venerdì 12 luglio 2019

Gloria – Sebastian Lelio

Gloria si scopre sola, ha figli e nipoti, un lavoro, ma vorrebbe sentirsi ancora viva, amata.
solo che quelli che incontra sono poca cosa, continue delusioni e squallore.
il primo, Rodolfo, è un fifone, ex militare (quindi fascista ai tempi di Pinochet), e verrà ucciso da Gloria, che ha dovuto subire troppe umiliazioni.
e poi torna alla famiglia, forse rassegnata.
Paulina Garcìa, che interpreta Gloria, è bravissima e anche più.
poi il regista ha rifatto il film, con Julianne Moore e John Turturro. 
buone visioni - Ismaele






…Gloria è un ritratto di donna come raramente si ha la fortuna di vedere: completo, profondo, toccante eppur composto, talmente onesto e sincero da travalicare il sesso di riferimento e risultare universalmente disarmante.
La storia di una 50enne che con compostezza e serietà vive come un’adolescente fuori tempo massimo, attraverso il lento accumularsi di eccessi, passioni e delusioni aliene alla sua età, è attraversata con una grazia ed un’urgenza morale che impediscono al personaggio di scivolare nel ridicolo anche quando questo è palesemente nell’aria (atteggiamento che rende anche l’entrata in scena dell’omonimo brano di Umberto Tozzi una perla di sofisticazione).
Il film di Sebastian Lelio con audacia non comune prende le distanze dai più illustri esempi del cinema passato in materia di profili femminili e sceglie un registro da commedia sebbene si attacchi alla protagonista come in un dramma, trovando in lei una forza motrice inesauribile. Molto della riuscita del film è infatti merito di Paulina Garcìa, attrice capace di tramutare una sceneggiatura rigorosa in cinema di rara intensità grazie ad una maratona di recitazione ai massimi livelli. Con un’economia di gesti, espressioni e movimenti disegna la sua Gloria giocando sulle minuzie, sulle canzoni cantate in macchina, sui piani d’ascolto o su movimenti accennati, senza mai presentare due volte lo stesso volto alla macchina da presa.
In questa maniera Paulina Garcìa aderisce in pieno alla filosofia minimalista e invisibile con la quale Lelio dirige un film che pare farsi da sè davanti agli occhi dello spettatore, il quale ha quasi l’impressione di vedere la storia svolgersi senza nessuno a dirigerla ma con la naturale semplicità della vita vera.

Sul piano narrativo, l’intreccio si presenta con una focalizzazione interna sul personaggio di Gloria, tutto ciò che succede viene visto sempre e comunque dalla prospettiva della donna. Ciò fa sì che i diversi drammi che si affacciano nella trama restino comunque, nel corso del film, in secondo piano. Questi accadimenti, oltre che essere rilevanti per le persone che circondano Gloria, hanno anche una funzione ben precisa: il divorzio del figlio abbandonato dalla compagna, l’improvvisa gravidanza della figlia incinta di un norvegese, la tossicodipendenza del vicino che non riesce a curarsi neanche del bellissimo gatto, la crisi esistenziale dell’ex-marito e, non ultimo, il difficile rapporto di Rodolfo con figlie ed ex-moglie; tutti questi sono modi per parlare, tra le righe, della società Cilena odierna, perchè nella vita di Gloria sono soltanto un’eco che si propaga nel silenzio esistenziale di una donna che resta, suo malgrado, spettatrice passiva di quanto le succede intorno…

There are a number of political references throughout the film that made me wonder if there was another layer of meaning at work.  Some sort of rally on the television in the background, Gloria passes a demonstration, Rodolfo’s former service in the Navy and a line of dialogue about how “men like to play war”, and most blatantly, a dinner discussion about the political climate and the generational differences in approaches to revolution.  Is director Sebastian Lelio suggesting that the older generation needs to let go and allow the youth of Chile to lead the country, the way Rodolfo needs to let go of his past and quit taking care of his grown children?  Is Gloria’s independence a metaphor for Chile’s independence?  Or am I reaching too far, and perhaps the political sphere is simply inevitably part of the background in a film about Chile?  I’ve never been particularly astute at picking up on political allegory, so perhaps I look for it too closely to compensate…

