Tre Film Al Giorno, Tre Libri Alla Settimana, Dei Dischi Di Grande Musica Faranno La Mia Felicità Fino Alla Mia Morte. (François Truffaut)
domenica 8 marzo 2020
sabato 7 marzo 2020
venerdì 6 marzo 2020
Doppio sospetto - Olivier Masset-Depasse
due convincenti brave attrici sono l'anima del film, sono vicine di casa, vanno abbastanza d'accordo fino a che il caso non le costringe a essere altro, homo homini lupus, foemina foeminae lupior.
alcuni colpi di scena tengono vivo il film, quando stai per annoiarti succede qualcosa che, forse, non ti aspetti.
e la tranquilla commedia quasi rosa, con tradimenti annessi, si trasforma in un film nerissimo.
buona visione - Ismaele
…l’invito di entrare in sala e godersi, in ogni caso, questo film ben riuscito, ottimamente girato e recitato, capace di tenere incollato alla poltrona nonostante qualche volta si possa pensare che i colpi di scena siano troppo innaturali. Nonostante un epilogo un po’ stonato, ciò non toglie che Doppio sospetto sia un thriller psicologico capace di racchiudere uno dei poteri più forti dell’arte cinematografica: renderci insicuri e a disagio e allo stesso tempo non lasciarci smettere di guardare.
alcuni colpi di scena tengono vivo il film, quando stai per annoiarti succede qualcosa che, forse, non ti aspetti.
e la tranquilla commedia quasi rosa, con tradimenti annessi, si trasforma in un film nerissimo.
buona visione - Ismaele
…Una cornice idilliaca, giornate placide trascorse all’insegna di serenità e condivisone di momenti piacevoli. Insomma, niente di meglio per farci accomodare rilassati in poltrona e poi piano piano farci insinuare sottopelle il tarlo del dubbio, una tensione che sale sempre di più, con un ritmo appena crescente, ma sempre presente, fino a penetrare nell’architettura stessa di queste case a due piani, in cui la verticalità è usata con grande sapienza per alimentare una visione distorta, che si guardino le cose dal basso o dall’alto, da una casa o dall’altra. Il doppio, così caro a Hitchcock, è semplicemente la presa d’atto di come ogni cosa possa essere vista da punti di vista opposti, possa sembrare naturale o morbosa, pacifica o frutto di un’elaborata strategia sottotraccia di violenza.
Gli abiti color pastello, il rumore dei tacchi sulle scale, tutto può essere una conferma rassicurante o una minaccia incombente, dal momento in cui la normalità è sconvolta da una tragedia. Doppio sospetto lavora lungo l’intero spettro cromatico e alterna con maestria temperature emotive opposte, il glaciale e il calore più assoluto, costruendo un thriller formalmente davvero ben congegnato, che però non dimentica per strada una costruzione narrativa impeccabile, che ci scuote e ci conforta, anche se per un attimo, senza mai essere scorretta, sfruttando la propria onniscienza…
…l’invito di entrare in sala e godersi, in ogni caso, questo film ben riuscito, ottimamente girato e recitato, capace di tenere incollato alla poltrona nonostante qualche volta si possa pensare che i colpi di scena siano troppo innaturali. Nonostante un epilogo un po’ stonato, ciò non toglie che Doppio sospetto sia un thriller psicologico capace di racchiudere uno dei poteri più forti dell’arte cinematografica: renderci insicuri e a disagio e allo stesso tempo non lasciarci smettere di guardare.
…"Doppio inganno"
è un film ricco di colpi di scena, hitchcockiano, per il quale il regista, come
egli stesso ha affermato, si è ispirato al maestro e anche ai lavori di Douglas
Sirk e David Lynch.
Le figure maschili assumono connotati secondari, non riescono a stare al passo
delle due protagoniste che tutto rendono sullo schermo con le loro azioni, e
soprattutto con le loro espressioni palesi, minime o minimizzate, immediatamente
sostituite quando ci si rende conto di essere osservate dagli altri, in un
gioco sottile ed elaborato che di fatto costituisce un fine thriller
psicologico.
Il regista si è circondato di un cast notevole: Veerle Baetens interpreta
Alice e Anne Coesens interpreta Céline. Si fa fatica a decidere quale delle due
sia più brava, in un lavoro in cui i primi piani sono frequenti; soprattutto
nelle scene ad alta tensione, le due interpreti reggono i loro personaggi in
maniera magistrale…
…Quando la mente diviene l'occhio con cui vediamo il mondo,
la realtà viene travisata. La finzione e la vita vera non sono più categorie
distinte e lontane, ma entrambe si presentano come alternative plausibili.
