lunedì 7 maggio 2018

La Casa Sul Mare - Robert Guédiguian

i personaggi del film di Robert Guédiguian invecchiano, qualcuno muore, non ci sono bambini e ragazzi a cui lasciare il testimone, o anche solo un racconto.
a 50 anni dal maggio francese quei giovani di allora sono diventati anziani, devono fare i conti, con se stessi, fra loro, col mondo.
lo fanno con sincerità e con affetto.
e come succede nella realtà anche nei film arrivano i migranti, bambini che ci guardano, che ci interrogano, le risposte sono aperte.
belle e importanti le parole del film, colpiscono le parole del soldato nero, che protegge la Francia e i francesi.
un film in fondo triste, senza troppe speranze, un film che non delude - Ismaele


ps: peccato che Robert Guédiguian e Ariane Ascaride non sappiano dell'esistenza di una importante lotta di boicottaggio culturale contro Israele, per le politiche di apartheid (e non solo) verso i palestinesi (leggi 
qui)





Robert Guédiguian è annoverabile tra quei registi che fanno quasi sempre lo stesso film, affezionato in modo quasi ossessivo alla zona di Marsiglia, di cui è originario, a un gruppo di attori che è quasi una famiglia (la moglie Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan) e ad alcuni temi: il conflitto di classe, la violenza del capitale, il ceto popolare, il confronto generazionale, i rapporti d’amore complicati. La casa sul mare (la villa) rappresenta una summa di questi elementi ricorrenti della sua filmografia e un sentito omaggio a un passato di speranze e di utopie in cui si viveva inconsapevoli della propria felicità, come spesso accade quando si è giovani…

…Con sobrietà pudica, senza retorica, senza insistere nel racconto particolareggiato del dolore, senza prediche inutili, scorre davanti agli occhi degli spettatori la grande tragedia dei nostri giorni, ben simboleggiata dall’immagine straziante delle due manine intrecciate che non vogliono separarsi, e che nessuno dovrà separare in futuro, se davvero si vuole la fine dell’odio  irrazionale e della paura insensata che sta avvelenando e distruggendo il nostro vecchio continente.
Un film molto bello, malinconico, ma non triste, aperto, con molte cautele, alla speranza, come non sempre accade  nei film di Guédiguian, interpretato dalla squadra dei suoi meravigliosi attori fra i quali, come sempre, si distingue la grandissima Arianne Ascaride.

Affine per formazione politica e nostalgie socialiste-operaiste a Ken Loach, Robert Guédiguian è uno di quegli autori che o lo ami o lo odi. Quanto a me, sto dalla sua parte. Irrazionalmente, lo ammetto. Perché, pur essendo scarsamente sensibile allo sventolio di bandiere, ai racconti delle antiche epopee antipadronali, al ‘come eravamo quando c’era la fabbrica’, io i suoi proletari investiti anzi travolti dal cambiamento della Storia li ho sempre amati e continuerò ad amarli. E anche stavolta Guédiguian, dopo La ville est tranquille (film che adoro) e Les neiges du Kilimandjaro fa crollare ogni mia resistenza. È che i suoi film sono belli e onesti, senza la minima affettazione. Li guardi e hai l’impressione che quella vecchia Marsiglia fatta di popoli mescolati e contigui e ammassati negli stessi vicoli (ben altro dalle mitologie multiculturaliste che oggi ci ammorbano), e fatta di fatiche e sudori, lui l’abbia conosciuta bene. Cosa che non mi sentirei di dire di altri cineasti di lotta e di impegno. Un film, La casa sul mare, che immagino di molti echi autobiografici, una specie di bilancio esistenziale stilato dal regista in compagnia di una banda di attori fedelissimi che lo seguono da decenni, in testa la moglie Ariane Ascaride e Jean-Pierre Darroussin…

Il sentimento più forte che pervade La casa sul mare è l'ineluttabilità dei cambiamenti nella vita di ogni suo personaggio. Per quanto il padre dei protagonisti e i suoi anziani vicini rimangano a presidio del paese ormai spopolato, la casa sul mare rimane lo struggente racconto intergenerazionale di una realtà francese che si spegne giorno dopo giorno. Non serve poi molta immaginazione per riconoscere lo stesso processo nelle nostre province e sulle nostre coste: i giovani scappano in città, gli anziani poco a poco vengono a mancare e i borghi si fanno silenziosi. Il turismo stesso di trasforma e diventa esperienziale e fugace, rendendo pittoreschi luoghi una volta vissuti da villeggianti di lungo corso e abitanti.
La Casa sul Mare si apre con il riavvicinamento di tre fratelli, ritrovatisi al capezzale del padre
Il paesino a cui tornano i tre figli del protagonista (interpretati solidamente da Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin e Gérard Meylan) è un miscuglio amaro di ricordi d'infanzia in cui le strade erano ricche d'incontri e di persone, che si scontrano con il borgo silenzioso e malinconico di oggi. D'altronde anche il riavvicinamento geografico tra i tre fratelli è solo il primo passo per un più lento e doloroso avvicinarsi sentimentale. La vera forza di La casa sul mare - oltre una sceneggiatura solidissima e attori capaci di rendere emozionante la messa in scena - è proprio la capacità di far vivere su schermo le tappe ineluttabili della vita di ciascuno di noi, quale che sia la nostra età, senza però affogare nel rimpianto e nella malinconia…

2 commenti:

  1. Mi è piaciuto tantissimo. Profondo ma non triste, anzi... il "compagno" Guediguian, da inguaribile ottimista, ci dice che gli "altri", i diversi, i migranti, ci arricchiscono culturalmente e sentimentalmente. I piccoli profughi fanno rinascere la passione (affettiva e politica) dei protagonisti, incamminandoli verso una nuova vita. Bello e profondo, purtroppo poco distribuito :)

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    1. allora malinconico, me lo concedi? :)

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