martedì 1 giugno 2021

The Father - Florian Zeller

un film che racconta ognuno di noi, come saremo, forse.

demenza senile e Alzhameir all'inizio li riconosceremo, poi si cade in un buco nero nel quale la nostra volontà e la nostra memoria non le governeremo più.

qualcuno lo sa per esperienza vissuta, sulla pelle di altri, spesso genitori, e non si torna indietro.

Anthony Hopkins è così bravo che il film sembra quasi un documentario, e ognuno (ri)conoscerà qualcosa del tramonto, è ancora giorno, ma non si vede più bene, poi il buio.

è un film al chiuso, dove il tempo scorre con tempi diversi per ognuno, e distinguere il vero dal non vero diventa sempre più difficile.

uno inizia a dire quello che pensa, ma anche quello che non pensa e ritorna bambino, smarrito e spaventato, in attesa della carezza e dell'abbraccio della mamma, che non arriverà mai più.

anche la figlia, Olivia Colman, è straordinariamente brava.

buona, imperdibile, visione - Ismaele

 

 

 

The Father è allora soprattutto il veicolo che dà a Anthony Hopkins uno degli ultimi straordinari ruoli della sua carriera, che gli è valso un secondo Oscar come Miglior Attore dopo quello per Il silenzio degli innocenti. Un personaggio che si chiama come lui (Zeller ammette di averlo portato sul grande schermo proprio per donarlo a Hopkins) e che all'inizio strizza l'occhio alle tante figure intellettualmente dominanti e in fondo un po' sprezzanti già interpretate in passato, da Lecter all'amato Lear, ma che presto si ritrae in una vulnerabilità trasparente che strappa il cuore. È anche una recitazione insolitamente fisica, articolata a più livelli su tutto il corpo in ogni istante di girato.

La complessità tecnica è enorme, ma ciò che conta è il modo in cui l'attore gallese cuce il filo emotivo tra una scena e l'altra (grazie anche all'espressività di Olivia Colman, perfetta nel ruolo di figlia generosa), elevando la trovata di sceneggiatura e offrendo una catarsi autentica a qualunque spettatore che abbia mai avuto a che fare con questo tipo di malattia.
Ben oltre la frontiera dell'empatia, The Father spinge ad affrontare la prospettiva del declino cognitivo che vive in ognuno di noi, smontando la realtà sotto i nostri occhi.

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… Fra le tante cose che The Father riesce a fare alla perfezione è l'uso dello spazio. Il film è infatti un dramma da camera, che viene da una pièce teatrale dello stesso Zeller.
Tutto ciò che vediamo è importante, tornerà alla fine e avrà un piccolo grande ruolo nel palcoscenico mentale del Padre interpretato da Anthony Hopkins. La decrittazione della sceneggiatura avviene tramite gli oggetti, la loro perdita o il loro ritrovamento, in una continua marea che cancella le orme nella sabbia cerebrale del protagonista.

Nulla è lasciato al caso, e fin dall'inizio The Father destabilizza nel suo stesso gioco dei generi, con sottofondi horror, venature investigative e una coperta di mistero che noi cerchiamo di togliere, mentre Zeller lo sta già facendo al posto nostro.
Ed è proprio quando ogni cassetto inizia ad aprirsi e pensiamo di essere totalmente persi che The Father schiocca le sue dita e ci riporta nella lancinante realtà della demenza senile, facendoci capire una singola e cruciale cosa: abbiamo sempre avuto il punto di vista di Anthony Hopkins, prigionieri del suo dramma che nemmeno il sipario riesce a cancellare…

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Anche se The Father – Nulla è come sembra rifugge dal patetismo e dalla pornografia del dolore, è inevitabile che con il suo progredire la storia diventi sempre più amara e che il tunnel in cui è imprigionato Anthony si stringa sempre di più intorno al protagonista. In questo racconto di sovrapposizioni di volti e di ricordi, di fantasmi del passato, di presenti alternativi, di futuri mai scritti e di solitudine mentale, prima ancora che fisica ed emotiva, stupisce ancora una volta la delicatezza con cui Zeller mette in scena il crepuscolo dell’esistenza, trasformando anche una fredda stanza di ospedale in un luogo di riflessione sulla memoria e sul cammino che ognuno di noi intraprende mentre si avvicina alla fine: quello verso casa e verso gli affetti più profondi, anche se lontani nel tempo e nel ricordo.

Smarrito negli anfratti più reconditi della sua mente, sospeso fra tante diverse proiezioni della realtà e incapace di assegnare alle facce che gli stanno intorno la giusta collocazione temporale e affettiva, Anthony non può più contare su nessuna Rosabella, né su qualche scritta che lo aiuti a raccapezzarsi. Non resta così che aggrapparsi ai sentimenti più universali e inscalfibili, come l’amore materno, e a una natura silenziosa ma accogliente, a cui affidarsi senza remore per sentire ancora il vento sulla pelle. Insieme alla memoria, scompaiono così anche i traumi e i dolori, le delusioni e le menomazioni. Resta solo un flebile anelito di vita, perso nel tempo e nello spazio, da assaporare e custodire, come questo splendido lavoro di Zeller.

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"The Father" è un film inquietante e poetico al tempo stesso, interpretato da due straordinari attori protagonisti. Caratterizzata dall'apparente assenza di una storia, la pellicola è la rappresentazione di una condizione, di una lenta ma inesorabile discesa in uno stato di inconsapevolezza. Case che cambiano disposizione, persone che trasformano i loro volti e decisioni smentite, mai prese, portano alla domanda: qual è la realtà? Mentre il racconto scorre tra ripetute e continue modifiche, lo spettatore entra sempre di più nella mente del personaggio chiedendosi cosa stia accadendo. Nonostante si tratti di un film fortemente drammatico, un velo del genere thriller e mistery pervade ogni scena e si percepisce in ogni sequenza. La trama si intreccia a quella verità intangibile e illusoria che diventa sempre più lontana e che, giorno dopo giorno, acquista forma e spessore.

Il film cattura lo spettatore tenendolo sospeso per tutti i 97 minuti che lo compongono. Suspence, tensione e apprensione rendono "The Father" coinvolgente nella sua magica scoperta di un mistero. Analogia, simbolismo, metafore e associazioni ricalcano gli elementi del thriller e del crime-detection, ma il tutto all'interno di una storia senza reati né crimini. Oggetti che si spostano da soli, figlie che diventano assistenti e ricordi che diventano sogni, non c'è alcuna certezza nella storia di "The Father". Ma nonostante la verità si faccia attendere, la pellicola trasmette tutta la sofferenza e l'angoscia di una vita che non si riesce più a sostenere da soli. Ogni giorno ci saranno le stesse domande, ma le risposte saranno sempre diverse…

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