Eppure, sappiamo benissimo che solo una delle due visioni è reale, mentre
l'altra è invece apparente e frutto della visione del mondo causato dalla
mente, solo che non riusciamo a distinguerle, ci sembrano entrambe possibili e
quindi percepiamo il disagio di trovarci aggrappati a qualcosa che potrebbe non
esistere ma essere solo il frutto dello sguardo nevrotico dei personaggi. La
distorsione della realtà viene aiutata anche dalle scelte del
regista Olivier Masset-Depasse. La macchina da presa si sofferma spesso
sugli specchi, mostrandoci i rapporti sotto punti di vista differenti. Lo
specchio è infatti oggetto che modifica la percezione di una determinata
visione, proprio perché riflette ciò che vogliamo vedere, ciò che la mente
impone di osservare…
…Doppio Sospetto risulta
essere un thriller atipico, psicologico o per meglio dire “psicologizzato”, il
cui vero obiettivo più che creare una tensione costante è quello di ritrarre la
psicologia delle due donne; dall’altra parte però non mancano scene di suspense
pura, che inchiodano per alcuni minuti lo spettatore alla sedia. I dialoghi e
il montaggio a volte sembrano essere troppo esplicativi: piuttosto che puntare
a un “realismo mimetico”, a far trasparire indirettamente i pensieri e le
inquietudini dei protagonisti, più di una volta sono diretti, e non del tutto
giustificati da quanto visto nella singola scena (“Sono una pessima madre”).
Allo stesso tempo, la risposta al dubbio se i sospetti di Alice siano
fondati o meno arriva in una maniera un po’ fastidiosamente “americana”, come
una rivelazione tutt’altro che inaspettata che sembra essere al tempo stesso o
tardiva o precoce, di certo fuori tempo sia per creare maggiore tensione nel
terzo atto del film sia per, alternativamente, far rovesciare l’interpretazione
che lo spettatore ha dato delle vicende con una rivelazione finale scioccante.
Questi piccoli difetti sono però compensati da un finale impressionante,
sintesi perfetta del motto rilkiano di “bellezza e terrore” che avvicina Doppio Sospetto, nel suo unire la
poesia visiva alla ferocia unicamente psicologica, a film quali Martyrs di
Pascal Laugier o Troi jours et une vie di Nicolas Boukhrief,
altro film belga del 2019 che verteva su tematiche analoghe.
giovedì 5 marzo 2020
Calabuch - Luis García Berlanga
ha vinto un premio al Festival di Venezia nel 1956, alla sceneggiatura ha lavorato Ennio Flaiano, il protagonista è una specie di Majorana, che si rifugia in un pueblo spagnolo, sul mare, e diventa amico di tutti.
ecco, questo è un film sull'amicizia, credo sarebbe piaciuto a Don Quijote e a san Francesco, a me di sicuro.
buona visione - Ismaele
ecco, questo è un film sull'amicizia, credo sarebbe piaciuto a Don Quijote e a san Francesco, a me di sicuro.
buona visione - Ismaele
QUI il film completo in
italiano
Il dizionario Mereghetti assegna al film un giudizio
sintetico di 2½ stelle su un massimo di 4. Il film è definito "non
superficiale pamphlet" di cui l'Autore rintraccia il richiamo alle idee
di Rousseau sullo "stato di natura"
come armonica dimensione sociale (la maestra si chiama Eloisa).
Amareggiato nel constatare come le
sue scoperte siano impiegate a scopo bellico, l'anziano professor George
Hamilton, insigne scienziato atomico, approfitta di un viaggio di lavoro in
Europa per far perdere le proprie tracce fuggendo in incognito a Calabuig, un
piccolo villaggio di pescatori. Scambiato in un primo tempo per un
contrabbandiere, il professore, che si fa chiamare semplicemente Jorge, entra
ben presto in sintonia con la vita tranquilla dei pittoreschi abitanti
conquistando la simpatia e la stima di tutti. Di animo semplice e generoso,
l'uomo si appassiona ai piccoli problemi dei suoi nuovi concittadini,
distribuendo a ciascuno consigli preziosi, ma coinvolto nei preparativi della
festa annuale del paese si lascia prendere un po' troppo la mano. Il
sensazionale spettacolo di fuochi artificiali che allestisce richiama la
curiosità di un giornalista e una sua fotografia giunge in possesso della
marina americana che invia una nave per prelevarlo e ricondurlo in patria, al
lavoro di sempre.
Calabuig è una commedia amara, condotta e interpretata con bel mestiere, che non ci sembra estranea alle tematiche di fantapolitica prese in considerazione nella nostra Guida. Nel film non ci sono deflagrazioni atomiche né scenari apocalittici, ma la parabola del protagonista che incarna lo scienziato disinteressato, riluttante a compromettersi con il potere, ha un sorprendente (dati i tempi) sapore di attualità e propone con lucido discorso il dilemma del ruolo della scienza e della ricerca tecnologica in una società dominata più dall'ansia di prevaricazione che dalla volontà di pace.
