Thierrée (nipote di Charlie Chaplin, e si vede), Olivier Gourmet, Alex Descas.
bellissima l'amicizia fra Chocolat e Foottit, non sono solo compagni di lavoro.
quando assaggia la galera, Chocolat conosce Victor (Alex Descas), e ascolta cose che non conosceva, la dignità e la negritudine (Victor è di Haiti, e ci ritorna, inseguendo il sogno della rivoluzione, vogliamo pensare).
poteva essere un altro film, dicono molti critici, ma questo è, ed è un film da non perdere.
buona visione - Ismaele
QUI la storia di Chocolat
…Prodotto
interessante, ben scritto, ben interpretato e con un importante tema
universale, ma decisamente sopravvalutato. Cosa che, però, capita fin troppo
spesso. In Italia come all’estero.
Piccola perla del lungometraggio: il riferimento alle origini del cinema, mediante la presenza dei fratelli Lumière che si accingono a filmare la coppia di clown. Il filmato originale ci verrà riproposto, in seguito, appena prima dei titoli di coda. E, si sa, scelte del genere non possono che deliziare lo spettatore particolarmente cinefilo.
Piccola perla del lungometraggio: il riferimento alle origini del cinema, mediante la presenza dei fratelli Lumière che si accingono a filmare la coppia di clown. Il filmato originale ci verrà riproposto, in seguito, appena prima dei titoli di coda. E, si sa, scelte del genere non possono che deliziare lo spettatore particolarmente cinefilo.
…Una sceneggiatura solida – affidata a
Cyril Gély – un duo di protagonisti molto ben assortito e affiatato, un cast
azzeccato (un nome su tutti è quello di Clotilde Hesme) e una cura attenta dei
costumi e degli spettacoli clowneschi d’epoca rendono Mister Chocolat un film
efficace e capace di mescolare diversi elementi e registri, evitando di
soffermarsi eccessivamente sul tema della discriminazione razziale per
raccontare piuttosto una storia dimenticata di un artista e di un uomo che vive
la sua parabola di gloria e inevitabile caduta. E fra le tante riflessioni che
suscita questo film, spicca proprio quella relativa al successo che si dimostra
tanto luminoso quanto effimero.
da qui
…Omar Sy coglie e trasmette con sentimento e umiltà la triste storia di Rafael. Il talento carismatico di James Thierrée (nipote di Charlie Chaplin, figlio di Victoria Chaplin e di Jean Baptiste Thiérrée fondatori del Circo Immaginario) dà il volto e il corpo a un meraviglioso Footit.
Abdellatif Kechiche aveva narrato una storia simile con il suo Venere Nera, ambientato circa 70 anni prima, ma i toni erano decisamente diversi.
Roschdy Zem, regista dall’interessante carriera, è riuscito nel compito di ricreare l’atmosfera di fine XIX e inizio XX secolo, e così facendo attira e fa appassionare il pubblico alla storia, mantenendo un necessario distacco emotivo nel dirigere questo film.
Roschdy Zem, regista dall’interessante carriera, è riuscito nel compito di ricreare l’atmosfera di fine XIX e inizio XX secolo, e così facendo attira e fa appassionare il pubblico alla storia, mantenendo un necessario distacco emotivo nel dirigere questo film.
…Un
altro pregio da parte del regista è di aver saputo far tesoro del bagaglio di
competenze ed emozioni dei suoi interpreti, a partire dal divo comico Omar Sy,
a sua volta da sempre protagonista di una battaglia per imporre la dignità del
suo percorso attoriale, ancorché condotto a partire da uno status di
autodidatta, che rappresenta un segnale di speranza per tanti artisti
afrodiscendenti, in Francia e altrove.
Di grande rilevanza anche l’apporto offerto da James Thierrée, che oltre a interpretare con nervosa e plastica energia Footit, ha coreografato tutte le scene di clownerie, mentre Alex Descas dà a Victor il carisma e la credibilità che gli riconosciamo in molti altri ruoli costruiti negli anni, in un cinema di ricerca e senza compromessi.
Di grande rilevanza anche l’apporto offerto da James Thierrée, che oltre a interpretare con nervosa e plastica energia Footit, ha coreografato tutte le scene di clownerie, mentre Alex Descas dà a Victor il carisma e la credibilità che gli riconosciamo in molti altri ruoli costruiti negli anni, in un cinema di ricerca e senza compromessi.
Se un
limite dobbiamo trovare nel film di Zem sta nell’impalpabilità di uno sguardo
registico che non diventa mai cornice, ma rimane sempre finestra, limitandosi a
registrare, con efficacia, un lavoro d’insieme condotto pure con rigore ma
anche notevole capacità di reinterpretazione. La presenza-assenza di questo
sguardo non marcato non toglie però nulla alla forza politica e umana di Mister Chocolat, anche se
probabilmente impedisce al discorso filmico di fissarsi con forza nella memoria
dello spettatore cinefilo tipo.