L’Orso del passaparola, entrato papa e uscito cardinale dall’ultima riunione della giuria, è un film vitale e agrodolce, con un coraggio nel mostrare corpi sessantenni intenti ad amoreggiare che non si vedeva dai tempi di Settimo cielo (2009) di Andreas Dresen, tra l’altro giurato. Alla fine il premio – sacrosanto – è andato alla protagonista Paulina García, la Gloria del titolo, che incarna una sorta di mélange tra la Gena Rowlands di cassavetesiana memoria e la Carmen Maura più pesta e vendicativa. Ogni parallelo tra il personaggio principale e il Cile di oggi è sensato e di fatto incoraggiato dalla sceneggiatura, in particolare nel suo rapporto col passato, vale a dire il disastroso amante Rodolfo (Sergio Hernández), vile, bugiardo e guerrafondaio come il più smidollato dei maschi. E sarà proprio lui a subire la vendetta sublime di Gloria nella scena più memorabile e rapida di tutto il film. Tra famiglie disfunzionali, cene di compleanno apocalittiche e l’improvvisa, salvifica apparizione di un pavone (digitale), Gloria si apre e si chiude su una pista da ballo e nel finale risuona proprio la canzone eponima del titolo – quella di Umberto Tozzi, anche se in versione ispanica. Un bizzarro pendant musicale con la Gianna Nannini che porta sollievo nel film premiato con l’Orso d’oro, Poziţia copilului di Călin Peter Netzer. •

Gloria si confronta con la perdita di un corpo giovane, stenico.
Con la perdita della giovinezza.
Lo sguardo duro e impietoso della telecamera segue la donna, non bella, non icona patinata, non sex-symbol.  Ma vitale.
La segue nell’espressione del viso, nelle parole non dette, nelle smorfie, nelle grimaces oscillanti tra autoironia e tristezza, spia del mondo emotivo di Gloria.
La perdita dell’immagine di un corpo eccitante agli occhi del mondo esterno, contrasta con la trepidazione e la determinazione con cui  Gloria  rivendica il suo esser ancora  femmina , desiderosa  di amore , di piacere,  di passione , di una sessualità ancora viva e urlante.
L’incontro con Rodolfo, è l’incontro con la speranza , con  l’illusione di una nuova esistenza  , piena, completa , dove nulla è tralasciato, dove  tutto viene preso a piene mani.
La passione che travolge i due amanti non si fa inibire né vergognare dai corpi molli, nudi flaccidi, che portano i segni implacabili e impietosi del tempo .
 La passione, l’eccitazione e il bisogno di ritrovare emozioni, sensazioni, sapori, odori, segue  il sentire dell’interiorità,  di ciò che mai si perde, se non  permettiamo che ciò accada.
Gloria non lo permette, nemmeno di fronte  alla delusione, al dolore della perdita di Rodolfo. Forse pensato come ultimo baluardo di una lecita felicità.
Gloria è indipendente, audace, “stenica “ nel desiderio.
 Rodolfo è dipendente dai suoi legami affettivi, insicuro, spaventato.
Rodolfo fugge alla vita, si rifugia nel suo triste, insoddisfatto passato.
Gloria vive la perdita dell’amore, della fatua felicità di esserci, della pienezza e del senso di risarcimento della vita.
Si confronta non solo con la perdita del ritrovato amore, ma con la delusione per sé, per il senso di fallimento che vi soggiace.
E lì trova i nuclei del dolore, dell’abbandono, della perdita dell’altro, di ciò che si era investito di carica affettiva.  Anche degli affetti del passato persi.
Per questo il dolore è lacerante, rabbioso. Il dolore divora rabbioso.
Il dolore dell’abbandono non ha età, 60 anni sono come 20, 30, 40.
La ferita è la stessa.
La scena della sparatoria è esilarante : la morte simbolica di Rodolfo , dell’uomo amato  che ferisce, e che viene ripagato  , nella fantasia,  con altrettanta  moneta ,  è forse  non solo  simbolicamente  il bisogno di proiettare il dolore della ferita, , ma anche  rappresentazione del fantasma  di perdita totale
: la morte.


Morte è qualcosa che non c’è più.
 Perdita è qualcosa che non esiste più per come era. Forse in questa scena possiamo ipotizzare si coagulino, come un grumo di sangue riparatorio di una ferita traumatica, più dolori: il dolore della perdita del ruolo di moglie, di madre , di amante , della perdita della speranza.
Ma  Gloria , a differenza di Rodolfo, non  rinuncia.
Gloria non rinuncia alla vita, alla gioia di vivere, non rinuncia alla parte viva di sé.





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