Calabuig è una commedia amara, condotta e interpretata con bel mestiere, che non ci sembra estranea alle tematiche di fantapolitica prese in considerazione nella nostra Guida. Nel film non ci sono deflagrazioni atomiche né scenari apocalittici, ma la parabola del protagonista che incarna lo scienziato disinteressato, riluttante a compromettersi con il potere, ha un sorprendente (dati i tempi) sapore di attualità e propone con lucido discorso il dilemma del ruolo della scienza e della ricerca tecnologica in una società dominata più dall'ansia di prevaricazione che dalla volontà di pace.
…It’s a delightful cast of fun
personalities in enjoyable situations, and lovable Gwenn at the
center. Certainly best known as Santa Claus in Miracle
on 34th Street, this would be his final film role. I don’t know
enough about the man to know if he was speaking his own Spanish, but if he
wasn’t, it’s a terrific dubbing job. His delight in getting to know the
people of Calabuch and put his wisdom to use is infectious. It’s a very endearing
performance.
The film does some gentle ribbing
of authority and militarism, not really sharp enough to be very effective as
satire but it scores a few points here and there. It may be that some of
the satire is too culturally specific for me to appreciate. Either way,
it’s a highly entertaining, funny movie with a terrific cast and a lot of
warmth. The editing provides some wonderful transitions, where action or
dialogue from one scene carries directly into the next. The ending is
perhaps too abrupt — and a bit disappointing — but otherwise it’s another win
for Berlanga.
…Calabuch es una relativa excepción dentro de la
carrera de Luis García Berlanga.
Aunque se mantiene la sensación de libertad del director, el trazo de la
historia se nutre de un mayor énfasis en la ternura y la bondad. Es
una comedia provista de un gran componente fabulador, donde se dibuja un pueblo
ficticio como aspiración a un modo de vida. Profundamente
antibélica, su historia hace acopio de una especie de realismo mágico basado en
un costumbrismo extravagante. Divertida, entrañable e interesante.
martedì 3 marzo 2020
Attack the Block - Joe Cornish
una storia che non ti aspetti, dove i cattivi diventano buoni, ma non tutti.
alleanza fra ladri e derubata contro i mostri, e dimostrazione che lo studio è una cosa importante, e i mostri sono solo innamorati in calore.
personaggi a cui ti affezioni, e Moses, che dice che i mostri sono mandati dal governo, dopo la droga e le armi, un altro modo per uccidere i ragazzi neri, riesce a essere eroe delle periferie e di tutti.
gran film, non perdertelo - Ismaele
alleanza fra ladri e derubata contro i mostri, e dimostrazione che lo studio è una cosa importante, e i mostri sono solo innamorati in calore.
personaggi a cui ti affezioni, e Moses, che dice che i mostri sono mandati dal governo, dopo la droga e le armi, un altro modo per uccidere i ragazzi neri, riesce a essere eroe delle periferie e di tutti.
gran film, non perdertelo - Ismaele
…Cornish filma il racconto di un assedio, senza però
tralasciare – pur tratteggiandolo con minor veemenza politica rispetto a quanto
avrebbe fatto Carpenter – il fatto che la popolazione che vive nel blocco è
abituata a essere sotto assedio: sotto assedio della polizia, dello sguardo
borghese ma anche di chi traffica in maniera illecita, sfruttando i ragazzini
del posto come galoppini, carne da mandare al macello senza troppi
ripensamenti. La Londra periferica di Attack the Block è quella di
Brixton, realtà multietnica che fu al centro delle rivolte contro la Thatcher e
che i Clash cantarono (Guns of Britxon resta uno degli apici del loro percorso musicale) in
quel coacervo di rabbia sottoproletaria, sarcasmo e violenza punk che è London Calling. Nessuno però risponde al richiamo di Londra, nel 2011, e i
ragazzini devono vedersela da soli con questi mostri neri come la notte più
nera che sono piovuti dal cielo e uccidono senza pensarci due volte,
squarciando gole e staccando teste.
Anche alcuni dei protagonisti del film cadono sotto le zanne fluorescenti delle bestie aliene, e Cornish li liquida senza troppi convenevoli, con una brutalità diretta e priva di fronzoli che in pochi si permettono in questi tempi di ridondanza epica senza troppa sostanza sotto l’epidermide. È invece un esordio folgorante, Attack the Block, rimasto purtroppo senza troppi fratellini nel corso di questi anni: Cornish si dimostra regista attento, brillante nel risolvere la messa in scena ricorrendo ai cliché per smentirli, nella maggior parte dei casi, o comunque per smontarne almeno in parte il meccanismo automatico. Quale che sia il futuro registico di Cornish, e l’insuccesso commerciale che sta patendo Il ragazzo che diventerà re potrebbe creargli non pochi problemi, il suo nome è destinato a rimanere impresso nella storia dello sci-fi; un onore non concesso a tutti.
