venerdì 17 febbraio 2023

Taxi Teheran - Jafar Panahi

Jafar, persona non grata per il Potere del suo paese, non può girare film, ma lui lo fa lo stesso.

certo, sono piccoli film, fatti in casa, costa solo la benzina e il nastro delle riprese, il resto è buona, anzi ottima, volontà.

il regista filma con la camera (abbastanza) fisse, in auto, persone e pensieri interessanti, come se si potessero dire quelle cose liberamente.

l'effetto è strano, e bellissimo.

non perdetevelo, il biglietto oggi è regalato.

buona (chiacchierata) visione - Ismaele

 

QUI il film completo, sottotitolato in italiano, su Raiplay

 

 

 

Un piccolo film girato con nulla, ma potente e geniale, girato nello stile di “Dieci” del maestro dell'autore e più famoso autore iraniano Abbas Kiarostami, con cui tanto ha collaborato Panhai e dal quale il nostro ha saputo trarre le tecniche e la classe registica con cui, anche in condizioni di fatto impossibili, il cineasta riesce a incantarci e a farci riflettere in modo dirompente e, viste le drammatiche circostanze personali che lo affliggono ormai da anni, dopo reclusioni e l'attuale libertà vigilata, in grado di commuoverci e straziarci il cuore.

da qui

 

…Pahani è libero di girare come gli pare e piace, nonostante l’arresto domiciliare per via della sua propaganda anti-islamica e l’arresto del 2010, e per questo si offre anche di un fornire un ritratto dell’Iran contemporanea attraverso i vari passeggeri, con varie tematiche che vengono toccate attraverso le conversazioni che si susseguono tra i passeggeri: si passa a parlare del personale concetto di giustizia, della pena di morte, di cui l’Iran detiene il terzo posto per esecuzione di pene capitali, finché non si giunge a parlare di cinema, di cui tutto il lungometraggio ne sembra impregnato. Si citano i film di Panahi stesso, viene denunciata la censura dei film occidentali da parte del governo, il che causa la circolazione di dvd illegali, ormai unica fonte che permette agli studenti di cinema di formarsi. Jafar diventa una sorta di anziano saggio su cui fare affidamento circa la scelta di questi dvd e come zio raccomanda alla nipote alcune dritte su come girare un filmato per un compito affidato dalla scuola.

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Un film dedicato al cinema come forma di espressione libera, pieno di humour, poesia ed originalità. «Le restrizioni sono spesso fonte d’ispirazione per un autore – ha affermato Darren Aronofsky, presidente della giuria del Festival di Berlino 2015, in occasione della consegna dell’Orso d’Oro alla piccola  Hana Saeidi Panahi, nipote del cineasta ed interprete in erba del film – poiché gli permettono di superare se stesso. Ma a volte le restrizioni possono essere talmente soffocanti da distruggere un progetto ed annientare l’anima dell’artista. Jafar Panahi, invece, ha scritto una lettera d’amore al cinema. Il suo film è colmo d’amore per la sua arte, la sua comunità, il suo paese e il suo pubblico». Per evitare di mettere ulteriormente in pericolo i generosi artisti che hanno lavorato con lui, Panahi ha scelto di non inserire credits al film, ma i volti, le idee e le interpretazioni veicolano messaggi che rimangono nello spettatore anche senza nulla di scritto.

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Il tassista Panahi è svagato, divertito, confuso, è buono con tutti, non fa altro che scusarsi date le sue tremende mancanze professionali, i suoi incrontri sono tutti significativi e creno dei piccoli mondi, dei microuniversi all'interno dell'auto. Si comprende subito, già dai primi due passeggeri, che il film non sarà soltanto un semplice esperimento, ma una profonda riflessione sulla libertà, la legge e le condizioni attuali dell'Iran. Infatti, i primi due clienti di Panahi parlano della giustizia, sul fatto che sia giusto o meno condannare a morte per piccoli reati anche solo per dare un segno; Scoprirero che la persona che si batte per la condanna a morte è in realtà un borseggiatore. Dopo di loro abbiamo un nano che dice di svolgere un lavoro molto importante, poiché vende copie di film vietati e tra questi c'è Midnight in Paris di Woody Allen che Panahi ha potuto vedere grazie a lui. L'incontro con la nipote è incredibilmente significativo, poiché è una bambina che cerca di fare il suo primo film con la macchina fotografica e deve rispettare le regole rigidissime imposte dall'insegnante di cinema, straordinario il momento in cui la piccola legge le regole allo zio che a causa delle stesse non può girare per venti anni. Poi abbiamo lo splendido incontro con l'avvocato che difende i diritti dei soppressi e il finale con la telecamera rubata è una denuncia che ci fa capire che solo l'ingiustizia può fermare l'arte e la libertà espressiva. Taxi Teheran è un capolavorio di ironia, di silenzi lancinanti, di dolore e presa di coscienza, è soprattutto un grido di liberazione, una speranza che mette luce per ogni artista soppresso, ma naturalmente non è un capolavoro per la semplice condizione attuale di Panahi ma per la grandezza artistica dello stesso che rende ogni momento profondo, non uscendo mai dalla grazia del cinema per farci cadere in un banale filmato da reality, ma tutto è sempre circoscritto all'arte e alla sua forza espressiva.

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