… Certo, resta l’accorata interpretazione di Omar Sy (seconda
generazione francese di origini senegalesi e mauritane, ben distante
dall’origine caraibica di Padilla; dettaglio secondario, ma che rafforza
l’impressione di un prodotto studiato a tavolino e non troppo interessato alla
pur sbandierata verità), sempre più rivolto a una riedizione
d’Oltralpe di ciò che Eddie Murphy rappresentò negli anni Ottanta per
Hollywood, ma non incide sulle sorti di un progetto prevedibile, fin troppo
misurato, conservatore nella forma e forse anche nella sostanza. Cinema per
platee socialdemocratiche, pronte a commuoversi e indignarsi, lavandosi la
coscienza prima di tornare alla vita di tutti i giorni.
Nel ragionare su Padilla/Chocolat e su tutti i figli delle colonie considerati pari solo sulla carta, ben altra lucidità e coraggio mostrò nel 1916 Giuseppe Ungaretti con In memoria, poesia composta dal fronte e dedicata all’amico Moammed Sceab, maghrebino trapiantato in Francia e morto suicida con il nome di Marcel. Per comprendere cosa comportano termini come ricordo e verità basta rileggerla…
Nel ragionare su Padilla/Chocolat e su tutti i figli delle colonie considerati pari solo sulla carta, ben altra lucidità e coraggio mostrò nel 1916 Giuseppe Ungaretti con In memoria, poesia composta dal fronte e dedicata all’amico Moammed Sceab, maghrebino trapiantato in Francia e morto suicida con il nome di Marcel. Per comprendere cosa comportano termini come ricordo e verità basta rileggerla…
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè.
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.
Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse.
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè.
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.
Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse.
…Roshdy Zem
s’est fort heureusement entouré d’une très belle équipe technique. On aura peu
à redire sur la reconstitution des décors et des costumes, tout étant plus vrai
que nature. En s’adjoignant les talents de James Thierrée (le petit-fils de
Charlie Chaplin et artiste complet) dans le rôle du clown blanc, Zem bénéficie
d’un virtuose de la scène qui réussit à créer d’authentiques numéros de cirque
et à donner vie à des spectacles drôles et vivants. S’il est aisé pour Thierrée
d’enfiler le costume du clown, soulignons qu’Omar Sy, moins habitué à
l’exercice, s’en tire avec les honneurs. Il faut dire que Roshdy Zem capitalise
merveilleusement sur les atouts de l’acteur césarisé pour
"Intouchables" : son sourire, son charme et son rire communicatif !
Omar Sy séduit autant en clown adulé qu’en homme parfois surpassé par ses
démons (le jeu et l’alcool, sur lesquels le scénario aurait pu être plus
incisif). Quant à James Thierrée, il est plus subtil encore dans la peau d’un
personnage très ambigu hors de la scène (son attirance pour les hommes est
malheureusement à peine effleurée)…
…Côté
mise en scène, ce biopic retrace la vie de ce célèbre clown en prenant quelques
libertés notamment sur sa rencontre avec Footit. En dehors de ces petites
libertés, le film n’en est pas moins intéressant. La rencontre entre ces deux
artistes nous montrera un parcours glorieux grâce à leur succès, mais nous
révèle également l’envers du décor. Bien souvent les biopics nous montrent les
bons côtés, ici Roschdy Zem prend le parti prix d’en faire un film plutôt
sombre. On remarque assez rapidement la complexité des personnages et que leur
vie privée est loin d’être joyeuse. Bien que les faits se soient déroulés
durant la Belle Epoque, les thèmes abordés comme le racisme, l’addiction à
l’alcool ou au jeu sans oublier l’amitié sont encore d’actualité et universel.
Outre les tensions qui règnent en coulisses, les différents numéros présents
sont réglés au millimètre. Les différents numéros seront nous surprendre et
nous faire rire…
…Le récit aurait pu être captivant. Le destin du
« Clown Chocolat » permet une immersion singulière dans la réalité de
la Belle Epoque où le racisme est loi tandis que l’argent est plus ravageur que
l’opium. Toutefois l’angle d’approche pour lequel opte Roschdy Zem est à ce
point superficiel que CHOCOLAT transparaît comme une vulgaire litanie. Platement narratif, le
scénario sert de terreau à une démonstration sans saveur – épinglons les
flash-backs ridicules qui ont pour fonction d’exacerber l’émoi du protagoniste.
L’évolution est grossière tant elle se veut distanciée.
La mise en scène pique
souvent aux yeux. Artificielle au point de nous donner l’impression d’être
confrontés à un bal costumé, elle est risiblement audacieuse lorsque le
réalisateur tente des effets de travelling qui n’ont rien de vertigineux.
L’humour du duo « Chocolat-Footit » est daté – au point de nous
mettre franchement mal à l’aise. CHOCOLAT
aussi…
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