Anche alcuni dei protagonisti del film cadono sotto le zanne fluorescenti delle bestie aliene, e Cornish li liquida senza troppi convenevoli, con una brutalità diretta e priva di fronzoli che in pochi si permettono in questi tempi di ridondanza epica senza troppa sostanza sotto l’epidermide. È invece un esordio folgorante, Attack the Block, rimasto purtroppo senza troppi fratellini nel corso di questi anni: Cornish si dimostra regista attento, brillante nel risolvere la messa in scena ricorrendo ai cliché per smentirli, nella maggior parte dei casi, o comunque per smontarne almeno in parte il meccanismo automatico. Quale che sia il futuro registico di Cornish, e l’insuccesso commerciale che sta patendo Il ragazzo che diventerà re potrebbe creargli non pochi problemi, il suo nome è destinato a rimanere impresso nella storia dello sci-fi; un onore non concesso a tutti.
…Attack the Block suscita più simpatia che ammirazione
incondizionata: in parte per
l’onnipresente sensazione di déjà vu, certo, ma soprattutto perché gli intenti
sociologici di Cornish sembrano fermarsi alla superficie delle cose, rimanendo
più abbozzati che altro. E a voler essere del tutto sinceri, prenderli
eccessivamente alla lettera significa però considerare anche il rovescio della
medaglia: e cioè che l’atteggiamento assolutorio nei confronti dei membri della
gang, sebbene poco più che adolescenti, suscita oggettivamente più di una
perplessità. Non siamo certo dalle parti dell’eroismo tragico di Distretto 13 – Le brigate
della morte, dove persino un criminale incallito come Napoleone poteva
trovare redenzione; qui invece, lungi da qualsiasi moralismo, non si capisce
perché si dovrebbe provare simpatia per una manciata di teppisti imberbi che
non si fanno scrupolo di commettere atti violenti (come nella scena iniziale),
salvo poi cercare un’opportunità di riscatto dinanzi all’invasione aliena.
Meglio lasciar perdere quindi l’aspetto sociale del film, concentrandosi sul
ritmo e la velocità di un prodotto di intrattenimento di buon livello ma ad
alto rischio di sopravvalutazione. Divertente e realizzato con un innegabile
talento per la messa in scena, certo, ma i veri cult sono un’altra cosa.
… Bisogna riconoscere inoltre al
regista di essersi saputo circondare da collaboratori validi che hanno
contribuito a rendere il risultato particolarmente riuscito, dal direttore
della fotografia Tom Townend allo scenografo Marcus Rowland, senza tralasciare
il commento musicale di Steven Price che aiuta a creare le atmosfere idonee
(qualcuno le ha definite carpenteriane...cosa che appunto non deve stupire per
niente!). Trattandosi comunque di un film di fantascienza, sebbene a basso
costo, non si può ignorare il contributo del reparto trucchi che grazie a
metodi tradizionali ha creato alieni simili ai baubau dell'immaginario
fiabesco...magari sfortunati per essere capitati nel posto sbagliato ma non
privi di fascino…
… In un periodo florido di invasioni aliene
su celluloide, Attack the Block è come una boccata d'ossigeno dallo standard hollywoodiano
che vuole o coraggiosi marine o imberbi ragazzetti alle prese con creature di
un altro mondo. L'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi riesce a
rendere originale una storia dal plot abbastanza classico, che vede la classica
lotta tra uomo e mostro, in una scanzonata e divertente avventura che racchiude
in sé sia spunti comici che venature horror di non poco conto, nonché ricche di
svariate e riuscite citazioni a classici del genere. Questa volta non è
l'umanità a dover essere salvata, ma un semplice microcosmo popolare che si
rispecchia in uno squallido sobborgo londinese, abitato dalle fasce più povere
della popolazione. E, perfettamente in tema con il luogo, i protagonisti sono
veri e propri antieroi, giovani sbandati dediti a scippi e violenze, che pur di
difendere "il Blocco", il posto dove sono cresciuti, lottano con
tutte le loro forze contro un nemico spaventoso e temibile. Tralasciando ogni
contatto con la realtà, ma questo gioco-forza è un limite / pregio di ogni pellicola
sull'argomento, Joe Cornish riesce a costruire figure interessanti e per nulla
banali, ognuna con la propria importanza logistica all'interno della
narrazione, sviluppata (eccetto la parte iniziale) completamente all'interno di
un enorme edificio popolare. Le interpretazioni, con la punta di diamante nel
gustoso cameo di Nick Frost, alle prese con un personaggio perfettamente nelle sue
corde, convincono per la loro spontaneità, mentre la rappresentazione delle
creature from outer space, resa con un'affascinante commistione di effetti
digitali e giochi di luci e ombre, convince per il suo sapore vagamente retrò.
Nella parte finale il regista/sceneggiatore non si fa mancare neanche un
accenno di tematica sociale che però, evitando di scadere nella retorica
populista, si ibrida perfettamente alla disperata lotta dei "nostri".
