lunedì 3 maggio 2021

7 minuti - Michele Placido

testo scritto (per il teatro e il cinema) da Stefano Massini, che richiama un film straordinario di Sidney Lumet, La parola ai giurati, (che ha ispirato 12, di Nikita Mikhalkov, gran bel film).

la storia è, apparentemente semplice, quella di un consiglio di fabbrica (composta da sole donne) che deve decidere se, in cambio del mantenimento del posto di lavoro, si può rinunciare a 7 minuti quotidiani di pausa pranzo.

al centro del film che il lavoro, argomento poco diffuso nel cinema italiano. 

cosa sono sette minuti? niente, o tutto, dipende da cosa si vede dietro e dopo.

come scrive Robert Frost, 

"due strade divergevano in un bosco, e io –
io ho preso quella meno battuta,
e da qui tutta la differenza è venuta"
un film che merita (ma non trascurate gli altri due) - Ismaele 

 

 

QUI il film completo, su Raiplay

 

 

7 Minuti è un film che rivendica l'importanza della messa in discussione, del dialogo come momento di aggregazione e confronto, della forza individuale e collettiva come slancio per riuscire davvero a cambiare le cose, e non pensare sempre che il nostro destino possa essere imposto e deciso dagli altri.

da qui

 

Michele Placido porta al cinema il testo 7 minuti, del giovane e brillante drammaturgo Stefano Massini specializzato in teatro civile, che è stato allestito nei palcoscenici italiani da Alessandro Gassmann, mantenendo Ottavia Piccolo nel ruolo della protagonista, Bianca.
Passare da due medium comunque diversi, come teatro e cinema, dovrebbe comportare un lavoro di adattamento, di rottura e ricomposizione degli equilibri narrativi. Michele Placido ne è perfettamente consapevole e, anche con l’intenzione di fare un film popolare, fa di tutto per dissolvere le unità aristoteliche della pièce di partenza, che è un puro Kammerspiel in un magazzino della fabbrica dove si svolge l’assemblea sindacale che coincide con lo spettacolo…

da qui

 

Il montaggio serrato di Consuelo Catucci dà ritmo ad una storia che tiene il pubblico sulle spine come un courtroom drama. 7 minuti mostra il fianco nella sottolineatura eccessiva di alcune scene: l'esplosione di rabbia di Greta, la mozzarella "zinna" offerta in pasto ai dirigenti (perfetta in un film di Marco Ferreri, non in un lavoro "alla Dardenne"), il lancio della fede nel cestino. Ma resta un film importante perché mette sul piatto, sic et simpliciter, il tema dell'erosione dei diritti dei lavoratori, delle donne, di ogni essere umano in balia di quella compravendita selvaggia in cui le richieste della proprietà sono in realtà condizioni cui non si può dire di no. E si fa presto a perdere tutto se si abbassa la guardia, anche solo per sette minuti.

da qui

 

Dal termine della riunione con i vertici comincia l’incontro/scontro tra undici donne che dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica, se accettare la richiesta dell’azienda. Di tutte loro a poco a poco emergono necessità, debolezze e forze, dipinte a toni freddi sullo schermo. Toni che non si riscaldano neanche quando il dibattito si accende, facendo emergere prima del voto finale le loro storie, fatte di speranza e ricordi, di incoerenze e ingiustizie…

da qui


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