due poliziotti che lavorano nel reparto operazioni speciali, sotto la guida del superiore (Adolfo Celi), devono risolvere casi difficili, che la polizia normale non riesce a risolvere.
usano sistemi poco ortodossi, a essere sinceri, rischiano molto, ma gli va sempre bene.
qualcuno potrà trovare il film molto violento e poco legalitario, vero, ma la questione è se il film merita la visione e la risposta è Sì.
sceneggiatura di Fernando Di Leo, una garanzia.
buona (motociclistica) visione - Ismaele
QUI
si può vedere il film completo
Ideologicamente questo"uomini si nasce poliziotti si
muore" non è proprio cosi'condivisibile.Questa coppia di poliziotti della
squadra speciale va un po'troppo per le spicce,seminando morti ovunque(tra i
malviventi)coperta da un capo connivente a cui fa comodo che i due suddetti
ripuliscano la citta' da cotanta immondizia.Formalmente il film è decisamente
riuscito con scene d'azione costruite in maniera eccellente e un po' di sana
ironia goliardica romanesca(la parentesi in cui perquisiscono la casa della
sorella -ninfomane- del boss cui stanno dando la caccia è dal schiantar dal
ridere).
…Il film, violento, maschilista, corrivo e decisamente impensabile
pensare che possa essere portato in scena oggigiorno mantenendo inalterato il
carattere e l'indole dei due gradassi protagonisti, alla sua uscita nelle
sale cinematografiche italiane fu vietato addirittura ai minori di 18
anni e sottoposto a vari tagli di alcune sequenze violente.
Tuttavia la pellicola, che inserisce nel film anche la figura, pur
solo di contorno, di una segretaria disinibita e femminista (la interpreta la
bellissima Silvia Dionisio) che tiene
testa baldanzosamente ed ironicamente ai due felloni protagonisti, riscosse un
buon successo di pubblico, tanto che la produzione pensò anche di girare
un sequel, che tuttavia non venne mai realizzato.
La coppia di uomini duri cui tutto è concesso, il biondo e il bruno,
formata da Lovelock e Porel funziona, anche se entrambi i personaggi rimangono
macchiette scolpite in superficie, personaggi senza nessuna profondità, oltre
che dalla opaca moralità di fondo. Vendicatori irriducibili che si ispirano al
giovane Eastwood di Callaghan, in un contesto tutto italiano ed in una società
d'altri tempi che è bello ritrovare qui, come in molti altri poliziotteschi,
confrontando realtà cittadine cupe e disordinate, fumose e sporche, e trovando
sollievo nelle occasioni in cui la realtà attuale appare migliore di quel
passato non troppo remoto.
…Ainsi le propos social et politique, s’il existe bien,
apparait régulièrement comme masqué, dilué par les choix du réalisateur, alors
que l’on pressent leur existence dans le scénario initial de Di Leo. Entre
autre la scène où l’on voit les deux drôles de flics bruler des voitures de
luxe devant le tripot clandestin du parrain Pasquini apparait comme le reflet
d’un véritable commentaire politique du cinéaste. D’autres de ses propos ont
totalement disparus, comme l’attirance homosexuelle entre les deux personnages
principaux, dont nous savons qu’elle était un thème sur lequel Di Leo
travaillait depuis longtemps, sans pouvoir financer le projet correspondant, et
qui fut une dimension complètement rejetée par Deodato. Au contraire, le
réalisateur pousse les curseurs à l’extrême inverse, avec des séquences
machistes particulièrement maladroites, notamment dans l’exploitation des
personnages féminins, ou dans les dialogues d’Alfredo et Antonio, d’une
lourdeur à toute épreuve. Pourtant les deux personnages ne sont finalement pas
détestables. La réussite de Deux flics à abattre repose
largement sur le charisme des deux acteurs principaux, Marc Porel et Ray
Lovelock, qui parviennent à gagner la sympathie du spectateur, malgré la bêtise
de leurs personnages. Le film repose sur une mécanique de Buddy Movie,
qui mettrait ici en scène deux sales gosses qui finiront, dans l’absolu, par
faire triompher la loi.
…Ruggero Deodato
lascia il segno con un fiero esponente di categoria, uno di quelli che
rientrano tranquillamente in un ipotetico (e, per fortuna, nutrito) gruppo di
titoli da consigliare a un neofita che decide di approfondire il mitico
poliziesco all’italiana. Una sorta di ‘buddy cop’ ante litteram,
che segue le regole del genere a cui il regista aggiunge e integra lo stile
delle proprie, dal ritmo elevato, scorretto e con una dose di violenza sopra la
media che porta a ricordarlo come uno dei più crudi e brutali in questo senso.
L’idea di Uomini
si Nasce Poliziotti si Muore viene a un altro pezzo da novanta come Fernando
Di Leo, il quale firma prima il soggetto (con i produttori Alberto
Marrias e Vincenzo Salviani) e poi la sceneggiatura, che viene proposta ad un
Ruggero Deodato in piena risalita dopo il discreto successo di Ondata
di Piacere dell’anno precedente, che aveva segnato il suo ritorno al
cinema dopo un lungo periodo di tv e spot pubblicitari, altri campi in cui si è
sempre mosso con disinvoltura. I due ebbero modo di incontrarsi una sola volta
per la prima lettura del copione, a Ruggero Deodato venne concessa piena
libertà creativa e di scelte, con Di Leo che in seguito si disse molto
soddisfatto della riuscita sullo schermo del suo script.
A mettere le cose
in chiaro ci pensa un prologo che diventa specchio dell’intero
film. Musica pop/soft rock in sottofondo, i due protagonisti girano in
moto capelli al vento quando la quiete viene interrotta da un ferocissimo
scippo in cui una malcapitata viene prima trascinata e poi presa a calci in
faccia da due malviventi in sella ad un altro ciclomotore.
E’ la miccia che
scatena una sequenza funambolica che finisce di
diritto tra le note di merito di Uomini si Nasce Poliziotti si Muore, un lungo
inseguimento motociclistico nel mezzo del traffico romano, da Via del Corso a
Piazza del Popolo, passando per gli interni (letteralmente) del bar nei pressi
della Chiesa degli Artisti, il Muro Torto, la scalinata delle Belle Arti, fino
a Piazza Monte Grappa. Una serie di prodezze a oltre cento all’ora, moto che
salgono sulle auto, percorrono gradini, sfrecciano tra veicoli e pedoni, con
piloti rigorosamente senza casco…
…Un film mitologico, e non soltanto perché
prima-e-unica volta di Deodato con il poliziottesco (fu scelto dopo l’ottimo
thriller Ondata di piacere nda), e
nemmeno per il leggendario inseguimento Via del Corso-Piazza del Popolo-Piazza
Monte Grappa fatto di soggettive e ritmo filmico travolgente e girato senza i
permessi del Comune di Roma, ma perché piena e pura espressione di un cinema
controverso, rischioso e meravigliosamente autentico, sempre più lontano dagli
attuali paradigmi industriali, eppure leggendario nell’essere ancora oggi – e
Quentin Tarantino in questo la sa lunghissima («Uomini si nasce poliziotti si
muore? Uno dei più grandi titoli di tutti i tempi, perfettamente
all’altezza del suo nome») – quintessenza di un genere da preservare
come il cinema poliziottesco all’italiana.
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