… Attack the Block ha dalla sua un’ambientazione da brivido
(letteralmente) e un gruppo di interpreti poco conosciuti ma già pronti per
“cacciare fantasmi su Marte”. L’autore non dimentica il messaggio sociale:
essere nero ed abitare dalle parti delle banlieu inglesi è peggio che vivere all’inferno. In giro, per i
protagonisti c’è, oltretutto, qualcosa di peggio dei cattivissimi alieni neri e
pelosi: la Polizia.
Ovviamente il film è un horror d’azione e non vengono prese posizioni precise su quanto appena descritto. Il regista però ci ha confermato come nelle sue intenzioni ci fosse certamente “tutta la denuncia del mondo”. Precisa Cornish: “io però volevo solo fare una pellicola di intrattenimento”. E dobbiamo affermare come ci sia riuscito grazie anche ad una durata simile a quelle dei “vecchi tempi”. Solo ottantotto minuti serratissimi in cui nulla di quello che vediamo avviene per caso.
Ovviamente il film è un horror d’azione e non vengono prese posizioni precise su quanto appena descritto. Il regista però ci ha confermato come nelle sue intenzioni ci fosse certamente “tutta la denuncia del mondo”. Precisa Cornish: “io però volevo solo fare una pellicola di intrattenimento”. E dobbiamo affermare come ci sia riuscito grazie anche ad una durata simile a quelle dei “vecchi tempi”. Solo ottantotto minuti serratissimi in cui nulla di quello che vediamo avviene per caso.
da qui
…I
protagonisti di Attack
the block sono Goonies in acido ,
tenuti a bagnomaria nel marciume della periferia, sono i figli del proletariato
incazzato ( e dai genitori avranno in eredità giusto la rabbia cieca verso
tutto e tutti) che sembra davvero provenire da un pianeta rispetto ai borghesi
riconciliati con le case pulite e i giardinetti profumati dell'erba tagliata di
fresco dei film di Spielberg e negli altri epigoni votati alla descrizione di
certa fanciullezza .
In fondo sono alieni anche loro al resto dell'umanità.
Il film del debuttante Cornish in questa cornice introduce una neanche tanto originale invasione da un altro mondo con creature dal design spartano ma decisamente efficace: sono palle di pelo nero molto realistiche perchè "vere" e non aggiunte in computer grafica, con varie file di denti fosforescenti che sbranano umani che è un piacere.
L'insieme tra parodia dell'amerikanata, invasione aliena e gang di giovani disadattati è invece un mix vincente perchè il film va veloce come un'Eurostar e strappa il sorriso in più di un'occasione…
In fondo sono alieni anche loro al resto dell'umanità.
Il film del debuttante Cornish in questa cornice introduce una neanche tanto originale invasione da un altro mondo con creature dal design spartano ma decisamente efficace: sono palle di pelo nero molto realistiche perchè "vere" e non aggiunte in computer grafica, con varie file di denti fosforescenti che sbranano umani che è un piacere.
L'insieme tra parodia dell'amerikanata, invasione aliena e gang di giovani disadattati è invece un mix vincente perchè il film va veloce come un'Eurostar e strappa il sorriso in più di un'occasione…
lunedì 2 marzo 2020
Cattive acque - Todd Haynes
uno di quei film senza effetti speciali, quasi cronaca, racconta una storia mai finita, di un'impresa assassina e degli sforzi di resisterle, grazie a un avvocato informato dei fatti e incazzato.
è inquietante come gli stati rinunciano ai loro poteri di controllo, le imprese si autovalutano, e quando qualcosa non va basta aumentare le soglie di tolleranza.
che crepi la gente, quello che conta sono i profitti e i dividendi degli azionisti, prima regola del business, il resto non conta o si può comprare.
e che dire dell' equazione, più lavoro, più malattie, un ricatto al quale è difficile resistere, in tutto il mondo.
a un certo punto dice Mark Ruffalo, lo straordinario attore che interpreta l'avvocato, che non ci si può fidare di nessuno, imprese, giustizia, governo, sono loro il nemico dei cittadini.
il film non annoia un secondo, ed è un esempio di cinema civile di ottimo livello.
e se pensi che quella storia non riguarda la tua vita, dai uno sguardo qui.
buona (imperdibile) visione - Ismaele
è inquietante come gli stati rinunciano ai loro poteri di controllo, le imprese si autovalutano, e quando qualcosa non va basta aumentare le soglie di tolleranza.
che crepi la gente, quello che conta sono i profitti e i dividendi degli azionisti, prima regola del business, il resto non conta o si può comprare.
e che dire dell' equazione, più lavoro, più malattie, un ricatto al quale è difficile resistere, in tutto il mondo.
a un certo punto dice Mark Ruffalo, lo straordinario attore che interpreta l'avvocato, che non ci si può fidare di nessuno, imprese, giustizia, governo, sono loro il nemico dei cittadini.
