domenica 17 marzo 2019

Il colpevole - The Guilty - Gustav Möller

un film di parole, pensieri, immaginazione, storie.
Asger è l'unica persona che vedremo, uno che ha i suoi problemi, e si trova davanti a una storia enorme, difficile da capire, 
guardate il film senza sapere niente.
e poi pensare che siamo diventati un paese dove tutto può essere legittima difesa=licenza di uccidere.
un film attuale e contemporaneamente senza tempo, dove tutti siamo soli, e un telefono è una salvezza o una condanna.
Jacob Cedergren è Asger Holm, uno straordinario solitario interprete.
se vi volete bene cercate e trovate questo film al cinema.
non tutto è come sembra, piccole grandi sorprese vi lasceranno senza respiro - Ismaele

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Un thriller mozzafiato a basso budget ispirato da una storia vera: Moller e i suoi collaboratori sono rimasti particolarmente colpiti da una telefonata di una donna al 911 ascoltata da Youtube, con la vittima che ha parlato per 20 minuti in codice con le forze dell’ordine per non farsi scoprire dal suo aguzzino. Lo script, come dicevamo, ammalia ma anche la regia è degna di nota, con la macchina da presa che segue ogni singolo movimento di Asger, cogliendo tensioni e ansie di un caso che sembra sfuggirgli di mano e che lui prova in ogni modo a risolvere sfruttando le proprie abilità da stratega nonché oratore. Degna di nota la fotografia di Jasper J. Spanning, con il sound design firmato da Oskar Skriver che dà la giusta enfasi al susseguirsi degli eventi.
Una pellicola che centra l’obiettivo di offrire a ogni singolo spettatore un’esperienza del tutto unica. Le immagini che lasciano il segno sono quelle che non si vedono: de Il Colpevole – The Guilty ne sentiremo parlare ancora tra diversi anni.

Realizzato con mezzi minimi e capacità straordinarie, il film si svolge tutto nel chiuso di un ufficio delle chiamate di emergenza della polizia. Anzi, si svolge alla scrivania del poliziotto Asger Holm, di turno al 112 perché si calmi un po’: è un tipo alla Callaghan, pistola facile e modi bruschi. Ma quando il gioco si fa duro, Asger non si risparmia e va ben oltre l’orario e i compiti a lui richiesti. C’è infatti una donna rapita dal marito che chiede aiuto al 112. Le notizie che costei fornisce sono inevitabilmente frammentarie e approssimative, piene di angoscia e paura, ma Asger non lascia nulla di intentato. Le tracce della rapita conducono a nord , verso Elsinore, mentre giù, a Copenaghen, una bambina è a casa senza la mamma, sola e terrorizzata…

…Jacob Cedergren è Asger Holm: agente di polizia momentaneamente confinato al servizio di pronto intervento. Quando il film inizia, sembra una notte come un altra. Telefonate di ubriachi, piccole rapine: Asger risponde in modo astioso e svogliato, invia una pattuglia, chiude la chiamata. Il giorno successivo inizierà il processo che lo vede imputato. Sembra questa la sua unica preoccupazione. Almeno, finché non riceve la chiamata di una donna. Si chiama Iben: è stata costretta a salire su un furgone, che ora si dirige fuori Copenaghen. La disperazione nella voce della donna sembra turbare il poliziotto che, fino a un momento prima, sembrava assolutamente privo di empatia. Inizia così una folle corsa contro il tempo. Il furgone sembra impossibile da localizzare, Asger non può che gestire la situazione al telefono, ma combatte con ogni mezzo a sua disposizione. Peccato che le natura delle parole sia sempre ambigua. E dietro il racconto di Iben, si nasconda una storia ancora più disperata…

Il film vince in un’impresa in cui pochi sono usciti incolumi: raccontare qualcosa che regga, sia coerente e abbia senso, ma soprattutto non annoi, privandosi di cast, di fronzoli, di colonne sonore martellanti, di presenze sceniche stellari. Un solo protagonista che agisce per più comprimari, dando a ciascuno di loro giustizia: attraverso lui, per induzione vediamo una donna disperata, il suo sequestratore, la piccola Mathilda e gli agenti che, raggiunti al telefono, cercano di aiutarlo a salvare la donna. Per ammissione del regista, l’ispirazione arriva dal video di una donna rapita che parlava con un centralino del 911. Moller ha intuito che con la sua immaginazione poteva rappresentarsi una storia, anche senza viverla in maniera diretta…

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