domenica 9 febbraio 2020

El secreto de Marrowbone - Sergio G. Sánchez

una storia complicata, una mamma e quattro fratelli promettono di non separarsi mai più, vivono in una casa con una presenza malefica, sarà una lotta terribile.
bella fotografia, con qualche salto temporale, e delle bambole di pezza che staranno sempre insieme.
un film strano, non ci si può distrarre - Ismaele





Sarebbe piaciuto a Henry James questo ritratto di famiglia. Il giovane protagonista che si prende cura dei fratelli più piccoli, che scrive un diario da lasciare ai posteri, che vive dentro una casa che sembra respirare dietro le sue fredde pareti. Un caleidoscopio emozionale che trascina lo spettatore lungo un cunicolo di penombre, con qualche schizzo di sangue sparso qua e là. La fotografia, elegante, consegna immagini belle, senza età. Gli attori s'immedesimano perfettamente nel ruolo e l'atmosfera è sempre densa d'inquietudine. Bel film.

El secreto de Marrowbone è un film straordinariamente ben fatto da quasi tutti i punti di vista. La narrazione, sopratutto all’inizio, è classica che più classica non si può (nel senso migliore del termine), con il flash-forward del protagonista Jack che racconta dell’arrivo in America della sua famiglia leggendo da un quaderno scritto e illustrato di suo pugno. Pochi minuti di scene calde, quasi fiabesche, con i ragazzi che parlano a un’apparentemente incantata Roccia della Strega Rossa e un fantastico pomeriggio in spiaggia dove incontrano la loro nuova amica Allie. Siamo nell’America rurale degli anni ’60, è qualcosa che abbiamo già visto (il rimando a Stand by me e a tanti, tantissimi altri film che abbiamo amato è inevitabile), ma grazie alla splendida e curatissima fotografia questo prologo ci fa innamorare immediatamente del luogo e dei personaggi…

Marrowbone è un film che, per la prima metà, impila le domande una sull’altra e dissemina misteri a più non posso, spingendo lo spettatore in una certa direzione, quella molto classica della casa infestata da una presenza maligna e vendicativa. È un film bravissimo a depistare, a spingerti esattamente dove lui vuole, per poi infliggerti la mazzata che ti mette in ginocchio, ma nel fare questo, non gioca mai sporco. E infatti, ripercorrendolo a ritroso e andandosi a rivedere un paio di sequenze chiave, si capisce che tutti gli indizi erano lì, belli pronti e a nostra disposizione. Si dice sempre che il modo migliore per nascondere qualcosa è farlo in piena vista. È così che funziona Marrowbone, come un gioco di prestigio: conduce il tuo sguardo dalla parte sbagliata, ti convince che sia quella giusta e, nel frattempo, prepara la pugnalata.
Molto singolare per un film che rappresenta la prima regia di uno sceneggiatore, Marrowbone compie questo sofisticato gesto illusionista solo tramite accorgimenti di natura visiva. Sì, è un’opera che racconta una storia lunga e complessa e ha una narrazione molto strutturata, ma la costruisce non con i dialoghi, bensì con la macchina da presa…



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