il film non annoia un secondo, ed è un esempio di cinema civile di ottimo livello.
e se pensi che quella storia non riguarda la tua vita, dai uno sguardo qui.
buona (imperdibile) visione - Ismaele
…Mark Ruffalo brilla nel ruolo di protagonista,
interpretando non un eroe senza macchia, ma un uomo che decide contro ogni buon
senso di perseguire una battaglia agli occhi dei più impossibile, ma
necessaria. Vediamo, nel corso dei due decenni che costituiscono il tempo del
racconto, la sua discesa nel baratro dell'indifferenza generale rispetto a una
causa che invece riguarda tutti (il film ci informa che il 98% degli esseri
umani presenta tracce di teflon nel sangue). Vediamo la sua salute fisica e
mentale vacillare in contrasto con la sua incrollabile determinazione.
Non è certo un
film rassicurante, la tensione che fin dalle prime inquadrature permea il
racconto non viene mai allentata e la pellicola, così come la vicenda
giudiziaria ancora in corso, non finisce, rimanendo semplicemente in sospeso,
in quel limbo di incertezza e pericolo. Il talento davanti e dietro la macchina
da presa è innegabile, dando valore aggiunto ad un'opera che in altre mani
avrebbe potuto risultare generica e noiosa, ma che invece cattura l'attenzione
e trattiene lo spettatore dall'inizio alla fine.
…Cosa funziona in Cattive Acque
Cattive Acque è un legal thriller, ma anche un
film di denuncia, un’occasione per trasmettere alle persone il peso della
minaccia alla salute pubblica, che questa minaccia è reale e come essa sia
messa in atto. Cattive Acque è
costruito su una serie di complessità stratificate per cui sembra quasi
impossibile che possa sostenere il peso dell’enorme mole di informazioni
tecniche, legali, sulla salute ambientale, a descrivere il processo che un caso
legale subisce, la sua costruzione, la ricerca, il percorso a livello federale
e statale fondendo il tutto con la storia personale di un uomo “normale”, le
cui idee vengono completamente ribaltate dalle sue scoperte, e che si trova ad
affrontare rischi psichici, emotivi e quasi mortali per portare avanti la sua
ricerca per la verità.
Perché non guardare Cattive Acque
E’ una
storia altamente intricata e angosciante, raccontata senza troppi fronzoli e
giri di parole, che non può essere vista senza una buona dose di
concentrazione. Le tematiche trattate sono sconvolgenti perciò chi non è
disposto ad ascoltare o ha paura della riflessione derivante da ciò che Cattive Acque denuncia, non ha davanti il film
giusto.
…Ci vuole coraggio a sfidare il Potere e i Potenti, ma
non solo. Non si tratta di andare in contro alla paura, quanto piuttosto di
tollerare le conseguenze psicologiche di una tale azione. Bilott lentamente si
consuma, perde ogni certezza, si sente solo e viene definito persino pazzo,
perde l’affetto delle persone a lui più care. È quindi sufficiente avere solo
coraggio? Ci vuole molto di più. C’è bisogno – paradossalmente – di un senso di
incoscienza. È la salute mentale, oltre quella fisica, che viene meno.
Cattive
Acque smuove
le coscienze e invita a riflettere sul fatto che ci sono volte in cui bisogna sapersi
difendere da soli, rischiando persino di guardare in faccia la morte. La
pellicola è mesta, ma potente ed impegnata. Non basta neanche impegnarsi per
diciannove anni per ottenere giustizia: non si smette mai di combattere. Bilott
sta ancora lottando. C’è un desiderio irrefrenabile di verità, lo stesso che
aveva mosso i cronisti del Washington Post in “Tutti gli uomini del
presidente”: abbiamo bisogno che vengano raccontate queste storie, e
ne avremo sempre bisogno…
…Ciò che rende questo un film di Haynes, oltre alla
fotografia del suo fidato e geniale collaboratore Ed Lachman, è qualcosa di
intangibile e misterioso. Ai fan dell’autore verrà di sicuro in mente Safe,
il classico indie del 1995 con Julianne Moore nei panni di una moglie e madre
convinta di essere contaminata da un’ignota sostanza nell’ambiente. Quella
sensazione di terrore pervade anche questo film, e lo rende un’opera spaventosa
e senza tempo, lontana dallo stile di un docudrama. Nell’era di Trump, quando
gli abusi delle aziende sono stati dimenticati in nome del profitto, siamo tutti
allarmati dal prossimo attacco al nostro già fragile clima. Bilott ha agito per
fermare tutto: noi che cosa stiamo facendo?
…Probabilmente il nome DuPont vi dirà poco e niente (al
massimo vi ricorderà il film Foxcatcher, che però
non ha legami con questa storia), non esistono sul mercato globale prodotti che
si rifacciano in modo diretto a questa precisa compagnia, eppure una delle loro
innovazioni si trova quasi certamente nelle case di ognuno di noi: parliamo del Teflon. È il nome
abbreviato per descrivere il politetrafluoroetilene, un polimero miracoloso che
repelle l'acqua e non solo, diventato essenziale negli ultimi decenni
soprattutto in un determinato settore: quello
delle padelle antiaderenti da cucina. Un elemento prodotto per la prima
volta dalla DuPont per servire l'esercito americano intento a costruire la
bomba atomica, tanto per capire le potenzialità del Teflon.
Peccato che la stessa azienda abbia per anni insabbiato la pericolosità dei materiali di scarto prodotti dal polimero in questione, inquinando corsi d'acqua e terreni, in maniera simile a come la criminalità organizzata ha fatto nel nostro Paese ma in maniera più subdola, senza infrangere leggi o regole precise. A determinare infatti il grado di pericolosità degli elementi rilasciati in natura è stata la stessa DuPont per decenni, tutto questo però lo scoprirete in dettaglio guardando Cattive Acque al cinema, un film girato con stile che vanta un valore aggiunto non da poco: un Mark Ruffalo eccezionale…
Peccato che la stessa azienda abbia per anni insabbiato la pericolosità dei materiali di scarto prodotti dal polimero in questione, inquinando corsi d'acqua e terreni, in maniera simile a come la criminalità organizzata ha fatto nel nostro Paese ma in maniera più subdola, senza infrangere leggi o regole precise. A determinare infatti il grado di pericolosità degli elementi rilasciati in natura è stata la stessa DuPont per decenni, tutto questo però lo scoprirete in dettaglio guardando Cattive Acque al cinema, un film girato con stile che vanta un valore aggiunto non da poco: un Mark Ruffalo eccezionale…
…Cattive acque è
un film importante, fortemente attuale e che ci riguarda tutti. Alla fine del
film, alcune scritte in sovrimpressione ci ricordano che più del 90% della
popolazione mondiale ha nel proprio sangue tracce di PFOA; come qualunque altra questione
ambientale, anche l’inquinamento delle industrie chimiche è un problema
globale, che tocca ciascuno di noi. Un’ulteriore riflessione, solo
apparentemente ovvia, in un film che fa pensare, fa arrabbiare e lascia una
sensazione di inquietudine sul finale.
La DuPont ha
pagato per i propri errori; ci rendiamo però bene conto che il colosso della
chimica ha scontato una pena molto inferiore ai danni inflitti. Considerando le
conseguenze del comportamento criminale dell’azienda, durato per decenni,
sentiamo che giustizia è stata fatta, ma ad un costo umano altissimo. Cattive acque è, oltre alla ricostruzione fedele
di un caso giudiziario, il racconto
crudo di come le persone possano soffrire a causa dell’acqua che bevono e
dell’aria che respirano. Questi pericoli sono spaventosamente ordinari e
il film di Todd Haynes ci ricorda che dobbiamo affrontarli tutti,
quotidianamente, inevitabilmente.
…“Sembrava la cosa giusta da fare!”. Sentendo le parole
pronunciate con timida umiltà dal vero Billiott durante un’intervista, pare
proprio che anche il buon Todd Haynes abbia pensato a qualcosa di tremendamente
simile prima di battere il primo ciak di Cattive acque,
sentendo tutta l’urgenza di un autore ormai maturo nel dover, in un modo o
nell’altro, fare i conti con la dura realtà dei propri tempi, dove non importa
a nessuno se qualche molecola di PFAS in più viene allegramente assorbita dal
nostro organismo durante un bel bagnetto o una rinfrescante bevuta;
l’importante è avere sempre a disposizione le nostre brave pentoline
antiaderenti. Magari prodotte da gentaglia che se ne infischia allegramente di
gettare i propri rifiuti nello scarico del cesso. Per narrare tutto ciò al
meglio delle proprie capacità, il buon Haynes capisce bene di doversi mettere
totalmente in disparte, chiedendo al fido Edward Lachman di bagnare la propria
calorosa fotografia nel ghiaccio secco, per sputar fuori un dolente dramma
giudiziario a fosche tinte, nel quale la consueta gabbia narrativa del genere
formata da completi gessati, investigazioni sul filo del rasoio, quintali di
ciclostili e battaglie all’ultimo sangue fra i bachi degli imputati si
trasforma in un incalzante e disturbatissimo tour de force legale.
Una gimkana quasi kafkiana al termine della quale l’amaro rimasto in bocca
dalla tremenda consapevolezza acquisita risulta ben più abbondante delle misere
soddisfazioni ottenute dalle povere vittime del caso. D’altronde si sa: questa
è la vita, e la vita, cari amici, è ben diversa da qualunque film, bello o
brutto che sia.
…Il recentissimo Cattive acque (2019),
ispirandosi all’articolo del New York Times Magazine del 2016 The
Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare di Nathaniel
Rich, racconta la storia vera di Robert Bilott, avvocato societario
specializzatosi nella difesa di aziende chimiche, al quale nel 1998 un
agricoltore di Parkersburg, in West Virginia, chiede di indagare sul nesso tra
la presenza di un impianto dell’azienda chimica DuPont nei pressi della sua
fattoria e i tumori e le malformazioni che affliggono le sue
mucche. Bilott scopre che da decenni la DuPont smaltisce indisturbata nei
corsi d’acqua della zona grandi quantità di acido perfluoroottanoico, mettendo
a rischio la salute e la vita della popolazione locale e, commercializzando
altrettanto indisturbata il teflon, anche quella della popolazione globale. Qui
si innesca una vera e propria lotta tra Davide, sempre più solo in un mondo che
non capisce il senso delle sue azioni, e Golia, il moloch industriale che ha a
disposizione conoscenze e ricchezze sufficienti a ostacolare le indagini
dell’avvocato per decenni. Rinunciando al glamour e all’estetica del melodramma
cui ci ha abituato per vent’anni, ma senza indulgere agli stereotipi del cinema
sulle class action stile Erin Brockovich – Forte come
la verità (2000) di Steven Soderbergh, Haynes scava senza reticenze
nel sogno di giustizia di Bilott. Ce ne mostra le resistenze, poi la
caparbietà, poi i rischi. Soprattutto ci mostra le sofferenze cui quel sogno,
che pian piano diventa totalizzante ed esclusivo, condanna l’avvocato sul
versante familiare e poi più in generale psicologico. Mark Ruffalo dà
un’interpretazione magistrale di un everyman che scopre dentro
di sé un eroe e paga un pesantissimo scotto per la hybris di
dare corso al suo sogno eroico. Anne Hathaway e Tim Robbins sono altrettanto
intensi nel dare corpo alla moglie e al titolare dell’avvocato, prima
giudicanti, diffidenti e delusi, poi finalmente consapevoli della grandezza e
del sacrificio di Bilott. Il risultato è un film livido, a tratti angoscioso,
che rievoca le atmosfere del cinema americano della paranoia degli anni
Settanta e ci fa presagire l’enormità e la pervasività degli ingranaggi di
potere e interesse che sorreggono il mondo in cui viviamo.
…Si
fa un torto a liquidare Cattive
acque come “divulgativo”, come si trattasse una docufction di
Real Time. Non è scoprire qualcosa che importa ad Haynes, ma
l'imparare a relazionarsi con questo senso del dovere. Come nel The Post di Spielberg,
scegliere cosa fare, e se fare, e perché. Ne varrà la pena? Se lo chiede spesso
Bilott, un Ruffalo mostruoso, in sottrazione, capelli col riporto e vocetta
tremante, imbarcatosi in una battaglia legale che lo porterà sull'orlo del
fallimento professionale e privato; nel mentre, attorno a lui, i peccati
originali della società dei consumi sfigurano facce, denti e corpi di un
Midwest ridotto a scenario da Resident Evil. Il film è un veicolo
per lui, e i grandi volti di contorno fanno da spalla (ci sono Tim
Robbins, Bill Pullman e Bill Camp con
accenti hillbilly, una Anne Hathaway castigata
nel ruolo ingrato di moglie-supporto). Lo script li riunisce attorno alla
crociata del protagonista, e va come un treno verso il non-climax finale, tra
vita vissuta e sana indignazione. Come un piccolo Chernobyl ad
ampio raggio (moltissimo in comune), ancora un americanissimo
racconto sulle resistenze morali e personali contro un sistema negazionista;
stavolta senza premi, ma sempre formalmente ineccepibile.
…Nello specifico, Cattive acque ricostruisce
come la crociata individuale di un avvocato abbia messo alla luce il fatto che,
per decenni, la DuPont ha consciamente avvelenato i cittadini di Parkersburg,
in West Virginia. Ad oggi, Bilott sta continuando a rappresentare con successo,
una a una, le vittime di quello scempio.
Ma è la stessa storia degli Stackler di Purdue Pharma, che hanno creato milioni di tossicodipendenti mentre si arricchivano con il fentanyl; o di Adam Bowen e James Monsses, gli imprenditori di Juul Labs, inventori delle sigarette elettroniche al mentolo che adesso stanno bandendo ovunque perché dannose come il tabacco.
Ma è la stessa storia degli Stackler di Purdue Pharma, che hanno creato milioni di tossicodipendenti mentre si arricchivano con il fentanyl; o di Adam Bowen e James Monsses, gli imprenditori di Juul Labs, inventori delle sigarette elettroniche al mentolo che adesso stanno bandendo ovunque perché dannose come il tabacco.
È LA
STORIA di abusi del capitalismo che non sono più «scandali»
isolati ma cose di tutti giorni. Il che rende il film di Haynes un horror
autentico, allo stesso tempo necessario e disperante.
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